In Inghilterra in questi giorni si è tornato a parlare del Nottingham Forest, capace di battere l’Arsenal in FA Cup pur militando in Championship, la Serie B inglese. Una bella impresa che ci ha fatto tornare alla memoria la storia di una squadra leggendaria allenata da un mister altrettanto fantastico, Brian Clough, che da neopromosso si laureò Campione d’Inghilterra nel 1978 e nei due anni successivi alzò al cielo la Coppa dei Campioni.

E’ il gennaio del 1975, e da pochi mesi Clough, uno degli allenatori più considerati in Inghilterra, è senza lavoro. La sua esperienza sulla panchina del Leeds United, all’epoca la squadra da battere nell’isola di Sua Maestà la Regina, è durata lo spazio di poche settimane: la sua forte personalità e l’odio per il suo predecessore (Don Revie) hanno contribuito a rendere da subito pessimi i rapporti con lo spogliatoio, provocando una crisi di risultati e l’inevitabile esonero, il tutto magistralmente raccontato da David Peace nel suo libro ‘Il maledetto United’.


Ma Clough e il suo vice Peter Taylor non amano restare con le mani in mano, e decidono di accettare la prima offerta seria che gli viene recapitata, sebbene provenga da una squadra di seconda divisione: in pratica è come se al giorno d’oggi l’ipotetico nuovo allenatore della Juventus, dopo l’esonero, decidesse di ripartire dalla panchina del Bari o del Perugia. Il Nottingham Forest nella sua storia ha vinto solo una FA Cup, nel lontanissimo 1897/98, e il duo che pochi anni prima ha realizzato una vera impresa col Derby County (altro club della Midlands ed eterno rivale proprio del Forest, che Clough e Taylor hanno portato alla vittoria del campionato e all’eliminazione da parte della Juventus nelle semifinali di Coppa dei Campioni, arrivata anche per un contestato arbitraggio) decide di accettare questa sfida.

Clough ci mette poco ad ambientarsi e a creare una base solida di giocatori costituita dal portiere Shilton, i difensori Anderson e Burns, i centrocampisti McGovern (per il quale il tecnico stravedeva al punto di affidargli le chiavi del gioco delle sue squadre sin dai tempi del Derby County) e l’attuale Ct dell’Irlanda Martin O’Neill, fino alla talentuosa ala Robertson: nel giro di un anno e mezzo arriva la promozione nella massima serie, ma è solo l’inizio di un percorso trionfale.

Nella stagione 1977/78, da neopromossi, i ‘Garibaldi Reds’ (chiamati così perché la scelta dei colori sociali fu un omaggio all’Eroe dei Due Mondi e alle sue camicie rosse) stupiscono tutti fino a vincere clamorosamente il torneo. Il gioco prediletto da Clough è ben diverso da quanto all’epoca il pur vincente calcio inglese riesce ad esprimere: l’allenatore è un teorico della palla a terra e delle manovre ariose, e ciò favorisce la sua squadra anche in un contesto come quello europeo nel quale all’epoca il modello seguito da tutti è senza dubbio l’Ajax del calcio totale che all’inizio degli anni 70 ha cambiato per sempre il modo di intendere questo sport. Ma nel 1978 la squadra più forte è il Liverpool, che ha vinto le ultime due edizioni della Coppa dei Campioni e che proprio il Nottingham Forest si trova a dover affrontare nel primo turno, i sedicesimi di finale: Clough riesce nell’impresa di eliminare i Campioni d’Europa in carica dando così inizio a una cavalcata che rimarrà per sempre nella storia. Il Forest fa fuori una dopo l’altra l’AEK Atene, il Grasshoppers e il Colonia, fino alla finale di Monaco di Baviera contro gli svedesi del Malmoe nella quale è decisivo il gol di Trevor Francis, che negli anni 80 transiterà anche in Italia con la maglia della Sampdoria. E’ un vero capolavoro, ma Clough e i suoi ragazzi decidono di continuare a stupire. La stagione successiva, condita anche dalla vittoria della Supercoppa europea con il Barcellona, il Forest elimina gli svedesi dell’Oesters, i rumeni dell’Arges Pitesti, i tedeschi dell’est della Dinamo Berlino e l’Ajax, fino alla finale del Bernabeu con l’Amburgo di Keegan: a regalare agli inglesi la seconda ‘Coppa dalle grandi orecchie’ consecutiva è la rete di Robertson nel primo tempo.

E’ un’impresa epica, che porta Clough e la sua squadra nell’olimpo dei dei del calcio, anche per aver reso il Nottingham Forest l’unica squadra ad aver vinto due Coppe dei Campioni pur essendosi laureata campione nazionale una sola volta nella sua storia. Anche se negli anni successivi non vincerà più nulla fino al suo ritiro la città resterà per sempre legata alle imprese di quegli anni, fino a ricordare il manager dopo la sua morte con una statua eretta nel centro della città.

Sono passati 40 anni ormai e forse in questo calcio, imprese del genere sono impensabili o piccole grandi eccezioni, come il Leicester di due anni fa, ma raccontarle e renderle immortali restituisce quella bellezza perduta di uno sport che anno dopo anno si sta svendendo al Dio Denaro.

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