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#NonUnadiMeno: 25 Novembre Giornata internazionale contro la violenza alle donne

Patrizia Angelozzi

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Nell’ultimo decennio sono state uccise in Italia 1.740 donne. Di queste 1.251, ovvero oltre il 70% in famiglia, dove le cause sono “incomprensioni, separazioni, affidamento dei figli, etc…”.
Uccise da chi diceva di AMARLE
Nel 2016, il numero è pari a 120. Nel 2017 la media è di una vittima ogni tre giorni.
Quasi 7 milioni di donne secondo i dati Istat, hanno subito una forma di abuso.
La violenza inaudita è in aumento verso le giovanissime ritenute ad alto rischio come dimostrano i fatti di cronaca.

arsa viva dal compagno all’ottavo mese di gravidanza
uccisa con un martello dall’ex
la strage : giustiziata dal marito insieme alla madre
strangolata e bruciata a 22 anni
freddata a colpi di pistola
sgozzata dal marito
uccisa a coltellate
ammazzata a bastonate
“mamma, mi sta ammazzando”
bruciata viva dal marito
ragazza uccisa in Sardegna, la confessione del fidanzato: «Abbiamo litigato per le briciole sul tavolo»
uccisa a coltellate a 28 anni
dottoressa stuprata durante il turno alla guardia medica
l’autopsia: prima picchiata…

E ancora e ancora…

Gli slogan si susseguono innumerevoli di anno in anno: Associazioni, Enti, comunità, organizzazioni nel sociale a manifestare, a ricordare che la violenza non è amore.
Il delitto passionale non esiste. Resta il delitto.



Per le vittime silenziose, quelle rimaste incastrate dentro mura depositarie di gesti e parole irripetibili, resta il dramma di appartenere a qualcuno come un pacco dono. Qualcuno che sa  ‘maneggiare con cura’ forse solo un pacco di cartone.
Siamo donne. Nate bambine, cresciute dentro ideali. A volte sbagliando, altre manipolate ed educate a garantire l’ego di altri, in modo di piacere, ricevere consenso, rispetto, stima.
Quella mai inserita negli anni. Come il vuoto a perdere..

Constatare la presenza incalzante di contenitori emotivi senza contenuto chiamate ‘persone’, è un dato allarmante, urgente.
Abbiamo toccato il fondo che è sempre più profondo.
Tornare a galla, riprendere fiato e stupore, desideri, amore.
Costruire vite possibili imparando il rispetto, la stima. Apprezzare le fragilità, la tenerezza.
La nostra forza è nell’unico muscolo involontario che abbiamo, il cuore.

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A Zafferana arriva Damien Rice: “Il poeta con la chitarra”

Angela Failla

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Etna in Scena “spiega le vele” della grande musica internazionale: il noto cantautore irlandese DAMIEN RICE (definito “il poeta con la chitarra” da The Guardian) sceglie Zafferana per una delle tre date italiane che lo vedrà approdare in Sicilia (dopo Caserta e Ostia Antica) domenica 15 luglio 2018 (ore 21.30 Anfiteatro comunale “Falcone Borsellino”).

A conferma che la rassegna Etna In Scena è tra le più ambite in Italia dai maggiori artisti nazionali e internazionali, richiamando un pubblico sempre più qualificato e competente, cultori dello spettacolo dal vivo di prestigio che scelgono Zafferana come meta turistica anche per la programmazione degli eventi.

Questo tour , viaggiando di concerto in concerto su un’antica barca a vela in legno,  è come un sogno che è stato tenuto sotto un polveroso coperchio per più di 10 anni. Tutto questo ipnotico e affascinante moto di vele, corde e onde mi fanno sentire come trasportato dagli elementi sulla schiena di una creatura marina gigante e mitologica. E’ un posto in cui mi sento profondamente vulnerabile, e al tempo stesso immensamente libero.”

Etna in scena 2018.

Il direttore artistico di Puntoeacapo Nuccio La Ferlita, in sintonia con le aspettative e la volontà del Comune di Zafferana, del sindaco Alfio Russo e del vice sindaco e assessore al Turismo Giovanni Di Prima, sta lavorando per realizzare una formula di proposta artistica eterogenea e popolare che potrà interessare un pubblico di vari gusti e di target d’età diversi.

La proposta è in linea con la vocazione turistica del territorio, un’area geografica antica e moderna allo stesso tempo, resa unica ed inconsapevolmente pop dalla vicinanza al vulcano Etna. Zafferana è un comprensorio di grande fascino per un ceto medio raffinato, colto e popolare, amata dagli anziani ma anche dai giovani.

Per ogni biglietto venduto saranno devoluti 0,50 centesimi in beneficenza, per l’acquisto di beni di prima necessità a sostegno dei più bisognosi.

Biglietti in vendita su www.ctbox.it – www.ticketmaster.it – www.ticketone.it – e in tutti i punti vendita autorizzati dalle ore 11 di giovedì 12 aprile.

Sarà possibile acquistare un massimo di 4 biglietti a transazione.

Il nome intestatario dell’ordine, fornito in fase di registrazione sul sito ticketone.it e ticketmaster.it verrà riportato sui biglietti acquistati. L’intestatario dell’ordine dovrà presentarsi ai cancelli con il biglietto ed il proprio documento d’identità valido (no fotocopie).

In caso di acquisto multiplo tutti i biglietti riporteranno il nominativo dell’intestatario dell’ordine, il quale dovrà presentarsi ai cancelli ed entrare al concerto insieme alle altre persone destinatarie dei biglietti riportanti il suo nome.

L’organizzatore informa e invita tutti i fan di Damien Rice a non acquistare alcun biglietto se non tramite i circuiti di biglietteria autorizzati presenti sui comunicati ufficiali per evitare, fra l’altro, che al detentore di biglietti possa essere negato l’accesso in assenza dell’effettivo intestatario dell’ordine di tali biglietti, che ricordiamo essere nominativi.

PREVENDITE DISPONIBILI DALLE ORE 11 DEL 12 APRILE su ctbox.it – ticketmaster.it – ticketone.it e nei circuiti abituali.

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9 anni dal Terremoto dell’Aquila: un Premio per non dimenticare e ripartire

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L’intervista a cura di Umberto Braccili, giornalista Rai3 e autore di “Macerie dentro e fuori”, il libro che ha contribuito al Premio AVUS.

Ieri pomeriggio all’Aquila la PREMIAZIONE della miglior Tesi sulla prevenzione sismica.

E’ Sergio Bianchi, genitore di uno studente universitario morto sotto le macerie il 6 APRILE 2009, a premiare a L’Aquila nell’Auditorium del Castello.

ILARIA CAPANNA, laureatasi in Ingegneria civile presso il Dipartimento di Ingegneria dell’UNIVAQ con la Tesi “Risposta sismica di strutture snelle in muratura”.

Di seguito l’intervista a SERGIO BIANCHI, Presidente di “AVUS 2009” che da cinque anni premia con 3000 Euro le migliori tesi.

Dialogare con i giovani attraverso questo premio cosa significa per voi che avete perso un figlio sotto le macerie?

 In questi cinque anni abbiamo ricordato i nostri figli attraverso giovani in gamba. Stringere la mano a Ilaria Capanna, la premiata di questa edizione, significa per noi affidare un mondo migliore a forze fresche e non contaminate. Il nostro dolore viene da chi non ha fatto bene il proprio dovere. Non ha informato, ha costruito male quei condomini diventati quella notte le bare per i nostri figli.

Che hai nel cuore dopo nove anni dal sisma de l’Aquila ?

Un cuore pieno di macerie. La ricostruzione di una città è diversa da quella dell’animo. Per le mura basta attendere il finanziamento, per le macerie dentro non esiste una escavatrice che faccia largo a qualche emozione.

Un figlio non risorge, purtroppo, dopo una sentenza della magistratura che attesta le responsabilità?

Noi abbiamo perso l’essere del nostro cammino in questa vita. Nulla ci avrebbe potuto dare indietro i nostri gioielli. La magistratura, come si dice in questi casi, ha fatto il suo corso. Sulle sentenze finali penali c’è il timbro “prescrizione”. Pensa che nel  processo alla protezione civile la nostra onlus non è stata ammessa. I giudici hanno motivato il no perchè noi dovevamo dimostrare il nesso tra le rassicurazioni della commissione e il comportamento dei nostri figli. Avevamo bisogno di una carta che dimostrasse che Nicola era tranquillo poiché era stato tranquillizzato dalle parole degli scienziati e rappresentanti della protezione civile. Assurdo! Anche il processo è stato surreale. Tutti condannati in primo grado, tutti assolti in secondo grado, tranne uno che ai microfoni di una tv locale consigliò per stare tranquilli “ un buon bicchiere di vino rosso d’Ofena”

I vostri figli, sostenete, erano stati tranquillizzati dai messaggi lanciati ?

 La tragedia si consumò il lunedì Santo quando le università dovevano essere già chiuse. I ragazzi erano rimasti a L’Aquila e qualcuno ripartì la sera della domenica perché aveva un esame. Se i nostri figli avessero minimamente avuto dubbi sulla situazione che aveva registrato più di 400 scosse dall’inizio dell’anno probabilmente avrebbero scelto di restare a casa e allungare le vacanze di Pasqua. Erano purtroppo tutti tranquilli e purtroppo noi con loro.

Dicevi che i vostri processi sono stati tutti prescritti.

 In un procedimento l’ingegnere ha ammesso di non aver svolto dei calcoli per l’adeguamento del tetto di un condominio. Condannato in primo grado, poi niente.

Tu come vedi lo Stato?

Come controparte e questo non è umano. Pensa che ora è il momento dei processi in sede civile quelli per i risarcimenti che a me non interessano. Tra poco dovremmo sottoporci ad una perizia psicologica da allegare agli atti dove si deve dimostrare che la morte di mio figlio Nicola ha provocato dolore all’intera famiglia. Diceva Angelo Lannutti, un genitore attivissimo nella nostra associazione che è morto da poco per un tumore: “ Se muore il papà la moglie si chiama “vedova” e i figli “orfani”. Se muore un figlio nessun dizionario sa catalogare un papà, una mamma e dei fratelli”. Angelo è morto ad Ottobre.  Non riesco a togliermi dalla testa che il dolore che ha provato dalla morte di Ivana ha influito sulla sua malattia.

Dal dolore è nato un percorso

Sì, prima il libro “Macerie dentro e fuori” che abbiamo presentato in tutta Italia e con i proventi poi, questo è il quinto anno, un premio di laurea per la  migliore tesi sulla prevenzione sismica. Doniamo quel che abbiamo al vincitore, un assegno ogni anno di 3000 euro, denaro utilissimo per chi esce dal mondo universitario  e aspetta un lavoro. Abbiamo detto forte in tutti gli incontri in giro per l’Italia ai giovani di rifiutare certi atteggiamenti di alcuni professionisti del passato, di staccarsi da una mentalità che io definisco “marcia”,  quella che ti permette di non fare i calcoli per un nuovo tetto e poi farla franca davanti alla giustizia. Abbiamo detto che è il sapere che deve governare il mondo e non il profitto.

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Crita: quando l’artigianato si fonde con il territorio nasce sempre qualcosa di bello

Angela Failla

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Si parla tanto di cervelli in fuga e poi, per fortuna, ci sono delle belle realtà. Loro sono Davide, Livio e Matthias tre amici che, nel 2017, hanno deciso di mettersi in gioco iniziando un progetto tutto nuovo. Dalle loro idee e dal loro entusiasmo è nata Crita. Un brand giovanile, dal sapore siciliano, che guarda alla Sicilia e alle sue tradizioni. Un modo per omaggiare la bellissima città di Caltagirone, conosciuta in tutto il mondo proprio per le bellissime maioliche e, al tempo stessa congiungerla a realtà culturali nuove, come l’Austria. E quando l’artigianato incontra la tradizione di un territorio la risposta è sempre vincente.

Due siciliani e un austriaco che, per realizzare la prima collezione, si sono ispirati propri agli elementi emblematici della tradizione calatina: le Teste di moro e i vasi in terracotta. I pezzi Crita vogliono essere proprio quel connubio tra l’arte dei ceramisti calatini, che con le loro mani modellano volumi barocchi carichi di sapore mediterraneo, e una visione più nordica fatta di maggiore semplicità e minimalismo. Ogni singola testa, ogni singolo vaso, viene interamente concepito e realizzato a mano a Caltagirone. Un processo meticoloso, fatto di arte e pazienza. Dietro ogni singolo pezzo c’è tutta la passione di chi ama il proprio mestiere e lo trasmette con la abilità in ogni creazione, rendendo ogni oggetto unico e irripetibile. Una ricerca costante di nuove forme, di colori innovativi e di un concept che vuole trasformare gli oggetti in personaggi dotati di una loro storia. Pezzi colorati, particolari,  teste dal collo lungo quasi fossero usciti da Modigliani, che stanno bene sia su una consolle ottocentesca che su un sideboard degli anni ’50. Un sogno che si pone come obiettivo quello di far conoscere ancora di più le ceramiche di Caltagirone nel mondo puntando, però, sull’unicità delle cose fatte a mano e sul rapporto diretto con le realtà locali. Pezzi che si rifanno al passato senza però restarne eccessivamente sedotti.

METTIAMOCI LA FACCIA è il titolo della prima collezione, un ghigno simpatico che strizza l’occhio alle teste di moro siciliane e che sembra quasi dire che loro la faccia ce l’hanno messa per davvero!

 

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