E alla fine è toccato anche a Boleyn Ground. Lo storico impianto situato nel quartiere Newham, meglio noto come Upton Park, culla del West Ham, ha infatti chiuso i battenti lo scorso 10 maggio con la vittoria degli Hammers sul Manchester United. Ma mentre il West Ham si trasferisce nel nuovo e più moderno Olympic Stadium di Londra (60.000 posti) cosa ne sarà dello stadio che ha accompagnato il club londinese dal 1904 al 2016 tra vittorie e sofferenze? Il destino è ancora incerto ma alcune indiscrezioni lasciano presagire che l’area verrà destinata alla costruzione di appartamenti per ampliare la zona di Newham.

Lo stadio di Moore, Hurst e Di Canio entra così nel cimitero degli stadi abbandonati, cattedrali pagane e teatri dell’espressione della fede calcistica. Lo sanno bene a Roma dove dal 1928 al 1940 Campo Testaccio ha rappresentato qualcosa in più di un semplice stadio per i tifosi romanisti tra i quali alcuni celebri come un giovanissimo Alberto Sordi che da bambino era solito arrampicarsi su Monte de’ Cocci, collina adiacente alla struttura, dal quale si vedeva mezzo campo e gustarsi la partita “aggratisse”. Un legame romantico tra il popolo, la squadra e la struttura straordinario testimoniato dal testamento dello storico massaggiatore Angelino Cerretti che chiese che il suo feretro sfilasse fino a Campo Testaccio, custode eterno della fede romanista.

E un’esperienza simile l’ha vissuta l’altra sponda della Città Eterna, quella laziale. Lo Stadio della Rondinella, patria di campioni biancocelesti come Piola, Sclavi e Guarisi, fu infatti demolito nel 1957. Ma sempre per restare in tema di Capitale, lo Stadio Flaminio, ospite delle gare di calcio di Roma e Lazio e per un breve periodo dell’Atletico Roma e sede del Sei Nazioni di Rugby fino al 2011, oggi versa in una situazione di degrado che ha destato enorme scalpore.

In Italia, il Delle Alpi di Torino, il Moretti di Udine completano la lista dei grandi teatri calcistici che hanno fatto posto a stadi più all’avanguardia o ad altre infrastrutture mentre l’Appiani di Padova, il Vestuti di Salerno e il Della Vittoria di Bari oggi conoscono nuova vita ospitando squadre locali di rugby e football americano o squadre giovanili di calcio.

Sempre in Inghilterra, non molto lontano da Upton Park, l’Arsenal Stadium noto al calcio mondiale come Highbury oggi è un residence di lusso, un destino che stride con la sua natura di casa di una tifoseria prettamente di estrazione popolare come quella dell’Arsenal. E nonostante la celebre battuta di Nick Hornby nel film Febbre a 90 (“Noi non supereremo mai questa fase”), con l’addio del leggendario Highbury sostituito dall’Emirates Stadium una fase della storia del calcio inglese sembra essere finita con stadi sponsorizzati (non ultimo il King Power Stadium del sorprendente Leicester) che di fatto stuprano le tradizioni più intime di un club. E non bisogna allontanarsi troppo dalla Perfida Albione per trovare un altro caso di stadio abbandonato tra il dolore dei tifosi. Attraversando la Manica infatti, in Olanda, l’Ajax ha vissuto nel 1996 la transizione dal De Meer all’Amsterdam Arena. Lo Stadion De Meer fu lo stadio ufficiale dei Lancieri dal 1934 al 1996 e la zona dove sorgeva l’impianto oggi ospita dei ponti dedicati alle ex stelle che hanno calpestato il prato dello Stadio tra cui ovviamente Cruijff e Neeskens.

In Spagna, un triste destino è toccato al Sarrià di Barcellona costruito per il l’Espanyol nel 1923 e attivo fino al 1997, anno della sua demolizione. Uno stadio particolarmente caro agli italiani visto che fu teatro delle vittorie della Nazionale azzurra di Enzo Bearzot nel Mondiale spagnolo del ’82 contro Argentina e Brasile.

La triste lista continua, toccando nel suo percorso di malinconia anche la Turchia e in particolare il Galatasaray che oggi gioca nel magnifico Turk Telekom Arena (altra sponsorizzazione…) ma che dal 1945 al 2011 ha costretto i suoi avversari a presentarsi al Ali Sami Yen soprannominato Cehennem (l’inferno). Nell’infinità di culle del calcio abbandonate al loro destino o trasformate in volgari esercizi commerciali in contrasto con il romanticismo che quelle strutture evocano però c’è da segnalare una bella storia che proviene dal Bel Paese. In particolare a Torino dove nell’ottobre 2015, Urbano Cairo e 10.000 tifosi al seguito, sull’erba di quello che fu lo stadio del Grande Torino, posero la prima pietra di un progetto promosso dalla Fondazione Stadio Filadelfia che prevederà uno stadio da 4.000 posti per gli allenamenti e il museo ufficiale del club.

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FOTO: www.station936.it

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