Con la fine dell’estate, tornano la nazionale e, grazie alla passione azzurra di Corners, l’opportunità, per il sottoscritto, di seguirla. Iniziando, questa volta, dalla battuta dello scrittore Emanuele Santi, che dà il titolo a questo post e che fotografa l’umore di quasi tutti noi tifosi della squadra (ora) di Ventura. Quando penso di essere troppo intelligente per avere dei pregiudizi, ripenso a mio nonno Salvatore, juventino nelle ossa, incapace di capire come Azeglio Vicini potesse preferire Franco Baresi a “Groviera” Tricella. Ci provo anche adesso, dopo il brutto 1-3 di Bari, nella serata che ha registrato l’esordio della “moviola in campo”, anche se non è semplice. In fin dei conti, Bearzot esordì con uno 0-0 casalingo contro la Finlandia mentre Marcello Lippi si presentò agli azzurri una scoppola anche peggiore di quella rimediata da Ventura: 0-2 in Islanda. Se vogliamo vedere i lati positivi della serata, possiamo di certo compiacerci per il recupero di Pellè dopo le polemiche che lo hanno travolto in Francia e la buona intesa tra lo stesso centravanti “cinese” ed Eder. Oltre, ça va sans dire, allo storico esordio di Donnarumma, il portiere più giovane di sempre in maglia azzurra. Però, lo ammetto, mi fermeri qui. I buchi in difesa, Montolivo che rallenta fin quasi a tornare indietro nel tempo, l’assenza di gioco e quelle di De Rossi, di Berardi, di Marchisio, di un grande attaccante sono, invece, le ombre proiettate dalla serata al San Nicola. Lo so, sono chiacchiere da bar, nient’altro. Ventura non è Ancelotti, né Guardiola (e nemmeno Conte), ma un buon tecnico sì. Il problema è l’assenza di tempo per lavorare: domenica, ad Haifa, si farà già sul serio, con la prima partita delle nostre qualificazioni al Mondiale 2018. Israele, per fortuna, non è la Spagna, per quella avremo un altro mese a disposizione, ma dovremo giocare con più garra, per tornare a Coverciano con i tre punti. Io eviterò di guardare la partita, proprio come ho fatto giovedì. Un po’ perché, per problemi logistici, sono stato costretto a rinunciare a entrambe le trasferte. Un po’ perché, oltre a un passato con un nonno che preferiva Tricella a Baresi, ho un presente e un futuro con tre figlie che amano l’inno di Mameli con le squadre schierate prima della partita, ma che detestano tutto ciò che viene dopo il fischio d’inizio. Sia che io sia in viaggio per seguire la nazionale, sia che io tenti (con risultati trascurabili) di seguire gli azzurri in tv. <div>
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