C’è chi a calcio vorrebbe giocare ma per colpa della guerra non può farlo, come Nosheen Haanan. Poi c’è chi,  siriano oppure iracheno, per giocare a calcio, deve fuggire (sempre per colpa della guerra) in un altro Paese, come Al Somah ingaggiato dall’Al-Alhi, oppure Ali Adnan approdato l’estate scorsa all’Udinese. E poi c’è chi invece, una volta smesso di giocare a calcio, decide di darsi alla guerra, come il tunisino Nizar Trabelsi.

Chi se lo ricorda? La domanda sorge spontanea perché nel calcio tunisino di Trabelsi conosciuti ce ne sono stati due, lui Nizar (di ruolo centravanti) ma poi anche Hatem Ben Trabelsi (terzino), forse anche più noto per via della più giovane età (Nizar oggi ha 45 anni mentre Ben ne ha 38) e, soprattutto, per aver vestito le maglie di squadre blasonate come Ajax e Manchester City.

Nizar Trabelsi ha giocato anch’egli in Europa, prima in Belgio con lo Standard Liegi e poi in Germania, vestendo la maglia del Fortuna Dusseldorf. Due apparizioni entrambe senza fortuna se è vero, come scrive anche La Gazzetta dello Sport , che la carriera di Trabelsi è iniziata a precipitare, e proprio, quando sembrava aver raggiunto il punto più alto.  Ossia quando l’attaccante tunisino era approdato in Bundesliga. Dove, per problemi di ambientamento, non riuscirà a concludere granché. Dal Fortuna Dussendorf finirà a giocare allora nel Neuss, una squadra tedesca che milita nei campionati regionali. E sarà allora che la sua carriera prenderà una piega sbagliata. Un po’ l’alcool e un po’ la droga prenderanno alla fine il sopravvento. Fino a quando Trabelsi non risulterà positivo anche un test antidoping.

E, a quel punto, addio carriera professionistica. E sarà allora che per l’ex promessa della nazionale giovanile tunisina inizierà una nuova vita. Quando un giorno incontrerà il connazionale Tarek Maaroufi, nel frattempo divenuto cittadino belga fino a quando le autorità di Bruxelles non decideranno di ritirargli la nazionalità per via della sua “condotta delittuosa”. Sarà il primo caso di nazionalità belga perduta, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Maaroufi farà comunque in tempo a presentare a Trabelsi altri due personaggi, Abou Qatada e Abou Hamza, che l’FBI, come scrive sempre Stefano Rosso sulla Gazzetta, inserirà in una “black list” come intermediari di Al Qaeda in Europa. Saranno proprio Qatada e Hamza a spingere Trabelsi a compiere, dopo una serie di viaggi tra Nord Africa e Medio Oriente, il passo più grande: raggiungere l’Afghanistan per arruolarsi tra i soldati di Bin Laden.

Trabelsi e Bin Laden, a quanto pare, si sarebbero anche conosciuti a tal punto che Trabelsi, durante un processo che ha dovuto affrontare in questi anni, ha dichiarato di chiamarlo “papà”. L’ingresso nella “nuova famiglia” di Al Qaeda costerà all’ex centravanti del Fortuna Dussendorlf l’ arresto nel 2001 in Belgio, all’indomani dell’attacco alle Torri Gemelle, con l’accusa di stare pianificando un attentato contro una base americana.

Nel 2003 la condanna a 10 anni di prigione. Dieci anni dopo, gli Stati Uniti chiedono e ottengono l’estradizione tramutando la pena in ergastolo. Ma la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, alla quale Trabelsi nel frattempo si era rivolto, dà ragione a lui riconoscendogli anche una somma di 90 mila euro a titolo di risarcimento.

Come andrà a finire lo si saprà nei prossimi giorni. Quando i giudici sono chiamati a pronunciarsi ancora sulla richiesta di estradizione. Il match di andata l’ha vinto Trabelsi. Senza ombra di dubbio, è questa la partita più importante di tutta la sua carriera.

FOTO: www.it.notizie.yahoo.it

social banner

Close