La prima fase degli Europei di Francia 2016 si conclude registrando la recrudescenza del tifo. Se il fenomeno hooligans sembrava ormai superato negli anni ’90 i fatti di Marsiglia e di Lille hanno fatto emergere che qualcosa scricchiola in Europa, dalla Gran Bretagna all’Europa dell’Est fino ad arrivare alla Russia. Di tutto questo ne abbiamo parlato con lo scrittore e tatuatore Nicolai Lilin che nel sua romanzo d’esordioEducazione siberiana” (ed Einaudi) racconta come la violenza sia stato pane quotidiano nella Russia nella quale è cresciuto.

Nelle prime partite di Euro 2016 si sono registrati diversi episodi di scontri fino a una vera e propria guerriglia urbana, come a Marsiglia e Lille, che hanno visto come protagonisti i tifosi russi. Perché le tifoserie russe sono così violente?

In questo caso io vedo l’esagerazione dei media occidentali  e la necessità di demonizzare qualcosa che è legato a Putin. Non voglio fare l’avvocato del diavolo e difendere chi delinque però penso che in questo caso ci sia la volontà di creare un polverone per una situazione che in realtà è comune perché ultras violenti ci sono ovunque. In Italia abbiamo avuto un omicidio un po’ di tempo fa. Credo siano soltanto balordi, la nazionalità non conta. Tra l’altro le dinamiche di Marsiglia sono anche un po’ strane, i russi erano in pochi, chissà come si sono sentiti chissà se sono stati provocati. In ogni caso il loro comportamento non è giustificabile. La tifoseria violenta è un fenomeno trasversale, tra l’altro in Unione Sovietica questo tipo di subcultura che invita sfogare le proprie frustrazioni all’interno dello stadio è arrivato solo dopo la caduta del muro di Berlino. Prima da noi i ragazzi giovani si confrontavano nelle periferie delle città per il controllo del territorio.

Però al Vélodrome abbiamo visto qualcosa in più rispetto alle violenze dei teppisti da stadio alle quali siamo abituati ad assistere. E i violenti che hanno caricato gli inglesi erano russi.

Perché i tifosi inglesi non fanno il servizio militare. I tifosi violenti russi sono più organizzati, la loro metodologia ha vinto perché da ragazzi hanno imparato ad essere parte di un gruppo, hanno imparato a muoversi come si muovevano i 300 spartani. Invece gli altri sono solo hooligans. Comunque io da russo provo un senso di vergogna e credo che i maleducati perdano ogni nazionalità, sono tutti uguali.

Il fatto che in Russia sia in corso un conflitto può aver influenzato in qualche modo queste frange di violenti?

Mi scusi in che senso? Quale guerra c’è in Russia?

Quella contro l’Ucraina.

Ma no.. (ride). Questo è un altro modo distorto di vedere la realtà che abbiamo in Occidente. In Russia non c’è alcuna guerra perché sul suolo russo non si combatte. Combattono gli ucraini contro gli ucraini. A volte i giornalisti occidentali non sono precisi. Quando l’Unione Sovietica è crollata ha lasciato un mescolamento di nazionalità. Ad esempio io sono nato in Moldavia, in una zona chiamata Transnistria di etnia russa. Il nazionalismo scatenatosi contro di noi ci ha portato ad una guerra nel 1992, per fortuna abbiamo vinto e la nostra regione si è separata anche se non l’ha riconosciuta nessuno. Stessa cosa succede in Ucraina dove il Governo di Kiev strizza l’occhio all’Occidente che, con Nato e Usa in testa, è molto interessato a creare instabilità ai confini con la Russia. Questo perché agli Usa la Russia fa paura come fanno paura gli accordi economici ed energetici con l’Europa. Quello che sta succedendo in Ucraina è dovuto agli interessi statunitensi e anche della Gran Bretagna. Ma quella non è una guerra russa perché non ci sono militari russi su suolo ucraino, combattono solo ucraini che non accettano il colpo di Stato. Dunque non credo che i tifosi russi abbiano legami con il conflitto ucraino.

Il Procuratore di Marsiglia ha parlato di persone ben addestrate. Se non ci sono contiguità con la guerra in Ucraina dove possono essersi addestrate?

Bisogna precisare due cose importanti, quando voi occidentali parlate della Russia e dei russi siete abituati ad analizzarli alla luce della vostra cultura. Dimenticate che in Russia c’è il servizio militare obbligatorio, ogni uomo russo ha fatto 3 anni di servizio militare. Nell’esercito ai nostri ragazzi viene insegnato a combattere utilizzando armi da fuoco, armi bianche e il proprio corpo. Poi in Russia sono molto sviluppate le arti marziali come il Sambo, un combattimento a mani nude che prevede un misto di tecniche. Questo lo sa fare un uomo medio, perciò quando parlate di russi sappiate che state parlando di un paese che genera combattenti. Per i russi è normale saper combattere perché è un paese che è sempre stato sotto attacco. Il Procuratore di Marsiglia dovrebbe sapere di chi sta parlando, qui non si parla di una cultura che produce pace e amore, qui si parla di una cultura che produce combattenti.

Quella di cui parla sembra una cultura con una forte impronta virile. Forse bisogna considerare anche questo elemento per avere un quadro più chiaro.

In Occidente, grazie a Dio, siamo tutti più aperti, qui c’è anche una virilità omosessuale. Io sono cresciuto in Unione Sovietica dove si finiva ammazzati per l’omosessualità. A me fa effetto vedere alcune pubblicità, per esempio quella dei collant in Francia, ecco vedere uomini con collant mi sembra strano. Ci sono modi diversi di vedere la virilità, dipende dalla cultura e dalla provenienza e nessuno ha ragione e nessuno ha torto. Chi si addestra a combattere con i propri simili per difendere la propria terra ha lo stesso diritto di rivendicare e difendere la propria virilità di un ragazzo occidentale cresciuto in una cultura più aperta o un omosessuale che rivendica la propria identità attraverso altre forme.

Vladimir Markin, portavoce del Comitato investigativo, insiste sulla virilità e ha twittato: “Quando vedono un uomo normale che si comporta come dovrebbe restano sorpresi”. Ecco come viene gestito in Russia il maggior ricorso alla violenza?

La Russia è un paese dove noi abbiamo una diversa cultura di rapporto. Ad esempio qui in Italia quando le persone parlano si toccano con le mani. In Russia non succede e questo ci assicura che la violenza non esploda nelle strade. Tra l’altro noi di solito utilizziamo la violenza in maniera buona, se qualcuno si comporta male in strada anche i semplici passanti possono intervenire. Certo se c’è una rissa si chiama la polizia che in Russia interviene molto severamente. I nostri poliziotti non sono come i poliziotti italiani, sono molto più duri, hanno le mani più libere, se non si rispetta l’ordine pubblico prendere una manganellata in testa è la cosa più semplice che ti possa succedere perché i nostri poliziotti sparano anche. Ricordo che anni fa nella Piazza Rossa un gruppo di tifosi ha provato a creare disordini, la squadra di reazione immediata della polizia li ha fermati in maniera molto severa, diverse persone sono finite in ospedale, e questo è un fattore deterrente. Inoltre da noi le pene carcerarie sono molto severe, frequenti sono anche i pestaggi in carcere.

Tra due anni ci saranno mondiali in Russia. I tifosi stranieri ora sanno che dovranno comportarsi bene.

Credo che i tifosi che vanno in trasferta a vedere il calcio devono pensare solo allo sport e a guardare le partite perché chi va in giro a cercare i guai rischia di trovarli.

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