Le recenti prestazioni in chiaroscuro di Vincenzo Nibali nelle prime tappe-verità del Giro d’Italia e la sua susseguente discesa al quarto posto della classifica generale hanno scatenato negli ultimi giorni un vero e proprio tiro al bersaglio mediatico nei confronti dello “Squalo dello Stretto”, accreditato come assoluto favorito nella Corsa Rosa e ora messo sotto pressione dall’emersione del sorprendente olandese Steven Kruijswijk, dall’imprevedibilità dello scalatore colombiano Esteban Chaves e dalla grinta dell’intramontabile Alejandro Valverde. Per Nibali le prime avvisaglie della crisi hanno iniziato a mostrarsi già nella giornata di sabato scorso, durante l’ascesa lungo la salita di Valparola, che aveva visto il corridore siciliano pagare dazio nei confronti di Kruijswijk e Chaves, abili a guadagnare sul traguardo una quarantina di secondi. Le successive tappe chiave rappresentate dalla cronoscalata all’Alpe di Siusi e dalla frazione con arrivo ad Andalo hanno visto Nibali in sofferenza, incapace di replicare i suoi caratteristici fuorigiri che gli avevano consentito di brillare nelle principali salite e di avere ragione nettamente dei rivali incontrati nelle trionfali cavalcate al Giro 2013 e al Tour 2015.

Si è notato un Nibali appannato, impossibilitato a sostenere cambi di ritmo e costretto a soffrire l’estro e l’iniziativa degli avversari, ma capace comunque di non affondare e soprattutto continuamente determinato a proseguire la corsa onorando l’impegno profuso, la preparazione effettuata e l’affetto ricevuto dai tifosi sino in fondo. Ciononostante, certi settori dell’informazione sportiva hanno lanciato forti strali contro Vincenzo Nibali, ricercando le origini della sua crisi in fattori lontani, come presunti errori di preparazione o addirittura assenze di motivazioni, decisamente inusuali per un combattente di spirito, perennemente affamato di successi quale lo “Squalo” è da sempre. Non ricordano, gli autori di queste insinuazioni, che Nibali è pur sempre colui che preparò il Tour 2014 rincorrendo in salita la moto dell’allenatore Paolo Slongo, che i possibili attacchi dei rivali Froome e Contador, e che l’anno scorso riuscì a superare da assoluto fenomeno lo smacco della beffarda squalifica dalla Vuelta di Spagna riscattandosi con vittorie da padrone alla Coppa Bernocchi, alle Tre Valli Varesini e all’importantissimo Giro di Lombardia, dopo essere riuscito inoltre a raddrizzare un Tour partito in maniera storta e poi concluso in un’onorevolissima quarta piazza dopo la vittoria della frazione di  La Toussuire.

Non riescono a riconoscere, i censori di Nibali, le difficoltà connesse alle pressioni che quotidianamente gravano su quello che è oggigiorno uno dei pochissimi fuoriclasse che lo sport italiano può vantare, non ricordano quante volte sia capitato che ai grandi favoriti di una corsa a tappe come il Giro d’Italia le prospettive venissero precluse da un’imprevista settimana di tribolazioni. Non notano, soprattutto, che lo Squalo dopotutto è ancora lì, quarto nella generale, seppur largamente distanziato da Kruijswijk, e che ora più che mai necessita del supporto dei suoi tifosi e di tutti coloro che hanno contribuito a lodare giustamente le sue gesta sportive e non possono, nell’ora di massima difficoltà, unirsi al coro delle critiche senza quartiere senza tenere in considerazione quanto la preparazione sia subordinata all’istantaneo, all’immediato nell’evoluzione di una competizione ciclistica.

Mano a mano che Nibali raccoglieva allori e consolidava il suo prestigio tra i grandi della storia del ciclismo, arrivando a essere membro del ristretto club dei corridori capaci di trionfare in tutte e tre le grandi corse a tappe, le aspettative su un atleta divenuto anno dopo anno icona del movimento ciclistico nazionale e sportivo universalmente noto sono sempre cresciute. A Nibali si è chiesto sempre di più, le telecamere hanno sempre cercato la maglia azzurra del Team Astana in occasione di ognuna delle grandi classiche del calendario ciclistico, dalla Milano-Sanremo alla Liegi-Bastogne-Liegi, nelle quali l’osservato speciale era sempre lo “Squalo”, ogni volta pronto a tentare di ribaltare i pronostici su tracciati in cui partiva svantaggiato rispetto a corridori più qualificati per le corse da un giorno, tanto che la vittoria nel Giro di Lombardia ha consentito a Nibali di ottenere l’agognato trionfo in una delle cosiddette “classiche monumento” e di realizzare le aspettative di numerosi osservatori, appassionati e addetti ai lavori che lo avrebbero voluto vedere competere per trionfare ovunque, su ogni percorso, in ogni periodo dell’anno.

Ora più che mai bisogna che al miglior ciclista italiano sia lasciata la libertà di agire senza eccessive pressioni, e anziché subissarlo di critiche sarebbe meglio per alcuni giornalisti spronarlo affinché riesca a onorare nel migliore dei modi una corsa ancora aperta, nella quale sinora non ha potuto rendere al massimo ma che presenta ancora tre tappe notevoli in cui Nibali dovrà mettere alla prova sé stesso e reagire nel migliore dei modi alle difficoltà incontrate sinora. Mentre il Giro entra nella sua fase culminante, la volontà di riscossa di Nibali sarà un ulteriore incentivo per seguire in maniera ancora più attenta la corsa, che preannuncia scintille mentre le ultime, severe salite incombono sul percorso dei corridori verso la conclusione di domenica a Torino.

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