Nel più importante campionato di hockey su ghiaccio al mondo, succede quasi l’incredibile, con un risultato eclatante che non si verificava dal gennaio 1996. Ancora più sorprendente, è il fatto che la vittima di una roboante sconfitta per 10-0, sia la capolista della Atlantic Division, la squadra più informa di questo inizio stagione di NHL. I Montréal Candiens viaggiavano con un ruolino di marcia di 9 vittorie e una sola sconfitta all’overtime (in codice, 9-1-0). L’incontro con i Columbus Blue Jackets è stato però più che traumatico, trasformando la serata dei Canadiens in quello che Matt Cudzinowski ha ribattezzato una «not typical friday night», nell’articolo post-partita sul sito della NHL. Il risultato di 10-0 maturato nella notte tra venerdì e sabato (orario italiano) è solamente il 34° nella storia del campionato nordamericano di hockey ghiaccio, e l’ultima volta fu a bandiere invertite, con i Calgary Flames che schiantarono i Lightnings di Tampa Bay (Florida). Una gara con doppia cifra non si registrava invece dal 30 marzo 2011, in occasione di un 10-3 tra St. Louis Blues e Detroit Red Wings. Un andamento che dimostra quanto sia alta la competitività in un sistema come quello nordamericano, che negli ultimi cinque anni non ha mai messo in mostra partite con grandi disvalori sul ghiaccio. Ma stiamo parlando del campionato più importante al mondo.

La schiacciante sconfitta racchiude però una serie di curiosità, sollevate sul web italiano in prima istanza da #FASQ il neonato blog degli studenti della scuola di giornalismo Walter Tobagi, dell’Università degli Studi di Milano. Nell’articolo che riporta anche i numeri sopracitati, Francesco Caligaris solleva due interrogativi: perché non hanno sostituito il portiere? (Pratica diffusa nell’hockey su ghiaccio quando il passivo si fa sempre più pesante). Quali conseguenze può avere una sconfitta del genere su Montréal? (In un qualsiasi campionato di calcio o di un altro sport una sconfitta così pesante per la capolista farebbe parlare ampiamente di sé). Alla scelta di non cambiare il portiere, l’allenatore dei Canadiens, Michael Terrien, ha dato la sua spiegazione: preservare lo starter Carey Price – fra i migliori portieri della NHL – per la successiva sfida contro i Philadelphia Flyers. Una scelta ardua, ha commentato il tecnico, anche perché Al Montoya è un trentacinquenne di esperienza (qui la sua scheda tecnica sul database internazionale di hockey ghiaccio), reduce da un’ottima stagione ai Florida Panthers. Con più di 100 partite in NHL alle spalle, Montoya di sicuro non si sarebbe aspettato una serata del genere che mancava da decenni.

14971870_1260881877305075_1335026132_n

E le conseguenze? Un 10-0 assomiglia ad un pugno sul morale per una squadra in striscia positiva da inizio stagione. Sicuramente non è facile da digerire, come sottolineato da vari giocatori nel post-partita. «Stasera è stata una bella batosta. Nella scorsa gara avevamo già faticato, ma abbiamo portato a casa il risultato. Stavolta no», ha commentato il difensore Brendan Gallagher. «Ora vedremo che tipo di gruppo siamo», ha invece ammonito l’esperta ala sinistra Max Pacioretty, uno da media di 60 punti in regular season da tre anni. Ma con tutte le bruciature del caso, una sconfitta per 10-0 in regular season di NHL, non è nulla di così grave. La stagione regolare è scandita da 82 incontri per ogni squadra, con un ritmo intenso. Inoltre, in NHL non esistono retrocessioni e promozioni, qualsiasi sia la differenza reti, l’obiettivo da raggiungere non cambia. Altro fattore che può essere considerato determinante, sottolinea Caligaris ma non solo, è la differente natura dei tifosi di hockey su ghiaccio americano. Numerosi e appassionati, sono però distanti dall’ultras, per così dire, europeo, e tipico delle tifoserie delle big del calcio che – bisogna forse ammetterlo – hanno una facile tendenza alla contestazione davanti a prove insufficienti. Non è una costante, e non è un discreditare la passione di chi popola gli spalti, ma il tifoso di NHL saprà sorvolare in fretta su una sconfitta per 10-0. Ancor di più, se la squadra si riscatta nella gara seguente, dove gli Habs si sono riscattati con un 5-4 a Philadelphia, mantenendo il primo posto nella Atlantic Division e anche nell’intera Eastern Conference. Un 10-0 leggero per la capolista. Determinante sicuramente per il povero Montoya chiamato ora alla reazione d’esperienza, ma quasi ininfluente nell’economia dell’intera stagione. I Canadiens restano in cima pur aggiornando quello che a suo modo resta un record negativo. Ma se la posizione d’alta classifica verrà mantenuta anche quando l’accesso ai playoff sarà ormai imminente, i Canadiens potranno perlomeno riscattarsi doppiamente ponendo fine ad un altro record negativo, ricomparso la scorsa stagione dopo 46 anni di assenza: la mancanza di anche solo una squadra canadese ai playoff di NHL, un evento ricordato anche dalla Gazzetta a marzo scorso, quando la griglia dei playoff riportava solo squadre americane. Montréal Canadiens è anche l’ultima squadra canadese ad aver vinto l’ambita Stanley Cup, il trofeo finale, nell’ormai lontano 1993. Riprendere almeno un posto nei playoff è l’obiettivo minimo per una squadra che fa parte della nazione di hockey su ghiaccio più forte al mondo.

Close