Il calciatore che dà il buon esempio questa volta proviene dalla Serbia. Gioca in Inghilterra, e veste la maglia del Chelsea. E’ un centrocampista, ha 27 anni e si chiama Nemanja Matic. La sua è la classica storia da raccontare. Ma non quella del calciatore ricco che finisce di nuovo sulle pagine dei giornali per aver guidato in stato di ebbrezza oppure, per essere stato pizzicato (alla Mario Balotelli per intenderci) a sparare proiettili di gomma nel pieno centro di una grande città (Milano ai tempi in cui giocava nell’Inter).  O ancora per essere rimasto coinvolto in una rissa fuori da un locale (come quel genio e sregolato talento di Paul Gascoigne). Non è insomma il dramma di uno dei “calcio-attori” del vecchio e nuovo millennio che oltre ad essere uomini di sport sono diventati e diventano per troppe volte ancora soprattutto personaggi di un triste spettacolo.

E’ piuttosto la storia di un ragazzo arrivato a Londra da un paesino della Serbia. Che una volta raggiunto l’apice della carriera, e giunto ad indossare una maglia prestigiosa come quella dei Blues (con annessi e connessi in fatto di celebrità e lauti guadagni), non si è dimenticato delle proprie origini. Non si è scordato della gente con la quale è cresciuto. Non si è scordato del fatto, come gli avranno raccontato fin da quando era un bambino, che un campione molte volte è tale più per come si comporta fuori che dentro al rettangolo di gioco. Che la “giocata” più importante, quella che resta impressa anche nella menta di chi non ti acclama, può essere un gesto tanto semplice quanto nobile.

Come quello di correre in soccorso di chi sta vivendo un momento di difficoltà (in questo caso economiche). E scegliere di aiutarlo senza chieder nulla in cambio. Così è stato per Nemanja Matic che ha scelto di sostenere non un amico, né una singola persona ma un intero villaggio nel quale crebbe dopo essere nato a Ub il primo agosto del 1988. Decidendo così di pagare i debiti che i cittadini avevano nei confronti di alcuni negozi e supermercati di Vrelo, un paesino della Serbia di appena 1600 anime. Consentendo a questa piccola località di prendere (economicamente) una boccata d’ossigeno, pagando anche i debiti di gioco contratti dagli abitanti. Tutto questo ogni volta che ritorna nel luogo in cui è cresciuto. Con l’ulteriore promessa di proseguire con “il piano di risanamento” anche in futuro.

Finanziando, come riporta il tabloid britannico The Mirror, anche la costruzione di una fontana davanti alla chiesa. E, dulcis in fundo, di pagare anche la scuola che frequentò quando era un bambino. Come dichiara il preside della scuola Bosko Saric, Matic ha pagato il rifacimento del campo sportivo dell’Istituto e ha in progetto, per l’estate, di comprare porte, palloni e il materiale tecnico per i bambini, nei quali si rivede lui ancora adolescente. Erano i primi anni Novanta e in Serbia erano anni difficili. Arriverà la guerra a prendersi il futuro di una generazione di ragazzi. C’era anche il piccolo Nemanja tra di loro. Era ancora un bambino che sognava di diventare grande. Vent’anni dopo, di lui, si racconterà che è diventato un grande calciatore. Ma prima di tutto, un grande uomo.

FOTO: www.thesun.co.uk

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