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Azzardo e piaghe sociali

NBA: Rivoluzione Anti-Doping

Emanuele Sabatino

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Giovedì scorso  la NBA ha sospeso il centro degli Charlotte Hornets Al Jefferson per cinque gare, senza paga, per aver violato i termini del “NBA/NBPA Anti-drug Program”. Nelle dichiarazioni rilasciate alla stampa,  Jefferson non ha rivelato la sostanza che lo ha portato alla squalifica, ma leggendo il regolamento appare chiaro che si tratti di Marijuana poiché è l’unico caso, al terzo positivo, in cui si viene squalificati per cinque giornate.

L’atleta americano, ora infortunato, sconterà la pena quando sarà di nuovo abile a giocare. Tra multa e lucro cessante, Jefferson rinuncerà a 613.000 dollari a fronte del suo stipendio annuale di 13.2 mln. L’ultimo caso di sospensione per uso di sostanze proibite era datato gennaio scorso: Larry Sanders, allòra ala dei Milwaukee Bucks ,venne sospeso per 10 giornate e costretto ad andare in riabilitazione.

Nel 2012, l’Agenzia Mondiale Anti-Doping (WADA), che fornisce i protocolli sui test da eseguire per tantissime leghe e discipline comprese le Olimpiadi, per bocca del suo direttore generale David Howman, dichiarava che il programma antidoping della NBA era insufficiente, e che bisognava assolutamente introdurre dei test aggiuntivi per scovare chi facesse uso dell’Ormone della crescita (HGH). L’Ormone della crescita è da sempre proibito nella NBA, ma era impossibile scovarlo perché gli unici test che venivano eseguiti erano quelli delle urine.

Non solo, sempre Howman affermava che la lega cestistica americana era quella rimasta più indietro rispetto alle altre leghe a stelle e strisce e tante altre europee. Come è possibile che un paese ma soprattutto una lega che da sempre si fregia di essere avanguardista, giusta e trasparente, possa avere una lacuna del genere su una tematica così importante?

Nel 2015, sotto pressione della WADA e dopo interminabili negoziati con l’associazione dei giocatori (NBPA), la NBA si è evoluta dal punto di vista della lotta al doping ed ha introdotto le analisi del sangue per poter finalmente scovare l’ormone della crescita (HGH) nel suo “NBA/NBPA Anti-Drug Program”. Felicissimo di questa introduzione il direttore generale della WADA David Howman che ha dichiarato: “Con l’accordo tra la lega e l’Associazione dei giocatori di fare i test del sangue per l’Ormone della Crescita (HGH), la NBA ha migliorato il livello e l’efficacia dei controlli anti-doping anche a livello di prevenzione”.

NBA/NBPA Anti-Drug Program prevede che ogni giocatore sia sottoposto a quattro test nell’arco della stagione. C’è una categorizzazione delle sostanze proibite a cui sono connesse determinate sanzioni:

MARIJUANA:  se si viene trovati positivi alla Marijuana, il giocatore per le prime due volte pagherà solo una multa di 25.000. Alla terza sconterà cinque giornate di squalifica e decurtazione dello stipendio. Dalla quarta in poi, cinque giornate aggiuntive rispetto alla squalifica precedente e decurtazione dello stipendio.

DOPING (PED’s): se un giocatore viene trovato positivo al test sulle sostanze che migliorano le prestazioni, oltre alla decurtazione dello stipendio, nel primo caso verrà sospeso per dieci giornate, al secondo positivo per venticinque, al terzo squalificato a tempo indeterminato dalla lega.

ORMONE DELLA CRESCITA (HGH): squalifiche più pesanti per la new entry dei nuovi controlli anti-doping. La prima volta che si viene trovati positivi la squalifica, oltre la ovvia decurtazione dello stipendio,  è di venti giornate, la seconda quarantacinque, la terza porta all’esclusione dalla lega a tempo indeterminato.

ABUSO  DI DROGHE: intransigenza totale per quanto riguarda invece l’uso e abuso di droghe pesanti. Se si viene trovati positivi al test  non ci sono altre possibilità e si viene esclusi subito dalla NBA a tempo indeterminato.

Gli Stati Uniti d’America sono famosi per concedere sempre una seconda chance, non è da meno quindi la NBA che fa lo stesso nei suoi controlli anti-doping. Fallita quella, però, nessun perdono e addio.

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5 Commenti

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  1. Vittorio

    dicembre 23, 2015 at 2:59 pm

    Mi sembra assurdo squalificare un atleta per uso di marijuana. La marijuana non è una sostanza dopante e nessuno si sogna di assumerla per migliorare le proprie prestazioni, Sono ben altre le sostanze da ricercare. Se la NBA si allinea all’Europa nei controlli anti doping, mi sa che tanti gesti atletici e schiacciate, alle quali ormai siamo abituati, le vedremo solo alla playstation. E forse non è un male………………….

  2. Flavio

    dicembre 23, 2015 at 4:34 pm

    I controlli nello sport professionistico americano sono sempre all’acqua di rose.
    Intanto non mi sembra siano compresi quelli a sorpresa che sono i più utili per scoprire i colpevoli. Poi le squalifiche per alcune giornate sono abbastanza ridicole (in atletica e ciclismo al primo positivo vieni comunque fermato per un anno).
    4 test per atleta all’anno agonistico non serviranno a quasi niente dato che il potenziamento muscolare lo puoi fare tranquillamente al di fuori della stagione regolare.
    Tra l’altro non si parla di punizioni per i medici coinvolti (o si pensa che facciano da soli gli atleti?)
    Sembra una bella operazione di facciata tanto per farsi un pò di pubblicità.

  3. giannicometti@virgilio.it

    dicembre 23, 2015 at 7:22 pm

    Ecco perchè nel ciclismo si sono rilevati tanti casi positivi (comunque il ciclismo è “solo” al quinto posto per positività): da anni vi sono il passaporto bioologico, controlli a sorpresa ed esame sangue/uringe. Quanti sport fanno altrettanto? Forse solo l’atletica.

  4. markopa_1966@libero.it

    dicembre 24, 2015 at 8:57 am

    nello sport professionistico americano il doping e’ sempre esistito ,in quanto ci sono troppi interessi in gioco ,pubblicita’ ,ingaggi faraonici e l’atleta per un infortunio non puo fermarsi piu di tanto e allora eccolo li che subentra il doping con recuperi straordinari e giocate fantastiche sopratutto nei sport a contatto come basket , football americano.

  5. Matteo

    dicembre 24, 2015 at 10:14 am

    Nel 2000 hanno introdotto le difese a zona, adesso i controlli anti doping… Sembra che stiano facendo di tutto per rendere anche l’nba un campionato “normale” a discapito dello spettacolo.
    Comunque le nazionali usa alle olimpiadi hanno sempre stravinto e non ci sono mai stati casi di doping nonostante i test fatti durante le olimpiadi siano ben più severi.

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Azzardo e piaghe sociali

Stati Uniti D’Azzardo: la Legalizzazione (totale) del Betting è realtà

Emanuele Sabatino

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A due giorni dal Super Bowl dello scorso febbraio, dove il gettito di denaro proveniente dalla scommesse è stimato in circa 4,8 miliardi di dollari delle quali il 97% piazzate in modo illegale rispetto alla legge americana, negli Stati Uniti si aprì la discussione sulla possibilità di legalizzare il gambling visto il grandissimo guadagno per le casse dello Stato ma non solo.

Negli States le scommesse solo legali in pochissimi posti, i più importanti: Atlantic City, Las Vegas ed i casinò all’interno delle riserve indiane. Ergo tutto il resto del giocato è piazzato attraverso allibratori che reggono il famoso picchetto.

Ma dopo la decisione della Corte Suprema del Maggio scorso, di cui parleremo in seguito, il Delaware è diventato il primo Stato in cui sarà possibile scommettere anche se ha negato la possibilità di versare alle Leghe professionistiche (come la Nba) una percentuale delle somme incassate, come invece vorrebbero quest’ultime. Anche il Mississippi si sta attrezzando e con lui il New Jersey anche se, per adesso il betting è consentito solo all’interno degli ippodromi statali e nei casinò. Per gli altri posti (come le ricevitorie) e l’online bisognerà ancora aspettare 30 giorni dall’entrata in vigore del disegno di legge. Il gettito per lo stato sarà del 9.75% per il gioco fisico e del 13% per l’online. Ad ogni modo siamo di fronte ad una svolta epocale.

PASPA INCONSTITUZIONALE

La legge americana che regola e vieta nella maggior parte dei casi il gambling è quella federale del 1992 che prende il nome di Professional and Amateur Sports Protection Act che è stata al vaglio della Corte Suprema che ne ha deciso la incostituzionalità,  aprendo un varco per la legislazione autonoma di ogni singolo stato per legalizzare il gambling.

IL BLACK FRIDAY ED IL GIRO DI VITE

Il 15 aprile 2011 il Dipartimento di Giustizia Americano fece chiudere la più grande poker room d’America e del mondo, Full Tilt Poker, poiché i suoi proprietari, tra cui il famoso matematico e pokerista Chris “Jesus” Ferguson vennero accusati di aver sottratto soldi dai conti gioco dei pokeristi e di frode bancaria e riciclaggio. Venne coinvolta anche PokerStars.com ma che con un accordo con il Dipartimento di Giustizia riuscì a riottenere il dominio e tornare in affari restituendo ovviamente i soldi sottratti ai giocatori. Questo scandalo fece si che un ferreo giro di vite venne adottato nei confronti del gambling online.

Il GRANDE BUSINESS E LA PROPOSTA NBA

La nave Mayflower partita da Plymouth nel 1620 e sbarcata in America ci ricorda che gli Americani non sono altro che inglesi ed irlandesi, entrambi popoli molto dediti al gioco d’azzardo. Uno sguardo al di qua dell’oceano ed è subito evidente quanto sia grande il business delle scommesse e quanti soldi abbiano i bookmakers tanto da sponsorizzare tantissime squadre ed addirittura dare il nome alle competizioni.  Ecco che allora, la NBA, tramite il suo commissioner Adam Silver, sentito l’odore di cambiamento ha cercato di prendere la palla al balzo. Legalizzare le scommesse sulle partite NBA ma alla lega l’1% di tutte le scommesse piazzate. Ufficialmente questi soldi, che sono stati stimanti in 2 miliardi di dollari a stagione, sarebbero secondo Silver la franchigia dovuta alla NBA per il fatto di accollarsi i rischi che portano le scommesse e per investire in tecnologie all’avanguardia per contrastare il fenomeno di puntate anomale e del match fixing.

In realtà però la NBA queste tecnologie dedite al controllo già le ha e sembra difficile che i bookmakers possano accettare una richiesta del genere. Anche perché dovesse essere accettata anche le altre leghe, NFL, NHL, MLB e MLS, si farebbero sotto chiedendo le stesse condizioni. Più probabile, invece, l’adozione del modello europeo con sponsorizzazioni e pubblicità da parte dei bookmakers sui cartelloni e sulle divise da gioco. Vedremo chi la spunterà.

LA FINE PER GLI INDIANI?

Il quarto giovedì di Novembre ogni anno gli americani celebrano il giorno del ringraziamento che storicamente è il giorno in cui gli indiani di America offrirono il tacchino ai pellegrini e gli insegnarono a coltivare e ad allevare in terreni e condizioni meteorologiche completamente diverse da quelle in cui erano abituati. Gli americani ringraziarono sterminandoli prima e rilegandoli nelle riserve poi. Uno dei core business di queste riserve è proprio il gioco d’azzardo. Essendo i casinò indiani spesso vicino alle grandi città, sono tantissimi gli scommettitori americani che portano soldi nelle loro casse. Venisse legalizzato il gioco d’azzardo in America sarebbe un bruttissimo ed inevitabile colpo per questi casinò e quindi per la sopravvivenza delle riserve e tribù indiane. Dal tacchino fino alle scommesse, un altro giorno del ringraziamento in arrivo?

 

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Altri Sport

Caster Semenya, il Doping e lo “sfacciato razzismo”

Emanuele Sabatino

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La IAAF, la federazione internazionale dell’atletica leggera è stata accusata di “sfacciato razzismo” da parte del governo Sudafricano, precisamente il Congresso Nazionale, per le nuove regolazioni in merito ai livelli di testosterone decise proprio dalla federazione.

Questa nuova regolazione sui livelli di testosterone è intesa verso gli atleti che hanno grandi differenze nello sviluppo sessuale. La nuova regola metterà un limite dei livelli di testosterone nelle atlete femmine che competeranno nelle distanze tra i 400m e un miglio.

Questa regola avrà un impatto notevole su Caster Semenya, campionessa mondiale e Olimpica Sudafricana degli 800 m che adesso dovrà prendere dei farmaci per abbassare i suoi livelli di testosterone e continuare a correre su queste distanze. Semenya è stata al centro di un lunghissimo dibattito sulla sua sessualità con molti sospetti che fosse ermafrodita e proprio per questo venne prima sospesa dal gareggiare e poi, dopo un test della sessualità di cui i risultati sono tuttora segreti per motivi di privacy, riammessa. Il ministro dello sport Sudafricano, Tokozile Xasa, ha descritto l’introduzione di queste nuove regole come il “Semenya Caster Regulation” proprio per limitare il dominio fisico di questa atleta rendendogli la vita più difficile.

Mentre  in Sudafrica c’è chi già intravede un apartheid sportiva, sempre Xasa continua definendo queste nuove regole come “Un doloroso ricordo del nostro passato. Un tentativo di razzismo per compiacere quel mondo di razzisti perdenti che non possono proprio accettare di vedere una donna di colore dominare il mondo. Ci rivolgeremo alla Corte di arbitraggio sportiva per far togliere questa ingiustizia razzista di mezzo.”

Gli studi all’origine di questa nuova regola sono ad opera di molti esperti in statistica, due su tutti i dottori Stephane Bermon e Pierre-Yves Garnier, hanno “dimostrato” che in alcuni eventi di atletica femminile, le atlete con più testosterone avrebbero un vantaggio tra l’1.8 ed il 4,5 % in più rispetto a quelle con livelli inferiori. Studi che sono stati spesso quantomeno discussi visto che hanno preso ad esempio poche e mirate  gare e competizioni, afferma il British Journal of Medicine, ed il sospetto che questa “ricerca” sia stata sovvenzionata da qualcuno che ha tutto l’interesse a fermare la Semenya prende sempre più piede. La IAAF ha preso la palla al balzo per farne subito una regola senza aspettare altre conferme, che forse mai arriveranno,  dal punto di vista scientifico quasi come stesse aspettando un assist del genere.

 

 

 

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Azzardo e piaghe sociali

L’Ucraina usa il pugno di ferro contro il Match Fixing

Emanuele Sabatino

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Il Ministero degli Interni dell’Ucraina (MIA) ha confermato che la polizia ha condotto oltre 40 ricerche in 10 regioni, documentando attività illegali di match-fixing che coinvolgono cinque gruppi criminali e 35 squadre di calcio.

La composizione dei gruppi criminali includeva i presidenti di squadre di calcio, ex giocatori e attuali, arbitri, allenatori, imprese e cittadini comuni” , ha dichiarato il ministro dell’Interno Arsen Avakov in una dichiarazione , aggiungendo che oltre 320 persone sono state ascoltate in questa  indagine che è durata più di un anno.

Il MIA ha affermato che i match-fixers hanno usato corruzione, intimidazione e minacce per assicurarsi che i risultati delle partite fossero noti in anticipo. Le scommesse sono state piazzate utilizzando il mercato delle scommesse asiatico non regolamentato, facendo guadagnare ai criminali fino a 5 milioni di dollari l’anno. Le Tangenti variavano da $ 30.000 a $ 100.000. Avakov ha detto che il MIA ha prove che gli arbitri hanno ricevuto tangenti di $ 30.000 per un pareggio e $ 100.000 per una vittoria. E la scorsa settimana proprio un arbitro è finito in manette. Le partite truccate sarebbero tra le 50 e le 100 (alcune fonti ucraine ne indicano 57) e coinvolgerebbero 35 squadre professionistiche su 52 totali. I match più incriminati risalgono a campionati inferiori e giovanili, di solito non monitorati approfonditamente dalla Uefa. Ma evidentemente, e fortunatamente, in Ucraina hanno usato maggiore attenzione.

Mentre è da sempre noto che alcune squadre vivono e sopravvivono solo grazie al match-fixing, come il caso delle Skenderbeu in Albania, la federazione calcistica Ucraina non ha ancora rilasciato una dichiarazione.

Intanto le banche, sempre a caccia di investimenti, cominciano a studiare il mercato delle scommesse per poi proporlo ad investitori e correntisti. Ed ecco allora che il reato di insider trading si trasforma con un semplice schiocco di dita in match-fixing. Si parte con il mondiale…

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