Secondo la statistica creata da John Hollinger, qualora Curry chiudesse la stagione in linea con i suoi numeri attuali, avrebbe disputato la miglior stagione di sempre nella storia della lega superando Wilt Chamberlain, Michael Jordan e LeBron James.

Steph Curry meglio di Michael Jordan. Per alcuni verità, per altri speranza, per altri ancora bestemmia. Eppure secondo il “Player Efficiency Rating” che valuta, in un solo numero, la stagione di ogni singolo giocatore, la cosa è molto probabile. Attualmente il playmaker dei Golden State Warriors viaggia a quota 32.2 e se dovesse chiudere così non solo supererebbe il record di Wilt Chamberlain fissato a 31.86 durante la stagione 1962/1963, ma anche quello di Michael Jordan a quota 31.71 nella stagione 1987/1988 e Lebron James 31.67 in quella 2008/2009.

CHE COS’E’ IL PLAYER EFFICIENCY RATING:

Il Player Efficiency rating (PER) è una statistica “all-in-one” create da John Hollinger, ex analista di ESPN, per valutare la prestazione di un giocatore di basket. Il “PER” tiene conto di giocate positive come: canestri dal campo, tiri liberi, triple, assists, rimbalzi, stoppate e palle rubate. E di quelle negative come: tiri sbagliati, palle perse e falli personali. Questa statistica pesa anche la differenza di minutaggio tra due giocatori e, attraverso complicati calcoli matematici, riesce ad equiparare ad esempio i titolari con i panchinari. Nella NBA il valore medio del PER è 15.00. Hollinger ha anche stilato un range di valori per categorizzare i giocatori.

Da 35.00 in su: Gloria eterna – Da 30.00 a 34.99: Senza dubbio MPV – Da 27.50 a 29.99: Forte candidatura MPV – Da 25.00 a 27.49: Debole candidatura MVP – Da 22.50 a 24.99: All Star Game – Da 20.00 a 22.49: Ai limiti della chiamata all’All Star Game –  Da 18.00 a 19.99: Seconda opzione – Da 16.50 a 17.99: Terzo violino – Da 15.00 a 16.49: Buon giocatore – Da 13.00 a 14.99: Rotazione – Da 11.00 a 12.99: Garbage time – Da 9 a 10.99: In vendita – Da 0.00 a 8.99: D-League.

CRITICHE AL PLAYER EFFICIENCY RATING:

Le critiche mosse a questa valutazione statistica si fondano principalmente sulla constatazione che essa è sbilanciata verso i valori di produzione offensiva, senza riuscire a dare il giusto peso ai cosiddetti “intangibles”, ossia alle tante piccole cose che un giocatore può fare utilmente in campo senza che le stesse siano rilevate in un tabellino. Esempio esplicativo di ciò il caso di Bruce Bowen, generalmente conosciuto durante la sua carriera come un vero e proprio mastino della difesa: il suo Player Efficiency Rating in 13 stagioni NBA è solamente di 8.2. Questo perché sono solo due, stoppate e rimbalzi, le caratteristiche difensive prese in considerazione da questa particolare ma comunque utile statistica.

FOTO: www.dcgazette.com

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