La NBA negli ultimi anni è sempre stata in prima linea nella lotta alla discriminazione. Quando l’ex proprietario dei Los Angeles Clippers Donald Sterling fu registrato nel pronunciare frasi razziste, il Commissioner Adam Silver lo escluse a vita dalla lega. La lega cestistica americana fu anche la prima tra le quattro massime leghe sportive americane (NBA, NFL, MLB, NHL) ad avere un giocatore dichiaratosi apertamente gay, Jason Collins, tra le fila delle proprie franchigie. Non solo, fu anche la prima lega ad avere un assistant – coach donna con un contratto a tempo pieno, Becky Hammon con i San Antonio Spurs nel 2014.

Nei giorni scorsi la North Carolina ha approvato una legge denominata “Anti LGBT” (anti lesbian, gay, bisexual and transgender) che vieta alle persone di usare i bagni pubblici secondo il sesso attuale ma le costringe ad usare quelli corrispondenti al sesso scritto sul certificato di nascita. Esempio: se un individuo nasce uomo, poi si opera e cambia sesso diventando una donna, sarà costretto comunque ad usare i bagni degli uomini perché è questo il sesso scritto sul suo certificato di nascita.

Non è una sorpresa quindi che la NBA abbia risposto, tramite comunicato, in modo molto duro a questa legge, minacciando tra le altre cose di spostare il luogo dell’ All Star Game 2017 che si dovrebbe disputare proprio in North Carolina, precisamente a Charlotte. “Siamo impegnati a creare un ambiente inclusivo per tutti coloro che partecipano agli eventi. Siamo molto preoccupati dalla possibilità che la legge vada contro i nostri principi guida di uguaglianza e rispetto”.

Spostare l’organizzazione di un evento di tale portata non sarà facile, ma se dovesse essere così ne varrà assolutamente la pena solo per il fatto di stare dalla parte giusta della storia, e non solo di questa situazione. Questo quanto trapela da fonti vicine ai massimi esponenti della lega.

Lo sport è anche educazione ed ha una forte funzione sociale. Lo scorso anno, lo stato dell’Indiana provò a far passare una legge analoga a quella appena entrata in vigore in North Carolina, ma il presidente della NCAA Mark Emmert minacciò di spostare tutti i meeting e gli eventi già programmati se non si fosse fatto nulla a riguardo. Il governo fece in seguito marcia indietro e la legge non passò.

Non solo, la North Carolina è al momento il lizza per essere lo stato ospitante del torneo NCAA nel 2017 (Greensboro) e nel 2018 (Charlotte). Facile dedurre che se nulla cambierà e se questa legge non verrà presto abrogata questi due eventi molto probabilmente verranno assegnati ad altri stati, portando non solo un grande danno d’immagine allo stato ma anche e soprattutto economico.

FOTO: www.bizjournals.com

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