La NBA ha 70 anni, compiuti da poco tra l’altro e sono appunto 70 anni che insegna al mondo come ci si dovrebbe comportare. Una lega che è un esempio perfetto di integrazione e che lavora ancora molto su questo punto tant’è che Adam Silver, commissioner della Lega, ha marciato al New York City Pride Parade.

Nessuna lega professionistica americana si era mai schierata prima così sfacciatamente a favore della battaglia globale per i diritti della comunità LGBT ma la NBA è una lega unica ed al National Pride Day, una delle più grandi parate al mondo che non a caso si svolge a New York, ha visto protagonista Silver ed il suo vice Mark Tatum, ma non solo. Ha partecipato tutta l’organizzazione di NBA Cares che ha sfilato tra la folla, mettendo in bella mostra il logo con protagonista Jerry West.

I dirigenti della lega hanno sfilato con t-shirt che mostravano sostegno alle vittime di Orlando di qualche settimana fa ed insieme ai dirigenti hanno sfilato due personalità fondamentali nella storia della pallacanestro fuori dal parquet e dello sport americano in generale: Bill Kennedy e Jason Collins.

Kennedy è un arbitro dichiaratamente omosessuale, e il suo nome è sfortunatamente legato a quello di Rajon Rondo perché l’ex play dei Celtics lo insultò con epiteti omofobi che portarono il giocatore alla squalifica.

Jason Collins è invece il primo atleta di una lega professionista americana a dichiararsi apertamente omosessuale mentre è ancora in attività. Fu una vera rivelazione, che fece fare dei grossi passi avanti alla comunità LGBT. Collins non era il gay stereotipato che viene identificato tra gli sportivi, Collins era un picchiatore, uno che non si sarebbe mai tirato indietro e che ha preso belle mazzate sul parquet, quindi il rispetto verso il giocatore che ha vestito 8 anni la maglia dei Nets non poteva che restare immutato.

La NBA, come sempre, 50 anni avanti rispetto al resto del mondo.

La sfilata al NYC Pride Parade ha inoltre un doppio significato perché in questi giorni monta sempre più forte la polemica sull’All Star Weekend che nel 2017 si svolgerà a Charlotte, in uno stato, la North Carolina, in cui sono in vigore delle leggi anti-LGBT, la Public Facilities Privacy and Security, una legge che impone l’utilizzo dei servizi pubblici seguendo il proprio sesso biologico.

Lo stesso Charles Barkley, che non si tira mai indietro quando si tratta di dire ciò che pensa, parla di un dovere morale di boicottare l’All Star Weekend del prossimo febbraio nel caso in cui la Lega non faccia un passo indietro e assegni la manifestazione ad un’altra città.

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