Il Master 1000 di Indian Wells, terminato la scorsa notte, ha contribuito a mettere in risalto una tendenza che va avanti ormai da mesi: i numeri 1 al mondo non riescono più a vincere. Nel torneo statunitense sia Andy Murray che Angelique Kerber non sono riusciti ad approdare nemmeno ai quarti di finale, e anche Novak Djokovic è andato incontro allo stesso destino, uscendo anzitempo e contro pronostico.

Dei tre Nole è quello che ha meno da recriminare, visto che è stato estromesso da un Nick Kyrgios in stato di grazia, che si è tolto di dosso i panni del bad boy e a ha bombardato a suon di vincenti il campione serbo ( per poi ritirarsi prima dell’incontro con Federer), apparso comunque parecchio sottotono. Al contrario, Murray si è lasciato sorprendere da Pospisil, giocatore forte ma tutt’altro che irresistibile, apparendo sul campo spento e svogliato. Mentre per la Kerber – che sarà numero 1 dalla prossima settimana, per via del forfait di Serena Williams ad Indian Wells e Miami -, la netta sconfitta con la Vesnina, numero 15 del mondo che si è aggiudicata il torneo femminile contro la Kuznetsova, è l’ennesima riprova della sua incostanza, che spesso la rende impotente sul campo anche contro giocatrici ben meno quotate.

Ma da cosa dipende questo evidente crollo? Quali sono le motivazioni dietro queste inaspettate sconfitte?

Per Djokovic questo “periodo nero” risale allo scorso anno: dopo la vittoria al Roland Garros sono arrivate sconfitte cocenti, in primis le batoste rimediate a Wimbledon e agli Australian Open per mano di Querrey e Istomin. Dopo aver conquistato il French Open – l’ultimo Slam che mancava al suo palmarès – Nole ha vinto solo a Toronto e a Doha, mostrando un calo non tanto a livello fisico, quanto a livello mentale, punto di forza a cui si era spesso affidato nei momenti critici dei suoi match. Il motivo? Lo ha spiegato lui stesso in un’intervista rilasciata pochi giorni fa: Essere numero uno al mondo è ancora uno degli obiettivi. Voglio tornare in quella posizione, ma non è la priorità principale.”.  Questo perché, nell’ottobre 2014, il tennista serbo è diventato padre del piccolo Stefan e nel giro di pochi mesi sono cambiate le gerarchie nella sua vita: prima bisogna essere un ottimo padre e marito, poi un ottimo tennista.

 E Murray, approfittando delle defiance di Nole, era stato protagonista di una seconda metà di 2016 strepitosa. A parte l’inattesa sconfitta a Flushing Meadows per mano di Nishikori, lo scozzese aveva fatto man bassa di titoli, andando a conquistarsi la vetta del ranking a fine anno. Da lui ci si aspettava un 2017 scoppiettante, e invece…buio più totale. Perché al di là delle premature sconfitte sia a Indian Wells – da sempre torneo a lui ostico – che agli Australian Open, il Murray del 2017 sembra una copia sbiadita del passato. Lui, che non è mai stato un tennista dal gioco spumeggiante, sembra soffrire proprio nei suoi punti di forza: la solidità da fondo e la grinta. E probabilmente, il motivo dietro questa involuzione sta nella mancanza di nuovi stimoli: dopo la straordinaria cavalcata del 2016 e il raggiungimento della cima del ranking, Murray sembra svuotato, privo di obiettivi concreti. Chissà, forse il buon Lendl riuscirà a riportarlo sui binari giusti?

 Per la Kerber il discorso è molto diverso. Se sulla carta è lei la numero 1 al mondo, nella realtà Serena Williams, anche se non al top della forma, è de facto la regina del circuito. E anche in assenza dell’americana, Angelique nel 2017 ha dimostrato più volte di non essere veramente la “prima della classe”, subendo sconfitte con giocatrici contro cui avrebbe dovuto legittimare il suo primato. Malgrado la sua incredibile mobilità sul campo e l’invidiabile capacità di ribaltare punti in cui è in situazione di svantaggio, la tedesca continua a mal sopportare il suo status, il fatto di essere la tennista da battere. E se lo scorso anno era stata in grado di conquistare ben due Slam, giocando un tennis concreto ma sfiancante, quest’anno proprio non riesce ad innalzare il suo livello, anche a causa dell’enorme pressione sulle spalle.

Le motivazioni di questo crollo ai vertici del ranking possono essere le più svariate, ma il risultato finale è solo uno: il caos. Già, perchè nel femminile, con Serena ancora ai box e la Kerber così altalenante, sarà difficilissimo capire chi vincerà ogni singolo torneo, con da un lato le giovani ( ma nemmeno troppo) promesse Pliskova, Muguruza, Svitolina, dall’altro le sempreverdi Kuznetsova, Radwanska e l’intramontabile Venus Williams, il tutto condito con le immancabili outsider,vedi alla voce, per l’appunto Vesnina, Mladenovic, Vandeweghe e chi più ne ha più ne metta.

E nel maschile? Il caos è ancor più confusionario, il 2017 sembra l’anno giusto per una convergenza astrale. Con Murray e Djokovic non ancora al meglio, ecco  l’imperdibile opportunità per la Next Generation: i vari Thiem, Zverev, Kyrgios tutti all’arrembaggio per spodestare il re del ranking di turno. Un’occasione da non farsi scappare, se non fosse per il ritorno in auge di due campioni che non patiscono lo scorrere del tempo: Roger e Rafa, ancora loro, pronti a danzare nell’arena a suon di vincenti. Senza poi dimenticarci di altri indiscussi pretendenti al trono, come Wawrinka – sono tre anni di fila che, quasi in silenzio, si porta a casa uno Slam -, Raonic, Nishikori, Dimitrov e  tanti altri. Un guazzabuglio di talenti, una bomba ad orologeria pronta ad esplodere.

E in questa condizione di costante incertezza, in questo caotico guerreggiare senza che si intraveda un vincitore, è proprio in tutto questo che sta l’essenza del tennis. Godiamoci quest’imprevedibilità, godiamoci questo caos. E, visto il risultato di questa notte, godiamoci l’eterno Roger Federer.

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