Ad alcuni non piaccio perché sono un uomo nero che si batte per la sua gente”. Firmato Muhammad Ali, il più grande campione della storia del pugilato, la cui figura è stata già ampiamente sviscerata attraverso libri, film e spettacoli teatrali. Dunque un racconto a fumetti che ne ripercorre le gesta – dentro e fuori dal ring – desta particolare interesse. È il caso della graphic novel a colori scritta da Sybille Titeux e disegnata da Amazing Ameziane che consente, anche un pubblico più giovane, di conoscere l’affascinante e travagliata esistenza di un uomo straordinario. “Muhammad Ali”, questo il titolo del volume (edizioni Bd, 120 pagine, 19 euro) prende il via da una premessa importante. Si legge nell’introduzione: “Parlare della storia della boxe significa raccontare quella del popolo afroamericano, in quanto si sono compenetrate a lungo. La miseria, l’emarginazione, l’ingiustizia e dunque la collera socialmente legittimata non hanno mai smesso di alimentare questo sport di grandi pugili di colore che, per lungo tempo, hanno imparato a boxare in prigione”.

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Cassius Clay alias Muhammad Ali (nome che ha adottato dopo essersi convertito alla religione islamica) nasce il 17 gennaio del 1942 a Louisville, Kentucky ed inizia a tirare di boxe quasi casualmente, dopo essere capitato in una palestra mentre, bambino, è alla ricerca della sua bicicletta rubata. Un incontro che segnerà per sempre il suo destino, quello dello sport, e la storia del costume. Medaglia d’oro

alle Olimpiadi di Roma del 1960, unico pugile al mondo ad aver conquistato per tre volte il titolo di campione del mondo dei pesi massimi (si ritira nel 1981 dopo aver vinto 56 dei 61 incontri disputati, di cui 37 per ko), icona sportiva nella cosiddetta “boxing hall of fame”. Non è semplice circoscrivere un’esistenza intensa come quella di Ali in un unico libro, ma in questa biografia a fumetti l’impegno dei due autori, entrambi francesi, raggiunge l’obiettivo. Il racconto segue un rigoroso ordine cronologico per narrare l’infanzia e la crescita del “più grande di tutti i tempi”.

Ovviamente “Muhammad Ali” non può esimersi (sarebbe stato impensabile) dal presentare anche l’altra faccia dell’atleta, scomparso lo sorso 3 giugno all’età di 74 anni e ringraziato pubblicamente dall’ormai ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che si è detto “grato a Dio per averlo potuto conoscere di persona”.

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Dunque ampio spazio anche al volto umano di Ali, militante della causa dei diritti civili, contemporaneo di Martin Luther King e Malcolm X (“durante la segregazione, il giovane Cassius Clay, più furbo dei suoi avversari, evita i colpi muovendosi senza sosta sul ring, sviluppando uno stile atipico che resta ancora

oggi inimitabile. Schiva le pietre che gli vengono lanciate, proprio come i neri dei ghetti avevano imparato a evitare le rogne procurate dai bianchi”, è scritto ancora nell’introduzione). Fiero oppositore della guerra in Vietnam, rifiutandosi di svolgere il servizio militare – “non sono andato in Vietnam perché credo che ognuno abbia il diritto di vivere tranquillo nella propria casa”, le sue parole – Muhammad Ali non dovrà mai essere dimenticato. Anche grazie a un volume godibilissimo come questo.

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