La MotoGP torna in Europa: a Jerez, circuito molto amico di Valentino Rossi, subito convincente. In grave difficoltà, invece, Iannone: il pilota della Ducati ha chiuso la sua giornata quasi su una ruota. La posteriore della sua Desmosedici si è logorata prima del previsto, complice uno “spinning” pagato tantissimo in termine di prestazione pura.  Tecnicamente, la moto perde aderenza e slitta sull’asfalto, impedendo al pilota di governarla. Un problema denunciato anche dalla Honda.

Michelin, dunque, sul banco degli imputati: in questo avvio di stagione, le scelte della casa francese non convincono (eufemismo) le scuderie.  I dubbi poggiano sulla consistenza. La Michelin non aveva imposto limitazioni di scelta nelle prime due settimane, salvo ripensarci, quando  il battistrada della gomma di Scott Redong (Ducati) si è staccato dalla carcassa lasciando il centauro a tu per tu con l’asfalto, non una bella esperienza, né un gran ritorno di immagine per la casa francese.

Analizzato l’accaduto in Argentina, la Michelin ha cambiato idea. In Europa ha optato per una carcassa base sulla gomma posteriore, ma non sull’anteriore. Una soluzione che non ha soddisfatto. Neanche  chi è andato veloce. Diversi piloti, Valentino Rossi compreso, hanno posto l’accento su quanto l’utilizzo di strutture differenti complichi il lavoro di piloti e ingegneri.

Difficile cercare il limite prestazionale, se ciò rappresenta un rischio per la sicurezza dei piloti. I paragoni sono sempre scomodi, ma negli anni scorsi, la Bridgestone consegnava gomme e carcasse identiche ad ogni scuderia. L’unico problema dei piloti era legato alla scelta della mescola (dura o morbida) legata alle sensazioni e alle temperatura dell’asfalto. Tutto molto logico.

Nel 2016 qualcosa è cambiato, ma la sensazione è che presto si tornerò all’antico, proprio come è accaduto in F1.

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