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Mostre, un orgasmo a Trastevere. Il ’77 nei lavori di Tano D’amico e Pablo Echaurren

Virginia Zullo

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 In mostra al Museo di Roma in Trastevere le fotografie di Tano D’amico e i disegni di Pablo Echaurren

 Una mostra sorprendente che apre una riflessione importante su ciò che fu davvero il 1977, anno di una rivoluzione culturale che la sinistra istituzionale non comprese. Passati alla storiografia come Anni di Piombo, per la violenza che li caratterizzò, tutto ebbe inizio il 12 dicembre del 1969 con la strage di Piazza Fontana che ancora resta un capitolo oscuro della nostra storia.

Li chiamavano i situazionisti, gli indiani metropolitani, ma chi erano davvero? Chiariamo subito che stiamo parlando di giovani che nulla condividevano con le Brigate Rosse e con la lotta armata, un movimento, come spiega Tano D’amico, fondato sull’amicizia e la condivisione di idee .

‘77 Una storia di quarant’anni fa nei lavori di Tano D’Amico e Pablo Echaurren è quindi più che una mostra una grande meravigliosa lezione  di storia.

La mostra è accompagnata dal libro bellissimo : Il Piombo e le Rose, Utopia e Creatività nel Movimento 1977, Opere di Tano D’Amico e Pablo Echaurren, con i testi di Gabriele Agostini, Tano D’Amico ,Pablo Echaurren,  Diego Mormorio,  Raffaella Perna Kevin Repp,  Claudia Salaris,  Gianfranco Sanguinetti, a cura di Gabriele Agostini.

In modo chiaro il ’77 è spiegato da Gianfranco Sanguinetti nel saggio di apertura a Il tempo e le rose, Un orgasmo della storia: il 1977 in Italia , Digressioni sul filo  della memoria di un ex-situazionista.

“Nella sua componente più genuinamente sovversiva, la rivolta del 1977 fu il rifiuto radicale della servitù volontaria imposta da qualsivoglia ideologia, fu il rifiuto del militantismo, della politica, della rappresentanza, della gerarchia, della delega irrevocabile, e fu il rifiuto di ogni compromesso. Fu anche l’esplosione della creatività e della fantasia, aperta a ogni contaminazione artistica, dai futuristi ai situazionisti. La langue de bois ideologica del marxismo volgare comunista aveva permeato, infettato e ammorbato non solo il suo doppio pensiero, indigente e contraffatto, e il linguaggio, meschino e miserabile, della sinistra istituzionale, ma anche quello di tutti quei gruppetti che si credevano estremisti, dal 1968 in poi, quasi senza eccezioni.”

Dunque un movimento all’interno del movimento di cui la storia ancora non dà conto ma che la mostra romana contribuisce a chiarire con le fotografie, stupende, di Tano D’amico, che ha risposto alle nostre domande.

Perché le sue fotografie non furono bene accolte in quel famoso 1977?

Perché si voleva che i giovani passassero per dei mostri assetati di sangue, invece i giovani contestatori di allora erano dolci, veri,  ritroverà grande poesia in queste immagini. Per un lunghissimo periodo non sono mai apparse se non sulla stampa dell’estremissima sinistra. Siccome le mie immagini non comparivano mai, invitai i giovani che ritraevo a venire a casa mia  a vederle. Venne una commissione composta da femministe, “autonomi cattivi” e  gay, quest’ultimi che non avevano mai parlato in pubblico se non nel 77, potevano parlare in pubblico ma mai dichiarando  la propria omosessualità .Quando videro le immagini sospesero tutto per raccoglierle i soldi  e farne un libro  che fu fatto dal più grande grafico dell’epoca, venne fuori un libro stupendo , con le immagini che la stampa istituzionale di sinistra  non voleva. Ora quel libro è considerato una sorta di bibbia del novecento .

Neanche l’Unita le voleva?

Ma certo che no.

Lotta Continua?

Nemmeno, anzi, proprio loro annegavano le mie foto, quando capitava che le prendevano, in un mare di banalità .

La stampa della sinistra ufficiale negava quindi la realtà, qualcosa d’importante che stava accadendo, un movimento  di cui  si voleva in qualche modo negare la potenza   ?

Sì, e se studia quell’ età lei si accorgerà che il maggiore avversario delle novità e dei veri fermenti culturali ed ideologici era proprio il Partito Comunista dell’epoca.

Le immagini di Tano D’amico erano considerate, a torto, scomode evidentemente perché si pensava potessero confondersi con i movimenti sovversivi, con quella frangia estrema di giovani che sia a destra che a sinistra optò per la lotta armata, basti solo pensare all’omicidio del direttore della stampa CarloCasalegno del 29 novembre del 1977.

Quegli anni non furono solo piombo ma anche rose di teste pensanti che Marx l’avevano letto sul serio e che con La dialettica dell’illuminismo di Adorno ci facevano colazione, tuttavia la negazione delle immagini di Tano d’Amico fu una nuova forma di iconoclastia che certo trova giustificazione nel clima di terrore che le stragi e gli omicidi avevano generato.

Per Tano D’amico c’ è qualcosa di drammatico in quegli anni che necessita di essere ricordato: “capita che un intero paese rimuova anni della sua storia. Così è stato per il ’77. Lo leggevo negli occhi delle persone che in quel tempo avevano avuto amici, amori. E per continuare a vivere li avevano rimossi .Ai giovani di oggi, che nelle sere d’estate cercano le storie proposte da ombre che si muovono, vorrei mostrare le ombre dei giovani di quaranta anni fa. Con le loro storie, distrutte per sempre”.

Chi erano davvero quei sovversivi al potere costituito, e chi oggi ha incarnato quella purezza d’intendi, il sogno del lavoro per tutti e giustamente retribuito, il sogno della giustizia sociale, il sogno di una società armonica dove il capitale è giustamente messo a disposizione di tutti e non detenuto da pochi magnati che governano il mondo con le loro lobby di potere e i loro  derivati ..? Dove sono gli indiani metropolitani? E l’immaginazione al potere? Slogan divenuto quasi banale ma che esemplificava il sogno dell’arte che tutto dovrebbe comprendere ed infettare del suo dolce nettare.

Restano sogni, utopie? Gli anni settanta lasciarono il posto agli ottanta, all’inizio della fine con Craxi, il pentapartito, intese trasversali alleanze un po’ qua un po’ là, insomma tutto cambia perché nulla cambi. Ad ogni modo invece di sogni ci hanno regalato un bel debito pubblico lasciato in regalo alle  generazioni future; il grafico della crescita del debito pubblico dal 1975 ad oggi l’ha messo in bella mostra qualche giorno fa su twitter l’attuale direttore del Corriere della sera Luciano Fontana, l’unico atto giornalistico sovversivo che abbia compiuto da quando esercita la professione, meglio tardi che mai.

C’è un ragazzo ritratto da Tano D’amico che disteso sull’erba legge Lenin e il suo :Che fare?, la domanda resta aperta e potremmo chiederlo ai quarantenni che oggi si affacciano sulla scena politica, al buon fiorentino Renzi che della politica del fare ne ha fatto uno slogan elettorale e a quel movimento a cinque stelle che, se lo si vuol comprendere, si deve far riferimento ad una sorta di sovversione del linguaggio canonico animato da  un comico, uno che sa fare ironia, un teatrante, a suo modo piccolo sovversivo.

La storia  la si può raccontare in tanti modi e, soprattutto, c’è la si può raccontare a proprio piacimento ma questa storia racconta da Tano D’amico e Pablo Echaurren  è una storia che dichiara l’urgenza di essere ancora scritta per ricollocare al giusto posto ciò che furono davvero i movimenti di contestazione giovanile di quegli anni.

Ancora Sanguinetti spiega che : “Nello spaventoso e desolato paesaggio di devastazione del pensiero critico prodotto in Italia dalle ideologie egemoniche, dogmatiche e arroganti, al servizio della sinistra e dell’estrema sinistra, alle quali si conformavano tutti gli intellettuali, l’esplosione del movimento di rivolta del 1977, poi detto degli Indiani metropolitani, fu un avvenimento dirompente e inatteso, fu il guastafeste non invitato alle nozze fra comunisti e democristiani, fu uno scandalo imbarazzante e sconveniente, un pubblico e sfrontato orgasmo della storia. È quindi disdicevole parlarne, e infatti quasi nessuno ne ha parlato.”

La mostra è dunque l’occasione per commuoversi e insieme ripensare un’epoca che ancora necessita di essere scritta, basti pensare agli ancora attuali dibattiti sui mandanti della strage di piazza Fontana e all’esistenza di verità storiche ancora da appurare a detta di autorevoli voci del giornalismo italiano di aria moderata come Ezio Mauro, recentemente intervistato sull’argomento in una puntata  condotta da Paolo Mieli che Rai Storia ha dedicato alla ricostruzione degli Anni di Piombo. Ricostruzione perfetta per quanto concerne la parte delle stragi e degli attentati, ma che a parte citare importanti riforme come l’estensione del voto ai diciottenni, la legge sull’aborto e sul divorzio, ha completante sottaciuto il grande fermento culturale, la circolazione di idee e quanto di straordinario, dal punto di vista culturale accadde in quegli anni.

Dopo Tano D’amico, abbiamo chiesto anche a Pablo Echaurren la sua vita negli Anni ’70

Ci racconta quel 1977?

 In quel ‘77  vi fu la ricerca e l’urgenza della nascita di un nuovo linguaggio, nascono radio libere, ci si voleva liberare da punti di vista forzati , muore Lotta Continua e nascono nuove forme di linguaggio se ne accorse Maurizio Calvesi che scrisse Avanguardia di massa , fu un movimento che si voleva liberare da punti di vista forzati. Il modo di esprimersi fu più vicino alle avanguardie storiche.

Cosa facevi in quegli anni ?

 Ero un pittore professionista e quell’ anno decisi di smettere per creare un’ arte collettiva e anonima, l’idea era di non creare dei nuovi artisti ,non nuovi ego, no nuove firme, considerare l’arte come un flusso di desiderio che circola, in sintonia con il  dadaismo , l’antipsichiatria di Félix Guattari. Si voleva fare politica con altre armi, né con il vecchio dogmatismo, né con il piombo.

Passava la formazione embrionale di un nuovo linguaggio, Umberto Eco ritenne che questo nuovo linguaggio che stava nascendo fosse più vicino a quello di Beckett che di tanti suoi estimatori che si riunivano nei teatri d’Avanguardia.

Eravate colti, intellettuali?

 No, era al contrario l’idea della realizzazione di una coscienza collettiva non legata ai testi reali di conoscenza…

Cosa ne è stato?

 In pochi lo ricordano ma sull’ onda di quel fermento nacquero festival di poeti, una lingua che dai libri diventava fatto quotidiano, gesto,  i gesti diventavano la lingua dei fatti, era un linguaggio che voleva smontare l’ ordine del discorso, un  linguaggio  che entrava  in circolo attraverso la satira.

C’era molta ironia?

 Era un dato diffuso, era l’arma primaria degli indiani metropolitani che passò nel giornale Lotta Continua, l’ organizzazione era morta, la pagina delle lettere di  Lotta Continua però era un continuo di sfoghi non politici, come si potrebbe immaginare, ma sentimentali, il privato diventava politico era un nuovo modo di vivere e sentire la politica.

Tano D’amico mi ha detto che però le sue foto non erano accettate?

 Infatti in Lotta Continua non vi era una ricerca delle immagini, non si dava importanza alla visione, era un frullatore dove confluivano le istanze più disperate e disparate.

Anche i Cinque Stelle sono un movimento?

Si ma noi non eravamo collegati a partiti istituzionali, Grillo nasce sì dal basso, dalla gente che si è  scocciata, salvo poi che comunque viene delegata ad un capo e attraverso la rete si vuole ripristinare questa spinta dal basso ma anche li c’ è poi una proprietà, e qualsiasi capo o proprietà mette un’ipoteca forte all’idea di movimento, a me personalmente interessa poco trovare un movimento politico che mi soddisfi .

Il movimento del ’77 rifiutava qualsiasi idea di capo, qualsiasi delega, per questo vi furono tanti gruppetti, giornali che si moltiplicavano,   non vi era l’idea di un capo, ciò che poi porta a degli scontri perché ci sarà sempre qualcuno che vorrà mettersi alla testa.Grillo si prende sul serio mente l’ironia e lo sberleffo prevede un non prendersi mai sul serio.

Gli indiani metropolitani fondarono OASK, eravamo in disgregazione, ogni assunzione di un comportamento diventa retorico .

Eravamo contro ogni forma di ripetizione di uno schema, si voleva distruggere l’idea di militanza, i militanti li chiamavamo  “militonti”, volevamo riprenderci la vita fuori dagli schemi della politica che chiamavamo “politika”.C’ era un Altrove,un segmento di tempo e di spazi liberati, reinventandosi  lo spazio e le occasioni per stare insieme e contestare,  ma come scrisse il poeta Vladimir Maiakovki: “La barca dell’ amore si è infranta sullo scoglio della realtà.

 

 

 

Museo di Roma in Trastevere

’77 una storia di quarant’anni fa nei lavori di Tano D’Amico e Pablo Echaurren

dal 23/09/2017 al 14/01/2018

 

 

Il Piombo e le Rose,

Utopia e Creatività nel Movimento 1977, Opere di Tano D’Amico e Pablo Echaurren,

testi di Gabriele Agostini, Tano D’Amico ,Pablo Echaurren,  Diego Mormorio,  Raffaella Perna Kevin Repp,  Claudia Salaris,  Gianfranco Sanguinetti, a cura di Gabriele Agostini. Ed. Postcart

 

 

 

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2 Commenti

2 Comments

  1. Acqua Buia

    ottobre 5, 2017 at 4:42 am

    Grazie! Finalmente si vuole fare capire la “grandezza” di quel Movimento che non era violento ma lo diventò, in parte e solo per autodifesa, dopo le dichiarazioni del “Generale Custer” Kossiga in televisione, dopo il ferimento (da parte della Polizia) di Paolo e Daddo a piazza Indipendenza, “Ora tenete i vostri figli a casa perché da oggi sarà sempre così!”. Una vera e propria dichiarazione di guerra che non potevamo accettare!
    Acqua Buia (Psicologia)

  2. Acqua Buia

    ottobre 5, 2017 at 5:20 am

    Prima ho scritto d’istinto!
    Ora voglio ricordare, da “protagonista” di quegli anni, il perché nacque quel movimento ed in base a che cosa.
    Da una parte c’era la “politica dei sacrifici” decretata dal Partito Cosidetto Comunista Italiano (PCCI) che attraverso la Triplice Sindacale dei “3 piccoli porcellin: CGIL, CISL e UIL” e per voce del suo “Superstar” Luciano Lama (ma i Lama non stavano solo nel Tibet?) uccidevano il lavoro, in particolare quello giovanile, e soffocavano ed offuscavano la mente “storica” della classe operaia: il Movimento ’77 riuscì a fare ciò che non era riuscito a fare il “borghese ’69” e cioè trovare un’unione tra classe operaia e studenti.
    Dall’altra nacque per contestare e fermare una “riforma Universitaria Malfatta (dal primo firmatario Malfatti)” che imponeva il numero chiuso, “lauree brevi”, carriere lasciate in mano ai “baroni (rossi, neri ed a pallini) universitari”, facendo in questo modo degradare lo studio universitario; riforma che poi passò sin dai tempi di Giovanni Berlinguer e che fu completata dalla Moratti e dalla Gelmini portando allo sfascio le Università (ed ora ci si meraviglia dei “doventi” arrestati?).
    Per noi lo studio doveva essere garantito a tutti, e noi volevamo studiare, volevamo sapere! Non venne mai accettato dal Movimento ’77 il “27 politico”, come qualcuno ha scritto, ma anzi si andava a sostenere gli esami portando più testi di quelli richiesti, portando tesine da discutere con il docente, costringendo in questo modo chi era pagato per “insegnarci le cose” a STUDIARE!

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La Sicurezza sul Lavoro: perché occorre Giocare Pulito – Parte 3

Marco Fiocchi

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Terza ed ultima puntata dell’inchiesta su Formazione alla Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro. Ancora la parola all’Ing. Alfredo Simonetti. Andiamo ad affrontare le grandi novità tecnologiche sul tema.

INNOVAZIONE E DIGITAL TRANSFORMATION: IL CAMBIAMENTO DELL’EDILIZIA     

          Gestire e rendere efficienti:

  • produttività, marginalità, dimensioni delle aziende, riuso del patrimonio (e tutto ciò che ad esso si collega: qualità, sostenibilità, innovazione e design);
  • Il soddisfacimento della qualità, unito al rispetto dei tempi di consegna nonché del costo preventivato;

tutto questo è il compito richiesto dalla filiera delle costruzioni, passare dalla “parcellizzazione di compiti e responsabilità” ad un “governo della complessità del processo produttivo”.

Stiamo parlando di Edilizia 4.0, un cambiamento radicale del modello di filiera che abbandona l’individualismo tra i diversi soggetti, per passare a un nuovo rapporto basato sull’integrazione collaborativa di tutti gli attori del processo chiamati a progettare, costruire, fabbricare i materiali da costruzione, elevando lo standard delle competenze e la propensione alla soddisfazione del cliente attraverso prodotti sempre più “tailor-made”.

In questo contesto, le opportunità offerte dall’innovazione e dal progresso tecnologico permettono di gestire la complessità dei processi progettuali/realizzativi in maniera sempre più interoperabile, un ruolo importante in un settore che non ha mai ritenuto potesse essere investito dalla trasformazione digitale.

La digitalizzazione, deve essere messa anche al servizio della manutenzione dei servizi accessori agli edifici facility management e della sicurezza del patrimonio edilizio. Le moderne tecnologie possono, infatti, fornirci indicazioni dettagliate sullo stato di salute degli edifici e delle infrastrutture, per poter intervenire tempestivamente con un piano di manutenzione o agevolare, nonché incentivare, la ricostruzione a seguito di crolli.

BIM (BUILDING INFORMATION MODELLING)

La costruzione di un edificio produce un prezioso capitale di dati finora largamente smarrito all’interno dei processi tradizionali della manifattura edilizia.

Il metodo BIM – Building Information Modelling, consente l’informatizzazione delle fasi del processo edilizio e la rappresentazione digitale dell’opera lungo il suo intero ciclo di vita – dalla progettazione, alla realizzazione, alla manutenzione, alla dismissione.

L’adozione di tale strumento – che permette vari livelli di dettaglio a seconda delle diverse esigenze – consente di ottenere significativi benefici, ad esempio;

  • un minor tempo di realizzazione,
  • una maggior rispondenza dell’opera alle esigenze della committenza,
  • una più elevata probabilità di rispetto dei costi preventivati,

caratteristiche, queste, che vertono per una sola finalità: la qualità dell’opera.

Uno strumento che non si presta all’utilizzo dei soli progettisti, ma è di grande utilità per tutti gli operatori della filiera dell’edilizia, interessando ciascuno per la sua parte di competenza.

Un utilizzo coordinato – nell’ambito di un progetto/cantiere- condiviso da tutte le diverse figure tecniche che lavorano su una stessa opera, può portare un “dividendo” di benefici a livello generale, una vera ottimizzazione del processo, e di conseguenza è fondamentale, laddove possibile, eliminare le asimmetrie di utilizzo, facendo in modo che tanto dal lato della committenza, quanto da quello delle imprese, vi sia un linguaggio comune con il quale dialogare  in modo da poter raggiungere i vantaggi generali già citati.

Per questo è importante cercare di assicurare che l’impegno delle imprese a utilizzare il BIM si accompagni all’interesse e all’utilizzo anche e soprattutto da parte dei soggetti appaltanti, dei progettisti, dei fornitori di materiali, e in generale di tutti gli operatori che intervengono nel processo edile.

Una vera e propria trasformazione del settore in senso digitale che entro il 2022 diventerà obbligatoria per tutte le opere.

La Commissione chiamata a fornire le indicazioni per l’entrata in vigore del BIM nelle opere pubbliche, è stata istituita presso il MIT secondo quanto previsto dal nuovo codice appalti (D.lgs. 50/2016), art. 23 comma 13:

Con decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, da adottare entro il 31 luglio 2016, anche avvalendosi di una Commissione appositamente istituita presso il medesimo Ministero, senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica sono definiti le modalità e i tempi di progressiva introduzione dell’obbligatorietà dei suddetti metodi presso le stazioni appaltanti, le amministrazioni concedenti e gli operatori economici, valutata in relazione alla tipologia delle opere da affidare e della strategia di digitalizzazione delle amministrazioni pubbliche e del settore delle costruzioni.

REALTA’ AUMENTATA, DRONI, TELECAMERE SU GRU AL SERVIZIO DEI CANTIERI

In edilizia, e più in particolare nel mondo dei produttori e fornitori di materiali e componenti, la corretta e immediata comunicazione in merito alle informazioni tecniche è un tema che merita di poter essere sviluppato con approcci diversi dalla diffusione in sede, o -al più- via web, di brochure, schede di prodotto, schede tecniche di catalogo e schede di sicurezza cartacee.

La realtà aumentata, una tecnologia che sovrappone a ciò che si trova nell’ambiente reale, immagini che vengono aggiunte tramite software e percepite dagli utenti attraverso dispositivi indossabili (smart glasses) o altri più comuni come smartphone o tablet, permette di visualizzare tutte le informazioni necessarie per l’acquisto e la gestione del materiale, dalla fase di progettazione alla fase operativa, mostrando le modalità di approvvigionamento, movimentazione, stoccaggio, lavorazione e collocamento in opera, fino alla gestione dei rifiuti in cantiere, alle eventuali manutenzioni, alla gestione della sicurezza d’uso per garantire la salute per gli operatori.

Per il monitoraggio logistico delle operazioni, invece, sono di indubbio vantaggio i droni.

Le video ispezioni sono di sicuro l’impiego più immediato e rapido ed è comprovato il vantaggio legato al loro utilizzo per video- esaminare lo stato di conservazione di: tetti, grondaie, capannoni, tralicci, verifica amianto, una visione di insieme di un edificio da analizzare, da riprodurre, da raccontare attraverso immagini inedite che permettono una visione d’insieme.

Inoltre con l’aggiunta di una fotocamera ad infrarossi è possibile rilevare eventuali dispersioni di calore dagli edifici, infiltrazioni d’acqua dalle fondamenta, o oltre problematiche causate dalle intemperie. Quando quanto descritto non fosse possibile, si possono adottare sistemi di mappatura con telecamere installate su gru, un’alternativa che consente l’acquisizione automatizzata dei dati sul sito a costi minimi. Una telecamera montata su una gru (fissata all’estremità o lungo il braccio), rappresenta un’ottima alternativa alla mappatura dei droni e alle tecniche tradizionali; le gru sono già presenti nei cantieri e non è richiesta alcuna autorizzazione di volo, nei luoghi in cui i voli a drone sono a volte troppo difficili o addirittura impossibili.

La soluzione per telecamere per gru produce risultati di rilevamento simili a quelli dei droni, ma il sistema funziona senza intervento umano. Fornisce automaticamente aggiornamenti giornalieri dello stato di fatto, che sono disponibili sul cloud per essere analizzati e condivisi con chiunque abbia bisogno di rivedere lo stato attuale del sito, inoltre, i risultati possono essere esportati nei software di Information Modeling per ulteriori analisi.

Con la mappatura continua durante i lavori di costruzione, è più facile monitorare un sito e individuare tempestivamente errori o omissioni.

ROBOT MURATORI E STAMPA 3D, ALLEATI DELL’ARCHITETTURA E DELL’EDILIZIA

Grazie alla tecnologia i muratori potranno essere sostituiti in parte da robot, minuscoli muratori capaci di tirare su piccole piramidi, torri e castelli, mattone dopo mattone, senza seguire un progetto: i robot sono il primo passo verso una futura generazione di macchine capaci di costruire seguendo un progetto disegnato e pianificato dall’uomo.

In futuro, potrebbero essere utilizzati per costruire sbarramenti con sacchi di sabbia in caso di alluvioni, oppure, con un po’ di immaginazione, potrebbero diventare i primi alleati per costruire in zone impervie o in fasi di lavoro altamente rischiose. 

Al momento, però, sono incapaci di seguire un progetto; si spostano grazie a ruote con tre uncini che permettono loro di arrampicarsi e percepiscono l’ambiente in cui lavorano grazie a una serie di mini-sensori. Tutto quello che serve a ciascuno di essi per orientarsi sono i sensori che gli permettono di seguire quello che accade nell’ambiente che lo circonda e di coordinare le loro azioni.

Tale metodo di comunicazione è chiamato stigmergia, ed è caratteristico degli individui che, in un sistema decentrato, si scambiano informazioni per modificare l’ambiente circostante.

In natura, le termiti e le formiche sono gli esempi maggiormente azzeccati di questo tipo di comunicazione; si comportano così anche i minuscoli robot muratori, progettati traducendo la stigmergia in algoritmi che controllano movimenti molto semplici. Ogni robot conosce solo regole elementari, come appoggiare un mattone o salire di un gradino, ma presi tutti insieme mostrano un comportamento intelligente. Percepiscono l’ambiente in cui lavorano grazie a una serie di sensori e in questo modo riescono a edificare piramidi a gradoni oppure edifici a base rettangolare e con ampi ingressi, senza avere alcun progetto di riferimento. Funzionano come un unico sistema complesso, composto da elementi indipendenti che singolarmente compiono azioni molto elementari, ma che tutti insieme riescono a raggiungere obiettivi complessi.

In architettura, creare un modello in scala del proprio progetto è senz’altro la soluzione migliore per presentarlo, per descriverlo; costruirlo con una stampante 3D significa tramutare il proprio progetto in un plastico realistico, ricco di dettagli personalizzati e decorato a regola d’arte.

Con le stampanti 3D si può riprodurre rapidamente e a basso costo modellazioni di terreni, mappe urbane e del sottosuolo ad altissima precisione, a colori e senza limitazioni geometriche alcune.

La semplificazione dei metodi riproduttivi fa sì che non solo il tecnico sia in grado di leggere la tessitura urbana, ma anche uno spettatore non esperto possa veder rappresentato un progetto in modo comprensibile. Dall’altro lato, ciò consente la valutazione dei progetti con differenti attività: la produzione di modelli in diverse scale, la simulazione degli effetti morfologico-visivi, ambientali e urbanistici dei progetti urbani.

La stampa in 3D non rappresenta solo la possibilità di riprodurre, ma può e deve esser considerata come l’opportunità di caratterizzare ed evolvere un’immagine trasformandola secondo un processo di rielaborazione della realtà percettibile.

CONCLUSIONI

L’Edilizia deve e può innovarsi. È un settore strategico che non può auto-escludersi dal processo di trasformazione digitale in atto.

Occorre uno sforzo collaborativo, di filiera o di settore, volto alla condivisione di investimenti e del capitale umano, nell’ottica di un comune aumento della competitività e ampliamento di mercato. Alcune di queste tecnologie sembrano escludere il lavoro umano, ma in realtà necessitano di un percorso di qualificazione e integrazione professionale.

Edilizia 4.0 significa innovazione e crescita di un comparto che sta cercando di uscire da anni bui e travagliati con la necessità e volontà di porsi degli obiettivi da cui partire per poi compiere tutte le azioni mirate a raggiungerli nel migliore dei modi.

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Gianni Morandi torna a Taormina con un live strepitoso

Angela Failla

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In rotazione radiofonica con il nuovo singolo “ULTRALEGGERO” – scritto da Ivano Fossati –  GIANNI MORANDI si prepara all’attesissimo spettacolo che lo vedrà esibirsi dal vivo al Teatro antico di TAORMINA IL 18 LUGLIO, dove tornerà a quattro anni dall’ultimo straordinario live, per l’unico concerto di questa estate in Sicilia, inserito nella rassegna TAOmusica 2018 al Teatro antico.

Uno show imperdibile, con una tracklist di oltre 40 brani per più di due ore di live: il Gianni Morandi Tour 2018 “d’amore d’autore” è un viaggio a “100 all’ora” tra i successi di Morandi che fanno parte della storia della canzone italiana e le hit di “d’amore d’autore”, un progetto unico, che ha visto il coinvolgimento di grandi autori della musica italiana, Elisa, Ivano Fossati, Levante, Luciano Ligabue, Ermal Meta, Tommaso Paradiso, Giuliano Sangiorgi, Paolo Simoni e che contiene Onda su onda, il brano di Paolo Conte nel quale duetta con Fiorella Mannoia.

Sullo sfondo di un design asimmetrico, Gianni Morandi si esibisce con la sua band che è composta da giovani musicisti provenienti dall’area emiliana: Alberto Paderni alla batteria, Mattia Bigi al basso, Lele Leonardi e Elia Garutti alla chitarra, Alessandro Magri alle tastiere, Simone D’Eusanio al violino, Francesco Montisano al sax, Lisa Manara, Augusta Trebeschi e Moris Pradella ai cori.

Il brano Ultraleggero è stato scritto da Ivano Fossati, tra i più grandi autori della musica italiana, che ha scelto di regalare le sue parole a Gianni Morandi nel segno della stima e dell’amicizia che li lega, componendo per lui una delle canzoni più romantiche e significative dell’album. Terzo estratto da “d’amore d’autore”, il nuovo singolo segue il successo di “DOBBIAMO FARE LUCE” e “UNA VITA CHE TI SOGNO”. Il testo della canzone è un inno all’amore e alle donne: parla di quanto sia meraviglioso farle sognare e farle sentire uniche, descrivendo le sensazioni che si provano quando arriva l’amore, quel sentimento che colpisce sempre in maniera inaspettata. “Ivano ha raccontato benissimo questo stato d’animo: in pochi esprimono in musica le emozioni della vita come lui sa fare” – racconta Gianni Morandi.

Info biglietti

Platea Vip € 80,50

Tribuna Numerata € 69,00

Cavea Numerata € 57,50

Cavea Non Numerata € 46,00

Info, prevendite: www.puntoeacapo.uno

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Rome International School e Southlands, Nuovo Polo di Scuole Internazionali

Marco Fiocchi

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Studiare oggi, significa studiare nel mondo. Imparando attraverso lingue e culture diverse. Ecco perché ci piace raccontare di come proprio in questi giorni sia sorto il più importante polo dell’istruzione internazionale di Roma nonché uno dei principali in Italia, con 850 studenti dai 2 ai 18 anni provenienti da più di 60 paesi.

L’operatore globale leader nella gestione di scuole internazionali NACE Schools e i suoi partner italiani, hanno integrato due delle più prestigiose e storiche scuole internazionali della Capitale, la Rome International School e la Southlands International School.

Poli in tutti i sensi anche guardando Roma, perché la posizione unica e strategica delle due scuole, una nel quadrante centro-nord e l’altra nel quadrante sud di Roma, consentirà un presidio dell’intera città e faciliterà numerose possibilità di collaborazione. Inoltre, come membri della prima Associazione Italiana Scuole IB, la Rome International School e la Southlands International School rimarranno fortemente impegnate nel proporre un programma educativo d’eccellenza e nel perseguire i principi dell’International Baccalaureate.

In questo contesto, il nuovo gruppo ha altresì stretto un accordo istituzionale, unico nel suo genere in Italia, con l’Università LUISS Guido Carli creando uno dei più importanti progetti di collaborazione education in Italia. Grazie a ciò, gli studenti delle due scuole avranno in via esclusiva l’opportunità di accedere direttamente ai corsi di laurea triennale e a ciclo unico della LUISS, usufruire di borse di studio dedicate ai migliori studenti delle Rome International School e della Southlands International School, accedere ai programmi di orientamento universitario e di poter partecipare ad attività e lezioni tenute direttamente dai professori della LUISS presso le due scuole.

 

Il Direttore Generale della LUISS, Dott. Giovanni Lo Storto, ha dichiarato in proposito:

“Una collaborazione istituzionale locale ma di portata globale come quella con NACE Schools, porterà benefici non solo ai nostri studenti ma anche alla nostra città e al nostro paese nel suo complesso. La LUISS ha dimostrato ancora una volta il suo impegno nel raggiungimento dell’eccellenza in campo educativo e nella cooperazione internazionale, assicurando continuità di sviluppo alla Rome International School e Southlands International School”.  

Il nuovo gruppo vede come azionista di controllo Nace Schools e come partner dell’iniziativa Andrea Silvestroni e Daniele Denti, co-fondatori del gruppo con lunga esperienza nel settore Education in Italia e all’estero.

 

 

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