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Giochi di palazzo

Mondiali 2018: Siberia, la Russia che (purtroppo) non vedremo

Nicola Raucci

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I Mondiali 2018 daranno alla Russia la grande opportunità di attrarre tifosi e turisti da tutto il mondo. Una vetrina unica e sfarzosa, in grado di mettere in mostra l’ospitalità del popolo russo e la fortissima passione calcistica che attraversa tutta la nazione. Un’opportunità anche per cancellare la macchia delle violenze di alcuni facinorosi agli ultimi Europei.

Purtroppo, vi sarà un’assenza di rilievo all’evento: la Siberia. La vasta regione, che occupa i tre quarti del territorio russo, infatti non ospiterà alcuna partita. Evento che avrebbe potuto aiutare a valorizzare l’immenso patrimonio di questa terra, fornendo nuove possibilità di crescita ad una regione in stagnazione economica da un lungo periodo. Un’occasione persa per diverse ragioni. È mancata una soluzione, nonostante i ripetuti tentativi statali di pubblicizzare e attrarre capitali, che sarebbero stati sicuramente favoriti dallo snellimento burocratico sul rilascio dei visti, predisposto per Confederations Cup e Coppa del Mondo.

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Saranno così 11 le città (12 gli stadi, 6 dei quali completamente nuovi) che ospiteranno le partite: Mosca, San Pietroburgo, Kaliningrad, Nižnij Novgorod, Kazan’, Samara, Volgograd, Saransk, Soči, Rostov sul Don e Ekaterinburg.

Tutte nella Russia europea, ad eccezione di Ekaterinburg, quarta città per abitanti, nel Circondario federale degli Urali, a 40 km dal confine tra Europa ed Asia. Per cultura e pronuncia, storica città di confine, non ancora Siberia, non più Europa.



Questi mondiali ci mostreranno la grandezza e la potenza di Mosca, la magnificenza di San Pietroburgo e la modernità nella bellezza della natura di Soči, ma mancheranno i migliaia di chilometri delle terre che si estendono ad est. Terre solcate dalla storia, dai passi di esploratori e prigionieri. Terre origine di quella Russia che immaginiamo ma che rimarranno fotografie senza realtà. Si è venuto incontro alle nazionali e ai tifosi, al fine di evitare lunghi spostamenti. La Russia copre 11 fusi orari e gran parte delle città siberiane sono collegate a Mosca tramite due sole tratte aeree giornaliere. Inoltre, ferrovie e autostrade sono sì capillari ma ancora a lenta percorrenza.

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Diverse le città siberiane che avrebbero potuto ospitare gli incontri: Novosibirsk, la più popolata della regione e la terza in Russia con quasi un milione e mezzo di abitanti, Vladivostok, trafficato porto affacciato sull’Oceano Pacifico, e poi Tomsk, Kemerovo e Krasnoyarsk.

Novosibirsk, Vladivostok e Tomsk sono anche in possesso di una, per quanto limitata, storia calcistica con squadre che hanno partecipato alla Prem’er-Liga, la massima divisione del campionato russo di calcio: rispettivamente con Futbol’nyj Klub Sibir’ (1 volta), Futbol’nyj Klub Luč-Ėnergija (4 volte) e Futbol’nyj Klub Tom’ (9 volte), dal 1992 ad oggi.

Città afflitte, tuttavia, da problemi di trasporto e mancanza di infrastrutture, collegate perlopiù dalla leggendaria Transiberiana e dalla parallela autostrada. Lo Spartak Stadium di Novosibirsk, il Trud Stadium di Tomsk e il Dinamo Stadium di Vladivostok hanno una bassa capienza di spettatori (10000 – 12500) e non vanno oltre la categoria 1B (due stelle Uefa per lo Spartak Stadium). Gli unici impianti con una discreta capienza (22500 – 30000 spettatori), e sui quali la Russia ha puntato per altri eventi sportivi, sono lo Stadio Centrale di Krasnoyarsk, in cui si sono disputati alcuni match della nazionale russa di rugby e dove si terranno le Universiadi invernali del 2019, e il Khimik Stadium di Kemerovo, utilizzato per il Campionato del mondo di bandy del 2007. Nessuna possibilità in ogni caso per la FIFA World Cup 2018.

Ciononostante, il movimento calcistico siberiano è attualmente in rapida crescita, limando anno dopo anno la popolarità dei tradizionali hockey e bandy. Oggi il futbol (Футбол) è il passatempo della maggior parte dei ragazzi ed è in forte ascesa anche tra le ragazze. Nei numerosi campetti di ghiaia, circondati da ghiaccio e neve per otto mesi all’anno e copertoni colorati, nei cortili delle zone residenziali al confine con la taiga o sui campi sintetici dei centri sportivi in inverno, migliaia di giovani calciatori indossano le magliette delle più famose squadre europee, che possono e potranno solo continuare a seguire in televisione su Match! TV.

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La passione dei siberiani non è stata sufficiente e i costi eccessivi uniti ad insormontabili problemi di logistica hanno presto spento le speranze di ospitare una partita di Coppa del Mondo nella loro terra. Una sconfitta per tutti, anche per noi, che non alzeremo lo sguardo al di là degli Urali: non vedremo Čita, la piccola San Pietroburgo, Irkutsk e lo splendore del Lago Bajkal o Tomsk, dalle tradizionali abitazioni in legno del XIX secolo, che fanno di molte città della Siberia un luogo nascosto ancora tutto da scoprire.

Una grande occasione persa per il calcio che conta di farsi veicolo di apertura per cultura e conoscenza.

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Calcio

USA, Messico e Canada “United”per i Mondiali del 2026: se gli affari scavalcano i muri e la Politica

Massimiliano Guerra

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E’ ufficiale: gli Stati Uniti, Messico e Canada co-ospiteranno la Coppa del Mondo 2026. La candidatura unificata sotto il nome United, per l’appunto, ha ottenuto il trofeo più importante di tutti battendo la concorrenza del Marocco con una percentuale del 67% dei voti totali (l’Italia ha votato per il paese nordafricano). L’aspetto più importante è adesso quello di capire quale sia la ripartizione delle 80 partite totali: secondo quanto presentato al momento della candidatura dal trio oltreoceano, gli Stati Uniti ne ospiteranno 60 mentre il Messico e il Canada solo 10 a testa. Tante partite sì, perché quel Mondiale sarà formato da ben 48 squadre da 16 gruppi, vale a dire una vera e propria rivoluzione rispetto alle 32 squadre attuale. C’è però da capire però la ripartizione reale delle partite che si disputeranno: un gran vantaggio che hanno questi paesi è l’abbondanza di stadi che essi hanno sui loro territori. In effetti, anche con un totale di 80 partite da giocare, è chiaro che alcune partite verranno giocate anche in piccoli stadi di città non grandissime. Non è però da scartare l’idea che si possano costruire anche altre strutture in città che già ne hanno più di uno. C’è anche la necessità di trovare un meccanismo tale da garantire alle squadre di non fare lunghi viaggi, attraversando da est a Ovest gli Usa tra una partita e l’altra, nella prima parte del torneo. Ecco come oggi potrebbe essere suddiviso il calendario dei 16 gruppi:

Gruppo A: Los Angeles (due sedi)

Gruppo B: Phoenix e Las Vegas

Gruppo C: Miami e Orlando

Gruppo D: Washington, DC, e Philadelphia

Gruppo E: New York e Boston

Gruppo F: Seattle e Vancouver (due partite in Canada)

Gruppo G: San Diego e Guadalajara (una partita in Messico)

Gruppo H: Toronto e Montreal (tre partite in Canada)

Gruppo I: Pasadena e Guadalajara (una partita in Messico)

Gruppo J: San Jose e Santa Clara

Gruppo K: San Antonio e Dallas

Gruppo L: Città del Messico (due sedi; tre partite in Messico)

Gruppo M: Monterrey e Houston (due partite in Messico)

Gruppo N: Chicago e Detroit

Gruppo O: New York e Montreal (due giochi in Canada)

Gruppo P: Atlanta e Nashville.

Dopo la fase a gironi, il numero di partite e quindi di stadi necessari per ospitarle, sarebbe ridotto. Sulla base del modello proposto il Messico e il Canada potrebbero ospitare tre partite a testa nel primo turno ad eliminazione diretta a 32 squadre. Lo scenario più logico sarebbe quindi quello che vede la partita di apertura allo Stadio Azteca, che ha anche ospitato due finali della Coppa del Mondo nel 1970 e nel 1986, mentre la finale, sarebbe con tutta probabilità essere giocata a New York o a Los Angeles al Rose Bowl di Pasadena che ospitò l’atto finale tra Brasile ed Italia nel ‘94 con temperature infernali.

Come ha dichiarato il presidente della Us Soccer, Sunil Gulati“Le trattative per la spartizione delle partite non è stata facile perché tutti i paesi ne volevano di più, ma alla fine abbiamo trovato un accordo”. Un accordo quindi tra Stati Uniti, Messico e Canada (che diventa con Stati Uniti, Svezia e Germania, uno dei paesi ad aver organizzato sia un Mondiale maschile, sia uno Femminile) in un momento politico così delicato tra questi tre Stati è già una notizia. E’ stato proprio Gulati poi a darci una notizia ancora più importante e cioè come sia nato tutto con la benedizione del presidente Trump: “La candidatura dei tre paesi ha avuto il pieno sostegno del presidente anche se l’attacco al Messico è stato uno dei temi principali della sua campagna elettorale. I colloqui con il presidente, effettuati da un intermediario negli ultimi 30 giorni, hanno rivelato come il presidente abbia supportato e incoraggiato la collaborazione con il Messico. Certo ci sono  preoccupazioni circa l’arrivo di squadre e appassionati da tanti paesi del Mondo in relazione alle restrizioni in materia di immigrazione, ma siamo certi che troveremo una soluzione”.

Dunque Trump mentre da una parte minaccia il rafforzamento di muri divisori dal Messico e annuncia giri di vite sul tema dell’immigrazione, dall’altra combatte la guerra commerciale con il Canada, ma apre ad una collaborazione per organizzare una competizione che muoverà tantissima gente nell’arco di più di un mese. Un comportamento ambivalente, che però proprio Gulati spiega: “Una Coppa del Mondo in Nord America, con 60 partite negli Stati Uniti, sarebbe, di gran lunga, la Coppa del mondo di maggior successo nella storia della FIFA, in termini economici”. Ecco allora che si spiega tutto. Trump da uomo d’affari, prima che uomo politico, ha fiutato l’occasione per poter rilanciare l’economia statunitense nel lungo periodo e un affare da quasi “un miliardo di dollari”, non può essere buttato via così a cuor leggero. Quindi lo sport (supportato da un pesante aspetto economico) potrebbe in un modo o nell’altro abbattere le divisioni tra Stati e soprattutto mitigare le tensioni che in Nord America negli ultimi mesi si sono accumulate in maniera quasi sconsiderata. Sia a Nord che a Sud.

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Calcio

La Casa de Julen

Lorenzo Semino

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Il piano di Lopetegui e della Federazione per mettere a segno un colpo mondiale si complica improvvisamente: la resistenza è appena cominciata o la casa di carta si sgretolerà al primo colpo di vento? Fernando Hierro e Sergio Ramos potrebbero avere la risposta.

Mai mettere i piedi in testa alla federazione spagnola, parola di Rubiales.

L’avventura del successore designato di Del Bosque con le Furie Rosse si è fermata a metà strada, dopo una lunga passeggiata di salute verso il primo posto nel girone di qualificazione al Mondiale ormai in arrivo.

LE SEI E VENTISEI – Alle 17.26 il Real Madrid comunicava l’arrivo di Julen Lopetegui sulla panchina dei Galacticos a partire dalla prossima stagione. A Krasnodar le lancette segnavano le sei e ventisei, il ticchettio costante ed incessante non avrebbe mai fatto presagire un epilogo del genere. Antonio Conte, già sicuro del posto al Chelsea al termine del campionato europeo, nell’estate del 2016 portò l’Italia sul tetto del mondo per qualche giorno proprio con la vittoria sulla Spagna. L’ex tecnico del Porto non prenderà invece mai parte al “suo” Mondiale in seguito al clamoroso esonero, comunicato dalla Federcalcio spagnola a distanza di poche ore dall’annuncio del suo approdo al Santiago Bernabeu. Tutta colpa del colpo di testa di Zidane o a sancire la fine del patriarcato sono state modalità, tempistica e la mancata comunicazione da parte dello stesso Lopetegui a Rubiales? Scherzi a parte, senza dubbio la seconda opzione.

Fernando Hierro si trova in mano una rosa senza scrupoli, disegnata da un tecnico dalle idee chiare e senza mezze misure. Forse troppo? Nato e cresciuto fra i grandi club di Spagna, la versione cartacea di FourFourTwo faceva notare in tempi non sospetti come la grande esperienza di Lopetegui (anche nelle vesti di commentatore tecnico) sarebbe stato l’asso nella manica per non farsi domare nemmeno dai media ispanofoni. Media che ora rischiano di farlo davvero a pezzetti. Squadra troppo forte per essere vera? Dipende, perché nella selezione delle 23 Furie Rosse non sempre Lopetegui ha tenuto conto di numeri e fama mondiale. La chiamata di Rodrigo Moreno Machado al posto di Alvaro Morata ne è un esempio, il benservito a Marcos Alonso per far spazio a un terzino destro come Odriozola la prova del nove.

CASA DE PAPEL –Vediamo le conseguenze solamente quando sono di fronte alle nostre narici” è una fra le tante massime pronunciate dal personaggio Tokyo nella serie televisiva più discussa del 2018 e del paese. Spicca la saggezza di Mosca, città che El Profesòr Julen non vedrà da vicino nelle vesti di allenatore della Spagna, per un gesto ritenuto come poco assennato.

Sergio Ramos, nel frattempo, pone le basi per un patriarcato ergendosi a capopopolo. Nel giorno in cui la Spagna si prepara ad accogliere Aquarius, Lopetegui salta giù dal carro proprio come Tokyo in sella alla sua Enduro e la Nazionale si getta in mare, pronta a rispondere solamente a sé stessa, il capitano del Real Madrid manda un messaggio in mondovisione dalle mura di Krasnodar: “Siamo la Nazionale, rappresentiamo uno stemma, due colori, una tifoseria, un paese intero. La responsabilità ed il nostro impegno sono tutti con voi e per voi. Ieri, oggi e domani: uniti”. Di questi tempi, aggiungerei: “Noi siamo la resistenza”.

Non ditelo a Fernando Hierro, che potrebbe avere in tasca l’origami vincente per mettere a segno il colpo perfetto. Mentre si scatena la bufera, comincia un vero patriarcato.

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Calcio

PSG vs FPF: un rapporto complicato

Emanuele Sabatino

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Il Paris Saint-Germain rischia seriamente di essere sanzionato dalla Uefa per aver infranto le regole del Financial Fair Play dovuto alle grandi spese della scorsa finestra di mercato estiva.

Il board della Uefa ha dichiarato che indagherà sulle finanze dei campioni di Francia dopo l’acquisizione di Neymar, record mondiale per un trasferimento, dal Barcellona e di Mbappe’ dal Monaco.

Le punizioni però non sono del tutto chiare: quella più leggera sarebbe una cospicua multa da pagare, le altre, sempre probabili, vanno dalla restrizione della rosa fino alla vendita forzata di alcuni giocatori per rientrare nei limiti dei regolamenti posti dalla UEFA. Altra ipotesi è quella del blocco del mercato come accaduto anche ad altre compagini.

Il presidente del club Nasser Al-Khelaifi ha aspramente criticato la decisione della UEFA di investigare affermando con forza che le finanze del club sono assolutamente in ordine e rispettose del FFP.

Il fulcro del problema che viene contestato alla squadra campione di Francia è quello di spendere soldi che non ha ma il magnate del Qatar ha ribadito all’Equipe che tutti i soldi spesi provengono da fonti lecite e legittime:

Per me onestamente sarebbe alquanto sorprendente, anormale e scandaloso essere sanzionato. Abbiamo sempre seguito le regole. E’ vero che la UEFA è stata molto dura durante i nostri colloqui e qualche volta ingiusta. Noi abbiamo fatto nulla di sbagliato. Loro sanno da dove vengono i nostri soldi. Non abbiamo debiti e abbiamo dato loro tutte le garanzie del caso”.

A rincarare la tesi ci ha pensato ieri Javier Tebas, numero uno della Liga Spagnola che ha sostenuto l’Uefa nell’apertura dell’indagine nei confronti del club transalpino, augurandosi che venga escluso dalle competizioni europee per “aver barato economicamente e le squadre eliminate da loro sono state vittime delle loro trappole”. Il suo attacco non riguarda solo il PSG ma anche il Manchester City, anch’esso in mano agli emiri e sempre nel mirino degli ispettori Uefa per le spese folli sul mercato.

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