Sabato 9 aprile all’International Stadium di Dublino si è tenuto  il Total Extreme Fighting (TEF),  importante evento di arti marziali miste (MMA) irlandese. Come da programma si sono affrontati Joao Carvalho e Charlie Ward. Il portoghese Carvalho perde l’incontro al terzo round dopo un ko tecnico.

Questo è quello che vediamo nel video che da sabato scorso circola in rete, quello che non vediamo sono le conseguenze di questa ultima ripresa che corrispondono per il ventottenne Carvalho alla morte, sopraggiunta, come annunciato dal suo team, Nobrega, e dal TEF, lunedì alle 21:35.

Cesar Silva, amministratore delegato del TEF, dichiara che il personale paramedico era presente all’incontro e che la gravità della situazione era stata riconosciuta immediatamente ed affrontata. È stata rispettata la prassi e Carvalho ha ricevuto la migliore assistenza.

Concordano con quanto dichiarato da Silva sia i famigliari che il team e, in effetti, i fatti sembrano dare ragione di quanto detto.

Dopo l’incontro Carvalho inizia a sentirsi male, il personale paramedico lo soccorre e, venti minuti dopo la gara, è al Beaumont Hospital dove subirà un intervento chirurgico al cervello e rimarrà in condizioni critiche per 48 ore sino alla morte.

Ward è accusato da critici sportivi, giornalisti e dall’opinione pubblica di aver picchiato troppo forte. Vediamo dalle immagini che l’irlandese sferra, su un Carvalho ormai a terra, almeno otto colpi alla testa prima di essere allontanato fisicamente dall’arbitro.

A sua difesa accorre il padre, Charlie Ward Senior, intervenuto telefonicamente in una trasmissione dell’emittente televisiva pubblica  irlandese (RTE) dopo un duro attacco da parte del conduttore Joe Duffy, dichiarando che il figlio non aveva intenzione di uccidere nessuno e che il suo scopo era vincere e che, a suo avviso, l’arbitro avrebbe dovuto intervenire prima a fermare l’incontro.

La stessa linea di difesa viene adottata da Conor McGregor, campione dei pesi piuma dal 2015 per la UFC (Ultimate Fighting Championship) che si allena nella stessa squadra di Welter ed era presente all’incontro. Se c’è una colpa, quindi, secondo il team irlandese questa è dell’arbitro.

Tirato in causa, Mariusz Domasat, che diresse l’incontro, risponde alle accuse: non è d’accordo, è certo di aver fermato l’incontro al momento giusto ed invita ad analizzare le immagini per rendersi conto che non c’era alcun ragione per cui avrebbe dovuto interrompere prima l’incontro.

Un altro aspetto, che questo tragico episodio ha messo in luce, è il rapporto che le organizzazioni di MMA, che promuovono e gestiscono questi eventi, hanno con le istituzioni locali, in questo caso irlandesi.

Attualmente la MMA non è regolato dallo Sport Ireland, agenzia nazionale per lo sport in Irlanda, il cui amministratore delegato, John Treacy, dichiara che le arti marziali miste dovranno accettare una regolamentazione adeguata se vorranno continuare ad essere praticate nel paese.

Treacy ritiene e mette in guardia i promotori di questo sport ad organizzare altri eventi in Irlanda senza prima aver valutato nuove norme di sicurezza.

Lo stesso ministro per il turismo e lo sport irlandese, Michael Ring, ha chiesto allo Sport Ireland di presentare alle organizzazioni delle linee guida alle quali dovranno attenersi, e mette l’accento su quanto la disciplina negli ultimi anni abbia preso piede nel paese, specialmente dopo il successo di Conor McGregor. A suo avviso il problema è che non c’è un organizzazione nazionale della MMA alla quale fare riferimento in queste circostanze.

Le responsabilità di quanto accaduto non appaiono, quindi, orientarsi verso il personale medico o le procedure adottate ma si spostano direttamente nella gabbia. Si svegliano così antiche polemiche che vanno a colpire i veri protagonisti di questo sport: i lottatori, l’arbitro e la natura stessa della disciplina.

Ecco il video dell’incontro:

FOTO: www.irishmirror.ie

 

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