Altalena di emozioni, vizi e virtù dell’umanità: specchio fedele della società, spesso abile a dimenticare in fretta quanto ricevuto. Il calcio è anche questo, capace di trasformare in pochi mesi un divertente ottovolante in una strada maledettamente in salita: chiedere conferma ai calciatori del Pescara, contestati pesantemente dalla tifoseria organizzata della Curva Nord in occasione della cena di Natale. Nessun augurio, tanti rimproveri, recitati con toni aspri dopo una prima parte di campionato con 16 partite senza vittorie sul campo (l’unico bottino pieno è maturato a tavolino contro il Sassuolo): ad agire da detonatore alla miccia biancoazzurra, la recente sconfitta nello scontro diretto di Crotone. Tutti nel calderone: calciatori, mister Massimo Oddo– sino all’altro giorno idolo della piazza – giornalisti, staff societario, famiglie e anche partner commerciali del club, presenti per l’occasione nel Porto Turistico, sede deputata per lo scambio di auguri. Calci, sputi e pugni alle auto, petardi e fumogeni a indicare l’uscita e l’intervento della Polizia nei panni del Caronte dell’Adriatico. Solo così i protagonisti della cena natalizia sono stati “traghettati” al luogo deputato. Con uno striscione eloquente all’orizzonte, “Vergognatevi”. Dalla vergogna alla gogna, però, il passo è breve.

E dire che “il calcio non è una guerra”, come ha ribadito a chiare lettere i presidente pescarese Daniele Sebastiani, in questi casi non basta: forse sarebbe utile ricordare che, con 5 milioni di fatturato, il proprietario del club, attivo nel business della finanza (leasing) e delle costruzioni, è quello che “produce” meno tra i suoi 20 colleghi di massima serie. Nonostante questo dato economico il numero uno del sodalizio biancazzuro è riuscito a portare la città di Pescara per due volte in serie A nel giro di soli quattro anni: la classifica è deprimente, con 8 punti all’attivo e il penultimo posto, ma complice l’andamento diesel di Empoli, Crotone e Palermo, la salvezza è distante solo tre punti con 22 partite ancora da giocare. Qualche errore di costruzione in rosa c’è: difesa poco solida, con Campagnaro che accusa le primavere che passano e Gyomber alla ricerca di identità, poca fisicità nel cuore del campo e l’assenza di una prima punta vera sono deficit che si pagano. “Faremo un mercato che possa soddisfare le richieste di Oddo, che resta il nostro allenatore – ha assicurato Sebastiani – e cercheremo di tirarci fuori da questa situazione”.

Gli strappi in tono solenne tra tifoserie e squadra, però, restano abitudine ormai sempre più eclatante nel calcio di casa nostra: a volte con declinazioni macabre, come le 11 croci apposte tre anni e mezzo fa dai tifosi dell’Ascoli sul campo di allenamento per denunciare lo scarso impegno della squadra allora guidata da Silva, o violente, come le minacce di morte tracciate su alcuni muri della città nei confronti dei calciatori della Roma un anno fa, dopo il ko in Coppa Italia contro lo Spezia. E chi non ricorda gli “indegni, togliete la maglia?” pronunciato dai tifosi del Genoa ai grifoni in Genoa-Siena 0-4, gara sospesa il 22 aprile 2012: o ancora gli infortuni simulati nell’ottobre 2013 dai calciatori della Nocerina all’Arechi di Salerno per perdere a tavolino il derby-iniziato già con 30 minuti di ritardo per le minacce subite dalla squadra ospite nel ritiro di Mercato San Severino da un centinaio di tifosi nocerini- perché agli ultras ospiti era stata impedita la trasferta? La carrellata tricolore sarebbe lunga: le minacce di invasione degli juventini in Juventus-Parma 2-3 del maggio 2010, le minacce degli ultras del Cagliari in ritiro nell’aprile 2015, gli “inviti accorati” ai rispettivi calciatori per non perdere a ogni costo la finale di Tim Cup 2013 tra Roma e Lazio. Anche fuori dai nostri confini gli eccessi non mancano: chiedere conferma al difensore messicano del PSV Eindhoven: Héctor Moreno. dopo aver provocato la rottura di tibia e perone, con un intervento folle, a Luke Shaw del Manchester United, il difensore è stato perseguitato da minacce di morte. Stesso film nel 2014 per Paul Dummett del Newcastle: contrasto duro su Luis Suarez, all’epoca al Liverpool, e menisco sinistro del Pistolero ko. Grazie ad un immediato intervento chirurgico, Suarez riuscì a partecipare al Mondiale 2014. Ma, le continue minacce ricevute da Dummett hanno portato il difensore a minacciare di togliersi la vita. Competizione iridata pericolosa anche per il colombiano Zuniga: la “caccia” contro di lui sul web si è aperta dopo aver k.o. la stella di casa, Neymar, con una frattura alla quarta vertebra lombare. Non mancano anche campagne “intestine”: nella scorsa stagione, durante un allenamento il difensore dell’Arsenal Gabriel Paulista aveva provocato la rottura del perone sinistro a Jack Wilshere. Immediata, sui social, la corsa all’insulto difensore brasiliano. Il calcio è uno sport molto competitivo, eccezionale moltiplicatore di gioie e dolori. Ogni tifoso vorrebbe che la sua squadra del cuore vincesse ogni partita, specie contro i rivali di sempre. Ma a volte è bene fissare nella mente una frase chiave di Febbre a 90°, capolavoro della letteratura sportiva: “Il calcio è uno sport molto competitivo. La vita non è, e non è mai stata, una vittoria in casa per 2-0 contro i primi in classifica con la pancia piena di patatine fritte”.

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