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Milano Quanta: una festa per la squadra leader dell’hockey inline italiano

Lorenzo De Vidovich

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Il quinto scudetto consecutivo, il sesto negli ultimi anni, non poteva non essere festeggiato a dovere, nella cornice dell’innovativo e avveniristico centro sportivo che da anni ospita la Milano dell’hockey inline: il Quanta Village. Del Milano Quanta ne avevamo parlato due mesi fa quando sollevava verso il cielo il quinto titolo italiano di fila, dopo aver superato Cittadella nella serie finale. Nella serata di sabato 9 luglio, il Presidente del Milano Quanta, Umberto Quintavalle, ha voluto organizzare la #festascudetto2016, per onorare al meglio gli impegni dei rinoceronti (simbolo del Milano Quanta) nell’ultima stagione e in tutti questi anni vincenti, non solo nel Campionato Italiano, ma anche agli appena conclusi Mondiali di hockey inline disputati ad Asiago e Roana, che hanno visto un’Italia trionfale, che ha sì dovuto accontentarsi della medaglia d’argento, ma raggiungendo una finale con un gruppo fortemente coeso che ha dimostrato tutto il suo potenziale, legittimando che l’hockey italiano è vivo e può contare su atleti di grande talento e sull’esperienza di molti senatori, come Luca Rigoni, che ha disputato il Mondiale da Capitano, e a Milano, dopo aver appeso i pattini al chiodo, dalla prossima stagione ricoprirà il ruolo di allenatore: «per il carattere che ho io avrei giocato fino ad 80 anni, chi mi conosce lo sa, però sono onorato e orgoglioso di aver ricevuto questa opportunità, l’unica cosa che posso dire è che ci metterò l’anima come ho sempre fatto da giocatore», commenta il nuovo coach ai nostri microfoni e a quelli di Hockeywords, sito d’approfondimento sportivo dal mondo dei pattini.

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Prima della cena per festeggiare i successi sportivi del suo Milano Quanta, il Presidente Quintavalle ha tenuto un sincero discorso di ringraziamento a tutti gli sportivi e gli addetti ai lavori, anche per dettare le linee in ottica futura: «vorrei vincere il settimo scudetto, ma anche la Coppa Italia e la Supercoppa, e sogno la Champions. Perdiamo forse un po’ di qualità ma cambiamo pagina puntando sui giovani, abbiamo già individuato alcuni talenti dai Mondiali U20 e da quelli della Nazionale maggiore. In più avremo un nuovo coach, Luca Rigoni». Nei festeggiamenti, il Presidente ha premiato i suoi giocatori con una targhetta di riconoscimento, presente anche l’agordino Nicola Fontanive (qui la nostra intervista) fresco di rinnovo a Cortina, sul ghiaccio (farà la Alps Hockey Liga, ndr), ma ormai punto di riferimento anche al Quanta Club.  Tra gli altri fuoriclasse, Mattia Mai, Andrea Delfino, Gianluca Tomasello, ed Emanuele Banchero, storico giocatore del Quanta e della Nazionale, che suo malgrado ha dovuto dare forfait nella finale persa contro la Repubblica Ceca: «ci sono stati dieci minuti in cui sarei entrato in pista a dare una mano ai ragazzi, quando eravamo sotto di 2-0, ma è stato un bellissimo mondiale, dove si è formato un gruppo molto unito».

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Il Milano Quanta vuole consolidare la sua fisionomia da vincente cercando una nuova stagione di successi in pista, e la storia recente è dalla sua parte, ma al contempo guarda al futuro con una particolare attenzione alla comunicazione. Con il giornalista della Gazzetta dello Sport Giorgio Prando, esperta voce milanese dal mondo dell’hockey, è stato avviato un progetto triennale sulla carta stampata, oltre ad una rivista collettanea dedicata integralmente al Quanta Club (nel numero di questo mese c’è un’interessante articolo di Prando). In più, un altro progetto di lunga durata è lo sviluppo di un servizio audiovisivo, con uno streaming costante a partire dalla prossima stagione per tutte le partite in casa. L’obiettivo è costruire un servizio importante, collegandosi anche con altre fonti ed altre risorse, e costruire un dream team 2, successivo a quella vecchia guardia che il Presidente Quintavalle ricorda con grande soddisfazione. Tra gli ospiti presenti, anche Ico Milgliore dell’Hockey Milano Rossoblu (hockey ghiaccio), che da pochi giorni ha ceduto il timone della società a Fabio Cambiaghi, spostandosi sull’asse degli affari istituzionali. Il saluto finale di Umberto Quintavalle è quasi uno sfogo sincero da tifoso: «forza Milano Quanta, forza Milano Quanta, forza Milano Quanta!».

Sarà una nicchia, non ci saranno i milioni del pallone, non ci sarà la risonanza degli Europei di Calcio o dell’ItalBasket che vede sfumare il sogno Olimpico, ma al contempo non c’è la frammentazione dell’hockey su ghiaccio italiano, c’è entusiasmo, voglia di crescere e di insegnare come vincere alle giovani generazioni, come afferma il neo-coach rossoblu, Luca Rigoni: «arriveranno giocatori nuovi che dovranno imparare cosa vuol dire giocare per vincere, ed è importante avere giocatori di un certo calibro che sanno cosa significa vincere. Si lavora non solo per la squadra, ma anche per l’intero movimento, per i giovani, che sono il futuro del nostro sport». Il futuro inline, vuole ancora essere a tinte rossoblu, e la struttura del Quanta Village vuole essere domani più di ieri e di oggi, il luogo dei successi del Quanta, che festeggiato il quinto scudetto guarda già altrove. Le avversarie, sono avvisate, e il Milano resta la squadra da battere. Con tutto l’entusiasmo e la determinazione che si è vista nella festa scudetto 2016, la stagione non può che iniziare sotto i migliori auspici.  Il Quanta è una realtà virtuosa, in uno sport che non ha nessuna paura di definirsi minore, perché quando c’è la passione e la voglia di vincere, nessuno sport è inferiore a qualche altra disciplina, e l’hockey inline guarda al futuro con ottimismo, anche dopo i successi del Mondiale di Asiago e Roana – area in cui l’hockey si vive sia sul ghiaccio che su pista (sia nell’hockey inline, che nell’hockey pista nell’area di Valdagno). In questo ottimismo, il Milano Quanta vuole essere ancora la squadra più vincente, la squadra leader dell’hockey inline tricolore.

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1 Commento

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  1. Pietro

    luglio 10, 2016 at 9:33 pm

    Bellissimo articolo e bellissima festa. È importante vedere che c’è una Milano che vince, che lotta e investe per rimanere in vetta!

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Calcio

L’Orlando City e i seggiolini arcobaleno in memoria della strage del Pulse

Gianluca Pirovano

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Il nuovo stadio di Orlando, inaugurato il 24 Febbraio 2017 in tempo per la data della prima gara ufficiale, contro il New York City, del 5 Marzo dello stesso anno, è un piccolo gioiellino da 25mila posti a sedere, interamente dedicato al calcio.

Un impianto che lo scorso anno finì al centro della cronaca per una decisione presa dal Presidente della squadra  che ha emozionato e mostratogrande vicinanza verso la popolazione della città della Florida, squarciata dall’attacco omofobo avvenuto proprio il 12 Giugno del 2017.

La franchigia viola, in MLS dal 2015, ha deciso infatti di colorare 49 seggiolini del nuovo stadio con i colori dell’arcobaleno.

Il motivo? Orlando, come dicevamo, è stata teatro di una delle peggiori stragi nella storia degli Stati Uniti. 49 morti e più di 50 feriti in seguito ad una sparatoria all’interno del Pulse, locale notturno frequentato dalla comunità omosessuale cittadina.

 “Sono posti che saranno visti da tutto lo stadio, proprio dietro le panchine, e questo ci è sembrato un buon modo per ricordare quel giorno” ha raccontato Phil Rawlins, presidente dell’Orlando City.

I seggiolini sono stati posti nella tribuna Ovest, settore 12.

Non una scelta casuale.

“Il settore è il 12 perché la data della strage è il 12 giugno” ha aggiunto Rawlins.

Chiudendo la presentazione dell’iniziativa e ringraziando chi ha reso possibile realizzarla, Phil Rawlins ha ricordato come scelte di questo tipo rafforzino l’immagine del club ed il suo obiettivo di creare una comunità “inclusiva, variegata ed aperta a tutti”.

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Sport & Integrazione

I bambini israeliani e palestinesi giocano insieme

Matteo di Medio

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Il Primo Giugno si festeggia la Giornata Mondiale del Bambino. Per l’occasione vi raccontiamo la bellissima iniziativa in cui, grazie ad un videogame, i giovani palestinesi e israeliani, vittime innocenti di un conflitto senza fine, giocano insieme, scoprendosi e condividendo.

Ormai le tecnologie e i videogame si stanno pian piano togliendo la cattiva reputazione di essere il male assoluto e la rovina dei giovani. Gli Esports sono diventati a tutti gli effetti degli Sport 2.0 con il riconoscimento da parte del Cio come disciplina e si sta tentando addirittura di farla rientrare nel calendario olimpico.

Esistono casi in cui i videogiochi ricoprono un ruolo fondamentale e rompono definitivamente con gli stereotipi della critica che vorrebbe abolire del tutto l’uso di questi nuovi strumenti come elemento di svago.

Riprendendo quanto scritto da Edwin Evans-Thirlwell nel sito Motherboard.com, raccontiamo il progetto portato avanti da Uri Moshol.

Uri Moshol, ex CEO della società di software Incredibuild, nonché ex militare dell’esercito israeliano, sfruttando il grande interesse verso il mondo del gioco digitale da parte delle ultime generazioni, ha realizzato un programma di carattere sociale per contrastare il clima di odio ed intolleranza religiosa sul territorio della Striscia di Gaza tra Israele e Palestina che ora più che mai è tornato ad essere rovente con conseguenze tragiche e sanguinose per tutta la popolazione.

La Games For Peace (G4P), con sede a Tel-Aviv, è un’organizzazione no profit che, attraverso videogames multiplayer ha l’obiettivo di formare ed informare i giovani delle comunità ebraiche e palestinesi, impegnati in partite online, sul tema dell’integrazione e del rispetto della diversità di fede verso quelle persone che fin da piccole vengono educate al disprezzo del diverso.

L’idea di Moshol nasce dopo una partecipazione nel 2013 ad una Conferenza a New York di Games for Change, organizzazione che pone l’attenzione sul ruolo positivo che i giochi possono avere all’interno della società. Uri è rimasto talmente colpito da questa realtà, non essendo un esperto del settore, da voler esportare questa nuova visione dell’universo videoludico anche verso i territori che ha più a cuore come la Palestina e Israele. Con l’aiuto di esperti del settore, ha individuato come la migliore strada da percorrere l’utilizzo di giochi già esistenti, piuttosto che crearne nuovi ad hoc, per combattere il razzismo e gli stereotipi verso culture che tra loro, in alcuni casi, non sono mai venute a contatto, non si sono mai confrontate.

Il motivo principale di utilizzare videogame già conosciuti è stato dettato dall’intento di creare, sin da subito, coinvolgimento ed adesione da parte dei giovani. Proprio per questo, il gioco scelto per il progetto G4P è stato Minecraft. Con milioni di copie vendute, il videogame creato dalla Mojang nella persona del Presidente Markus Persson, poi venduto per la cifra record di 2,5 miliardi di dollari alla Microsoft, ha come obiettivo quello di costruire città ed edifici di vario genere in un mondo virtuale nel quale il giocatore è il protagonista.

Come racconta Moshol, in alcuni casi, attraverso il videogame, molti bambini si mettevano in contatto per la prima volta con il mondo “dall’altra parte”.

Il progetto Games for Peace porta avanti due diverse iniziative: nella prima, la “Play for Peace”, viene chiesto, ad un numero indefinito di giocatori, di collaborare insieme online per costruire la città. Nella prima occasione di incontro virtuale, il 17 gennaio 2014, parteciparono 50 giovani provenienti da Israele, Palestina, Cisgiordania ed Egitto con l’obiettivo di creare la “Città della Pace”. Alla quinta edizione, nel luglio dello stesso anno, bisognava costruire uno stadio di calcio per i Mondiali.

In queste occasioni, così come nelle altre, le reazioni sono state più che positive e confortanti, tolti singoli casi di comportamenti abusivi, come quando un giocatore cominciò a creare svastiche ovunque. La risposta del resto della comunità fu esemplare: tutti insieme si sono adoperati a cancellarle immediatamente.

La seconda iniziativa è la “Play to Talk”, dove ragazzi di due scuole diverse si sfidano nella costruzione di una città, attraverso la cooperazione e la condivisione di informazioni, pur essendo di religioni od estrazione diversa. Al termine della sessione di gioco, vengono organizzati degli incontri reali tra i giocatori così da commentare tutti insieme l’andamento della partita e conoscersi un po’.

Moshol evidenzia come la Games for Peace stia portando a risultati promettenti e l’evidenza di quanto esposto sta nel fatto che molti giocatori sono rimasti in contatto tramite i social network o addirittura attraverso una frequentazione offline.

L’obiettivo finale del CEO è quello di esportare il G4P in tutto il mondo e in tutte quelle zone dove l’intolleranza e la mancanza di integrazione è il pane quotidiano per le giovani generazioni, diffondendo un messaggio universale senza bandiere o ideologie.

Questa volta, mettiamo da parte la facile critica verso i videogiochi, i peggiori nemici di mamme e papà “disperati”, e poniamo l’attenzione, riconoscendone il merito, sul ruolo che, grazie a persone illuminate come Moshol, la tecnologia ludica può avere per superare ostacoli vecchi un’eternità e far conoscere ai propri figli una realtà che gli è sempre stata tenuta nascosta.

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Altri Sport

Bebè e neo-mamme, i benefici dello sport durante la gravidanza

Elisa Mariella

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Siete in dolce attesa e proprio non vi va di rinunciare alla vostra attività sportiva preferita? O state pensando di iniziarne una ma non sapete se può farvi bene oppure no? Non temete, praticare sport durante la gravidanza non può che “migliorare” il periodo di gestazione e perfino il momento del parto. A confermarlo è l’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità): svolgere una costante attività fisica – che sia sollevamento pesi, tapis roulant o una semplice camminata– nei nove mesi d’attesa, migliora non solo la vita della mamma ma anche quella del piccolo. Praticare sport durante il periodo gestazionale permette inoltre di combattere il mal di schiena e il dolore pelvico, aiutando le donne a mantenere un peso corporeo adeguato. Via dunque i vecchi consigli della nonna («sei incinta, devi mangiare per due», no ai chili di troppo) che, in questo caso, non aiutano a condurre una vita sana durante la gravidanza.

Posto che ogni donna è un caso a sé e che il tipo di attività fisica da praticare andrebbe concordata con il proprio ginecologo, recentemente l’Oms ha ricordato che «praticare livelli adeguati di attività fisica è condizione necessaria allo sviluppo di basilari capacità cognitive, motorie e sociali, nonché alla salute dell’apparato osteo-muscolare. I bambini e gli adolescenti passano le loro giornate in modo sempre più inattivo, essendo diminuiti gli spazi e le occasioni per praticare in modo sicuro e attivo gioco, svago e trasporto, e si dedicano sempre di più ad attività ricreative sedentarie». Diventa importante quindi abituare il nascituro allo sport fin dal grembo materno, in modo tale da aiutarlo a svilupparsi in maniera più sana quando poi verrà al mondo. Secondo Gianfranco Beltrami – medico dello sport e docente all’Università di Parma – l’attività fisica regolare svolta per tutta la gravidanza, aiuta a mantenere l’aumento di peso entro i parametri e a prevenire il rischio di diabete gestazionale. Secondo le linee diStrategia per l’attività fisica OMS-2016-2020″ europee infatti, gli adulti dovrebbero praticare almeno 150 minuti a settimana di attività fisica di tipo aerobico a in­tensità moderata, mentre bambini e giovani dovrebbero dedicare all’attività fisica moderata o sostenuta almeno 60 minuti al giorno. 

Per le neo mamme dunque muoversi significa respirare meglio e migliorare nel contempo l’ossigenazione del feto, con benefici sull’attività della placenta e sulla nutrizione dello stesso. Ma non è tutto: nel 2009 gli scandinavi hanno scoperto – a seguito di alcune analisi approfondite su un gruppo di donne in dolce attesa – che mantenere una muscolatura tonica attraverso il fitness o l’aerobica, aiuti a ridurre di almeno trenta minuti la durata del travaglio. Un bel risultato, se si pensa alle infinite ore di “attesa” che molte donne vivono prima di stringere a sé i propri bimbi. Studi a parte, lo sport è da sempre uno dei mezzi più efficaci per scaricare tensione, tonificare il corpo, relazionarsi con gli altri. E allora care mamme, per Natale regalatevi non solo panettoni e cenoni ma un nuovo sport da coltivare insieme a vostro figlio. Sia chiaro però, che venga sempre dopo quello che preferiamo tutte noi dalla notte dei tempi: tormentare i papà!

 

 

 

 

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