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Milano: lo “scippo” del Comune inteso come sport

Andrea Ciabocco

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Troppo spesso quando un appalto pubblico riguarda un impianto sportivo la vicenda finisce con un contenzioso. Da una parte l’amministrazione pubblica non adeguatamente strutturata per gestire procedure complesse e dall’altra concessionari quasi sempre mossi dalla volontà di “costruire” e dal desiderio di poter vedere un “sogno avverato”. Troppo spesso il concessionario è guidato dall’inesperienza e dalla passione che lo porta a non puntualizzare quando andrebbe puntualizzato, a buttare il cuore dall’altra parte della siepe quando invece bisognerebbe fermarsi a tutelare i propri interessi.

Il concessionario protagonista di questa vicenda è un uomo in carne e ossa, Walter Bertini – ex giocatore di livello nazionale, apprezzato maestro di tennis, nonché Presidente dell’omonima Associazione Sportiva Dilettantistica – che si è visto revocare la concessione dell’impianto sportivo nel quale aveva investito soldi, tanti, e vita. Il Comune, mai efficiente come per la revoca, in pochi mesi ha ripreso il possesso del centro sportivo, ravvisando interesse pubblico all’immediata riacquisizione, per poi consegnarlo in affidamento temporaneo alla Federazione Italiana Baseball.

Lo incontro dopo 38 anni da quando sovvertendo il pronostico, sfruttando il fatto che giocavano in casa, i miei ragazzi della Virtus Roma vinsero il titolo italiano a squadre Under 16 contro lo Junior Milano degli inarrivabili Bottazzi e Bertini. Siamo al Convegno Nazionale della Lega Tennis Uisp e tra un ricordo e l’altro Walter mi racconta la sua storia da maestro e imprenditore.

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Ho partecipato a un bando per la concessione di uno storico impianto del Comune di Milano, il Kennedy, in A.T.I. insieme ad altre 2 società, una delle quali si sarebbe dovuta occupare dell’area del baseball. In pochi anni, dal 2008 al 2013 il Centro che era in uno stato di degrado massimo – strutture fatiscenti, tennis di 8 campi sottoutilizzato (solo estivo), tribune non a norma (tennis e baseball), nessuna certificazione (termica,elettrica,ecc), addirittura privo di accatastamento – è rinato arrivando a 620 soci praticanti il tennis per tutto l’anno più altrettanti frequentatori, raggiungendo importanti risultati agonistici: 6 titoli Italiani Vinti, Primo Club Milanese che ha creato un’accademia di tennis, allievi con risultati di livello internazionale (Golarsa a Wimbledon, Borroni a Roma, allievi partecipanti alle Nazionali Italiane, Medaglia di bronzo al valore atletico Coni), quarto club Lombardo per numero di soci.

Alla mia domanda se ha dovuto far fronte ad investimenti mi risponde: “Certo, 750.000€ che ho dovuto investire da solo poiché gli altri soci dell’ATI si sono tirati indietro per la loro parte di finanziamento in attesa che il Comune ci rilasciasse la fidejussione a garanzia del finanziamento stesso. Intanto sono cominciati problemi seri con l’Amministrazione che oltre i lavori oggetto del bando ha chiesto dei lavori aggiuntivi e di far fronte a debiti della gestione precedente.

E quindi, lo incalzo, come si arriva alla revoca?: “Dopo che scopro che la Federazione Baseball è interessata a subentrare nella mia gestione iniziano ispezioni continue da parte dei dirigenti comunali atte a screditarmi con l’obiettivo evidente di mettermi in difficoltà. Infatti ad agosto 2013 arriva, puntuale, l’avvio del procedimento di revoca. A questo punto nonostante diverse proposte di soluzione da me prospettate a ottobre del 2015 il Comune procede allo sgombero e consegna l’impianto alla FIBS con affidamento temporaneo in attesa che producesse un piano di fattibilità economica. E da allora di proroga in proroga – cinque – fino al 31 luglio 2017…”

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Adesso cosa succede?: “Dopo aver perso il ricorso al Tar sono in attesa, fiducioso, del Consiglio di Stato. Oltre al danno la beffa. Poiché mi hanno revocato oggi non sono in grado di poter partecipare a future procedure, una sorta di “damnatio memoriae”. Il Comune abusando della propria posizione dominante attraverso imposizione continue mi ha messo in difficoltà e oggi non mi permette, qualora il giudizio fosse confermato, di partecipare a procedure future. Secondo me, al contrario, il Comune si è reso inadempiente già da prima del contratto e poi subito dopo la stipula  e di seguito durante la esecuzione e infine dopo l’avvio delle trattative per risolvere consensualmente il contratto.

Onore, lealtà, integrità, correttezza dovrebbero essere alla base degli atti e dei comportamenti di chi agisce per conto dell’amministrazione, poiché i suoi atti coinvolgono persone sotto un profilo di immagine, morale, economico, lavorativo, specialmente e soprattutto quando questi atti portano ad azioni sanzionatorie e punitive come quello della decadenza che preclude la partecipazione a future procedure di appalto o concessione.

Oggi, da quanto racconta Walter Bertini, l’inettitudine dei dirigenti comunali ha portato alla distruzione di tutto ciò e, cosa molto più grave, ha portato alla dispersione di sane energie che sempre più sono carenti nell’ambito sportivo.

Lo sport è una cosa seria e proprio per questo andrebbe salvaguardato.

E’ di pochi giorni fa, venerdi 17 per la precisione, la notizia della chiusura del Kennedy da parte dell’affidatario temporaneo, la Federazione Italiana Baseball, che a seguito di una nota da parte del Comune di Milano che metteva in luce delle criticità riscontrate in assenza di contraddittorio, ha deciso, per ragioni di sicurezza, tale atto.

La situazione è sempre più grottesca. Il concessionario precedente revocato nonostante gli investimenti realizzati e ora l’affidatario temporaneo che gli è succeduto che chiude il centro per ragioni di sicurezza. E i cittadini allibiti osservano…

 

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2 Commenti

2 Comments

  1. Walterbertini

    walter bertini

    marzo 23, 2017 at 7:48 pm

    Per vedere il mio post facebook https://www.facebook.com/wbertini/posts/10212362037715771

    Questo è l’ennesimo articolo con dichiarazioni “VERAMENTE IMBARAZZANTI”, la vera accademia di tennis era del sottoscritto con i risultati tennistici ben noti, se il Presidente della Federazione del Baseball è soddisfatto di gestire una scuola tennis (con quali figure professionali? e con quali titoli?) ne dovrà rispondere ai propri Affiliati (magari promuoverà ai ragazzi il tennis invece di iscriverli al baseball…)
    LA VERITA’ E’ CHE IL CENTRO SPORTIVO KENNEDY (ristrutturato in parte dal sottoscritto) e “regalato” dall’Assessora Bisconti (in cambio di un investimento)( doc.4)produce UTILI. L’investimento la FIBS non l’ha fatto, ma si continua la Concessione aspettando tempi migliori….
    Il Centro Kennedy è stato chiuso dall’Amministrazione Comunale dopo un controllo per una situazione di non adeguata messa in sicurezza!!, certo, se la FIBS ha l’obiettivo di produrre UTILI (per altri scopi) non ha “interesse” neanche per le normali mansioni di manutenzione ordinaria.
    In circa 18 mesi di gestione la FIBS ha messo in “cassa” circa 100 mila euro, basta calcolare il mutuo che io pagavo per gli investimenti fatti (circa 42 mila euro anno) e il risparmio sul personale.
    FORSE IL COMUNE CON LA NUOVA ASSESSORA SI DOVRA’ FARE DELLE DOMANDE SERIE SU QUESTA IMBARAZZANTE SITUAZIONE.
    Per vedere i documenti http://www.centrosportivokennedy.it/kennedy.html

  2. Walterbertini

    walter bertini

    marzo 24, 2017 at 7:30 pm

    CON QUESTA LOGIGA MILANO NON VUOLE AGEVOLARE LE ASSOCIAZIONI SPORTIVE
    Anche la nuova Assessora dello Sport di Milano Roberta Guaineri prosegue il programma di aiutare http://www.comune.milano.it/wps/portal/ist/it/news/primopiano/tutte_notizie/turismo_sport_tempolibero/strategia_condivisa_centro_kennedy le Federazioni Sportive (che sono finanziate dal CONI) e non le Associazioni Sportive (che sono la forza del movimento sportivo a Milano e in Italia).
    Le Associazioni Sportive, per poter gestire un impianto Sportivo Comunale DEVONO partecipare ad un Bando Pubblico e impegnarsi economicamente con un piano di sviluppo SENZA OTTENERE CONTRIBUTI sugli investimenti proposti.
    Con questa dichiarazione pubblica http://www.fibs.it/it/news/federazione/41850-summit-positivo-tra-comune-di-milano-e-federazione-per-il-centro-sportivo-kennedy.html il Presidente della FIBS (Federazione Baseball e Softball) dichiara di aver raggiunto un accordo con l’Assessora Roberta Guaineri e di aver chiarito i rispettivi obblighi.
    La FIBS dovrà “FINALMENTE” ufficializzare con un documento coerente l’impegno promesso nei preliminari degli accordi iniziati 3 anni fà (doc.4) e il Comune si impegnerà con un contributo per l’impiantistica in generale, ora vedremo se gli impegni assunti saranno i medesimi o si inventeranno altre “verità”.
    Naturalmente IO sono parte in causa di questa assurda situazione dove la Bisconti ha VOLUTO DISTRUGGERE la mia realtà sportiva “assegnando” in via diretta (che non si può fare)(doc.5) il Centro Kennedy alla FIBS con la promessa di un contributo pubblico, questa INSOLITA pratica è iniziata con il mandato della Bisconti che PRIVILEGIA SOLAMENTE i rapporti tra Enti Pubblici (secondo esempio XXV Aprile, investimento Comune 2 Milioni di euro, concessione alla FIDAL 13 mila euro!!)(doc.6 e 7).
    Se queste pratiche di aiutare SOLAMENTE gli Enti Pubblici è l’obiettivo politico di questa Amministrazione mi immagino una “ribellione” di tutte le Associazioni Sportive che gestiscono in Concessione strutture Pubbliche di Milano.

    E non è finita, altre assegnazioni dirette alle Federazioni SENZA NESSUN IMPEGNO ECONOMICO D’INVESTIMENTO!!, FIDAL (doc.8) e FIBS (doc.9).
    Comune di Milano nelle more della EX Assessora Bisconti, le Associazioni Sportive ti ringraziano……..
    Per vedere i documenti http://www.centrosportivokennedy.it/kennedy.html

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Alex Dandi: “MMA? Lo Sport del Futuro”

Francesco Beltrami

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Il 30 giugno ha chiuso definitivamente il canale Fox Sport, che era visibile agli appassionati sulla piattaforma Sky. Oltre ad occuparsi dell’immancabile calcio internazionale, la Volpe Sportiva ha proposto per quattro anni anche molti sport differenti, spesso legati agli USA, e ha dedicato spazi importanti a quelli da combattimento, la boxe, parte integrante della tradizione italiana anche se ora in grande declino e soprattutto le MMA,  “lo sport del futuro” come lo definisce Alex Dandi, poliedrica voce di questa disciplina in questi anni in cui Fox Sport deteneva i diritti per l’Italia di UFC massima espressione della MMA al mondo. Abbiamo rivolto ad Alex qualche domanda sulla sua esperienza di telecronista e sul futuro suo e delle disciplina.

C’è rammarico per la chiusura di Fox Sport? Scelta non certo legata al tuo settore ma a un discorso molto più ampio che coinvolge soprattutto questioni di diritti sul calcio.

 Ovviamente da parte mia, così come tutti quelli che hanno lavorato per questo importante brand sportivo, c’è rammarico per come è finita. Senza entrare nei dettagli del perché sia finita posso solo dire che come semplice telecronista ho potuto solo prendere atto dello stato delle cose. Detto questo, per me sono stati quattro anni intesi ed appaganti. All’inizio ho commentato un po’ di boxe e kickboxing e poi sono ripartito con le telecronache di UFC, che già avevo commentato su Sky Sport nel biennio 2010-2012. È stato un bel viaggio, condiviso con tanti bravi colleghi e professionisti. È finito male ma non ho rimpianti, ho dato il massimo e ci sono state anche delle belle soddisfazioni in termini di ascolti, di interazione sociale e di rapporto con il pubblico.

Cosa ti rimane di questi 4 anni in cui sei diventato un punto di riferimento per tutti gli appassionati italiani di MMA?

Come ho detto ho iniziato nel 2010, quindi a giugno sono passati otto anni dalla mia prima telecronaca di MMA su una tv nazionale. È innegabile però che questi ultimi 4 anni siano stati speciali. Mi rimangono tante emozioni vissute nelle telecronache in diretta ed un esperienza professionale impagabile. Svolgo un tipo di telecronaca anomala, credo anche molto personale, emotiva ma non urlata o da tifoso. Cerco sempre di essere imparziale ed oggettivo, cerco di raccontare delle storie sportive ed umane, senza rinunciare ad un approccio strettamente tecnico. E questo approccio penso sia piaciuto ai telespettatori con cui spesso ho creato un bel filo diretto durante le telecronache, che è poi proseguito sui social e negli incontri dal vivo. Aver creato praticamente dal nulla una community piccola ma unita è ciò che mi rende più felice.

Quanto son state utili le tue telecronache per lo sviluppo delle MMA in Italia?

Questo lo dovrebbero dire altri, non me la sento di giudicarmi da solo. Io so di aver dato il massimo e vengo ripagato da tante persone che mi ringraziano per averli avvicinati a questo sport. È sicuramente una grande soddisfazione. Quando ho iniziato, nel 2010, mi sono dovuto letteralmente inventare un linguaggio tecnico in italiano che descrivesse questo sport adattandosi ai serrati tempi televisivi, per non usare troppi inglesismi o per non utilizzare il linguaggio delle palestre italiane che ritenevo poco televisivo ed a tratti anche fuorviante. Dopo otto anni penso di avercela fatta: oggi la terminologia che ho introdotto, e che ho modificato negli anni, è diventata in molti casi la norma per gli appassionati, merito della forza della tv, che ha ancora un grande potere comunicativo.

Oltre che giornalista sei agente di fighters, promoter, match maker, sei stato DJ, il futuro in che direzione va?

Sicuramente la carriera di dj è definitivamente archiviata fin dal 2012. Da allora è rimasta solo un hobby, ma essendo stato un dj professionista per circa 20 anni, molti mi chiamano ancora dj e la cosa non mi disturba. Sul futuro non v’è certezza diceva uno che la sapeva lunga ma nel presente direi che sono principalmente un agente per atleti professionisti con la mia agenzia Italian Top Fighters Management ed un promoter di eventi di MMA con la promotion Italian Fighting Championship. Entrambi i progetti, sebbene ancora in fase di startup, sono ambiziosi e stanno incominciando a darmi qualche soddisfazione. Il mio lavoro quindi passa da queste due sfide professionali e personali ma fare ancora qualche anno da telecronista, prima di appendere definitivamente cuffie e microfono al chiodo,mi piacerebbe perché sento di avere ancora qualcosa da dire.

Immancabile domanda scomoda… Le MMA in Italia mi sembrano decisamente mal percepite e direi anche mal tollerate, la pubblica opinione le ritiene poco più che una rissa da strada, le federazioni degli sport da combattimento tradizionali le osteggiano per non perdere praticanti, sono ancora fuori dal CONI, i media più importanti ne parlano poco e male. Cosa si può fare per cambiare questa situazione ed è possibile farlo?

Quello che dici è assolutamente corretto e rispecchia la realtà dei fatti. Credo si possa solo fare corretta informazione e divulgazione, a costo di essere noiosi ed andare contro corrente. Ci vorrà molta pazienza ma alla fine il tempo aggiusterà tutto. Verrà il giorno in cui le MMA saranno considerate uno sport come tutti gli altri, anche in Italia, che è palesemente indietro sul riconoscimento di questo movimento sportivo che è da tempo ben più di una moda passeggera, solo che in molti ancora non lo vogliono vedere.

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Discriminazione e Persecuzione: Hassiba Boulmerka, un oro per la libertà

Alessandro Mastroluca

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Compie oggi 50 anni Hassiba Boulmerka, l’atleta algerina campionessa olimpica a Barcellona 1992. Una Medaglia storica, simbolo per le donne discriminate. Ve la raccontiamo

Ventisei anni fa, Hassiba Boulmerka ha cambiato la storia. Si ricorda ancora di ogni curva di quei 1500 metri ai Giochi di Barcellona. Diventa la prima donna algerina a vincere un oro olimpico e dimostra alle donne di tutto il mondo che i pregiudizi e le paure si possono superare. “È questa l’Algeria” diceva dopo la premiazione, “l’Algeria che vince”. L’Algeria dei milioni di cittadini orgogliosi, delle ragazze che trovano un idolo cui ispirarsi e in massa cominciano a praticare l’atletica.

In quei giorni, però, nel pieno del decennio nero, c’era anche un’altra Algeria. Quella del Fronte di Salvezza Islamico, che vince le elezioni nel dicembre del 1991 pochi mesi dopo lo storico titolo mondiale di Boulmerka a Tokyo. Il partito, che controllerà anche il secondo turno elettorale a gennaio, emette un kofr, una pubblica sconfessione di Boulmerka dalle moschee della nazione nella giornata del venerdì. Boulmerka avrebbe offeso la religione islamica “correndo con le gambe nude di fronte a migliaia di uomini”. Quella vittoria, diceva Hassiba, “rappresenta un grido uscito dal cuore di ogni donna algerina, di ogni donna araba”, compreso il ministro dello sport dell’epoca, Leila Aslaoui, segna un punto di non ritorno. È la prima civile insieme a Noureddine Morceli (oro anche lui nei 1500 a Tokyo) premiata con la Medaille du Mérite, la principale onorificenza del Paese.

Inizia a ricevere minacce di morte, sempre più pesanti. Nell’anno che porta alle Olimpiadi di Barcellona, allenarsi in Algeria diventa troppo pericoloso, è questione di vita o di morte. “Nel 1992 non ho corso nemmeno una gara in Algeria” ha ricordato in un’intervista alla BBC nel ventennale dello storico oro olimpico. “Era troppo rischioso. Avrei potuto essere uccisa in ogni momento”. In patria si allenava con Amar Bouras, figlio di un “Chahide”, un eroe della rivoluzione cui hanno intitolato il liceo di Costantina. Ma la rivoluzione personale di Boulmerka non può spingersi troppo in là, quando al governo sale un movimento che vuole rendere obbligatorio lo hijab, il velo delle donne e chiede la proibizione dell’ alcol, delle classi miste nelle scuole e nelle università e dell’educazione fisica per le ragazze.

Boulmerka prepara i Giochi a Berlino e interrompe ogni contatto con la famiglia. Non è difficile, almeno a livello pratico: a Costantina i militanti hanno tagliato tutte le linee telefoniche. Arriva a Barcellona solo alla vigilia della sua gara dopo un viaggio avventuroso con tanto di scalo a Oslo. Il giorno successivo, guardie armate la scortano fino allo stadio. “C’era polizia ovunque” ha detto alla BBC. “Nell’impianto, negli spogliatoi, mi hanno perfino accompagnato in bagno!”.

Hassiba osserva, aspetta, controlla. Poi, all’ultimo giro, piazza lo scatto che lascia senza fiato Lyudmila Rogacheva, che corre per il Team Unificato sotto la bandiera olimpica: ne fanno parte gli atleti di dodici delle quindici ex repubbliche sovietiche (Estonia, Lituania e Lettonia già gareggiano da nazioni indipendenti). “Appena ho tagliato il traguardo, ricordo che ho alzato le braccia al cielo” ha raccontato. “Ero un simbolo di vittoria, di ribellione. Era come dire: ce l’ho fatta, ho vinto io. Adesso se volete ammazzarmi sarà comunque troppo tardi: io ho fatto la storia”.

Sul podio, mentre il colonnello Mohamed Zerguini, algerino pure lui e membro del CIO, le mette la medaglia al collo, Hassiba piange. Piange per gli anni di sacrifici ripagati, per la famiglia che ha abbandonato per inseguire un sogno. Un sogno che non tornerà mai più.

Vincerà un altro titolo mondiale, Hassiba, nel 1995 ma nessun altro oro olimpico. Si trasferisce per qualche tempo a Cuba, ma il richiamo dell’Algeria è troppo forte. “Non ho mai pensato di andarmene per sempre. L’Algeria è la mia vita, la mia famiglia, gli amici. Non ho mai voluto abbandonare le mie radici”.

Adesso ha aperto una società di intermediazione fra le farmacie e i laboratori di ricerca che dà lavoro a 150 persone. Ma per tutti resterà sempre la gazzella di Costantine che a Barcellona ha tracciato una strada diversa, ha disegnato un futuro possibile, un mondo migliore. “È stato un trionfo per tutte le donne del mondo” ha ammesso, “perché lottino contro i loro nemici. È questo che mi rende davvero fiera”.

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Se il Karate aiutasse il calcio nostrano magari la prossima volta al Mondiale ci torniamo

Enrico Fabbro

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Sabato 30 Giugno in una palestra alla periferia sud di Roma ci sono gli esami per le cinture in una Palestra dove il Maestro 2° Dan Marcello Moretti esamina i suoi allievi alla fine di un anno di lavoro. Ci sono bambini di 6/7 anni e uomini e donne sopra gli …anta.

Lo spazio è piccolo ma la sacralità del tatami è religiosamente rispettata. Nessuno può entrare senza togliersi le scarpe e inchinarsi per salutare.

E’, quella del karate, una disciplina vera, quello che abbiamo visto negli anni passati di acrobatici salti alla ricerca di spaccare in mille pezzi una tavoletta di legno, fa parte della preistoria cinematografica, quando imperversavano modelli come Bruce Lee. Oggi dai più piccoli ai più grandi ci deve essere una conoscenza di nomi, fatti, colpi, parate e kata.

Non sono solito scrivere di altre discipline perché credo si debba scrivere solo di cose che un po’ si conoscono.

Di questo pomeriggio in un contesto Karate, ho potuto però ammirare delle cose nei giovanissimi e nei non più giovani che potrebbero essere “copiate” dal mondo del football, e che contribuirebbero sicuramente a renderlo migliore.

Rispetto degli altri: probabilmente sarà la disciplina ma il giovane karateka rispetta i compagni d’allenamento, prima di iniziare qualunque cosa si salutano in un inchino che se ha qualcosa di sacrale rende comunque tutta la gestualità nobile

Rispetto del maestro: il maestro sa che ha una grandissima responsabilità; deve trasmettere il giusto messaggio sulla disciplina che insegna. Trasmettere un messaggio sbagliato provocherebbe degli esaltati convinti di poter sopraffare chiunque con un’arte che può divenire pericolosa. Il Maestro quando parla e spiega ha una autorevolezza incredibile. Anche se l’atleta ha 5 anni lo chiama Signore seguito dal Cognome e gli dà rigorosamente del lei. Gli atleti lo ascoltano quando spiega, e cercano di emularlo quando dimostra dei gesti, delle parate, dei colpi. Gli allievi sanno che hanno davanti un vero maestro che sa, che rispetta ma che pretende di essere rispettato soprattutto per la storia e la filosofia che rappresenta.

Vedere la gestualità di come tutti annodano la cintura, l’emozione, anche se trentenni a come rispondono alle domande teoriche del maestro rende veramente il momento della consegna delle nuove cinture un momento emozionante. Si emoziona il ragazzino che da cintura bianca diventa gialla e la signora che da marrone diventa marrone/nera. Emozioni e lacrime dietro tanti sacrifici. Allenamenti che spesso si svolgono dopo le ore 20,00, dopo una giornata di lavoro, di studio o molto più pesantemente da casalinga.

I genitori / figli: Nell’epoca dei social ovviamente foto e pubblicazioni immediata dell’evento non risparmia il karate ma anche in questo con grande rispetto. Durante l’esame sono il silenzio e la concentrazione i veri protagonisti. Anche i pochi spettatori “subiscono” il carisma del Maestro Marcello Moretti che autorizza il momento delle foto e che, con l’autorevolezza del ruolo, sa chiedere silenzio a i presenti e stop ai clic.

Nell’era del caos, dell’immediato, del rumore ovunque, la regola della concentrazione e del silenzio sono ormai cosi rare che meritano una citazione.

Tutto questo fantastico pomeriggio l’ho paragonato con quello che accade normalmente in un contesto calcistico, il rispetto per compagni e avversari, il rispetto dell’allenatore istruttore, il rispetto delle decisioni dell’arbitro il rispetto dei genitori nei confronti del mondo che i loro figli frequentano.

I ragazzi sono gli stessi che magari sono figli della stessa famiglia o frequentano la stessa scuola nell’identico contesto sociale. Perché tanta differenza? Non credo sia facile dare una risposta concreta, forse però per avvicinare il “casinista” mondo del calcio al “serio” mondo del karate bisognerebbe riscrivere le regole d’ingaggio. Mi vorrei soprattutto soffermare sul ruolo dell’istruttore nel karate e dell’allenatore nel calcio. Per diventare maestro di karate devi aver percorso un lunghissimo cammino di teoria e pratica. Devi conoscere profondamente la disciplina che insegni e sapere sino a dove puoi arrivare. L’ambizione del Maestro di karate? Essere un buon maestro di Karate che sa svolgere la sua missione e che sa essere un vero medello per il giovane karateka. Un maestro che non è mai messo in discussione perch lui è …il Maestro.

Nel calcio non è così perché a volte si arriva in panchina, specie con i più giovani, senza aver fatto alcun tipo di formazione. Gli allenamenti si scopiazzano su qualche sito a pagamento, si urla si sbraita nella speranza di vincere anche con chi ha 7 anni. L’obiettivo a volte non sembra essere la crescita del giovane calciatore, al quale si insegnano le regole del giuoco per esempio o quelle della vita dove la componente vittoria e sconfitta sono presenti quotidianamente. Spesso si assiste a allenatori che vogliono divenire “vincenti” solo per ambire a panchine più importanti per guadagnare sempre di più. Qualcuno ci riesce la maggior parte no, quindi non guadagna nulla, perde la considerazione degli allievi e ne perde comunque la credibilità del football nostrano. Karate aiutaci tu.

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