Gli economisti l’avrebbero spiegata così, la situazione del calcio italiano alla fine degli anni Novanta. Quando c’erano 2 squadre su 18 che avevano vinto complessivamente 8 campionati su 10. Avrebbero parlato semplicemente di un duopolio del Milan e della Juventus, per dire con una parola sola chi comandava veramente nel calcio italiano. Prima il Milan di Capello, poi la Juve di Lippi, infine di nuovo il Milan questa volta di Zaccheroni. Le cose cambiarono agli inizi del nuovo secolo con l’arrivo del Giubileo. Vinsero le due romane: prima la Lazio, poi la Roma. Ma durò veramente poco. Un paio di anni. E poi sul teatro della serie A (che era ancora il campionato più bello del mondo) ritornò il solito sipario a strisce, bianco-rosso-nere.

Ancora la Juve di Lippi e questa volta, il Milan di Carlo Ancelotti. Ci pensò l’inchiesta di Calciopoli a “liberalizzare” il calcio italiano. La Juve finì in serie B, e il Milan di Carletto per dirla con parole sue, preferì buttarsi sulla Coppa. Vinse la Champions League, negli anni in cui il calcio italiano era diventato un Monopolio dell’Inter, con la emme maiuscola. Emme come Moratti-Mancini-Mourinho che in quegli anni riportarono coppe e scudetti nella bacheca (rimasta vuota per anni) di via Durini.

E poi? E poi di nuovo loro. Prima il Milan di Allegri, e dopo, con il ritorno di un figlio di casa Agnelli alla guida della società, di nuovo la Juventus. Prima di Conte e poi ancora, di Massimiliano Allegri. La Vecchia Signora è tornata così ad essere anche la Madama del calcio italiano. Conquistando 5 campionato su 6. L’ultimo quest’anno. Con il tecnico toscano che  arriva a giocarsi la finale di Coppa Italia 2016 contro la sua ex squadra, già con lo scudetto cucito sulla prossima maglia. Milan contro Juve , come ai vecchi tempi allora. Detta così sembrerebbe che la storia non fosse mai terminata. Ma invece, se a Torino l’aria sembra essere quella dei tempi migliori, a Milano sponda Milan i tempi migliori sembrano solo un ricordo. Il Milan di oggi sembra solo un lontano parente di quello di ieri. A partire proprio dal numero uno della società di via Turati, il presidente Silvio Berlusconi.  Numero uno, non si ancora per quanto. Visto che, questa volta, sembrerebbe veramente ad un passo dal passare la mano e vendere il Milan alla cordata di imprenditori cinesi.

Come scrive il Corriere della Sera, la notte dell’Olimpico potrebbe essere quella decisiva: “l’ultimo appello”. Una vittoria del Milan, forse, potrebbe far cambiare idea all’ex Cavaliere. Altrimenti già da domani, la storia potrebbe essere un’altra. Con la fine del duopolio, resterà solo c’era una volta. Il Milan di Silvio Berlusconi.

 

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