L’NBA da anni richiama a sé i giocatori più forti di tutto il pianeta. Che sia americano o europeo, asiatico o africano, ogni ragazzino che gioca a basket sogna di calcare, un giorno, i parquet della lega professionistica più famosa del mondo.

Eppure, non sono pochi i casi in cui un atleta, una volta realizzato il suo sogno nel cassetto, si renda poi conto che il mondo dell’NBA non fa per lui. Magari perché la pressione sulle sue spalle è insopportabile, oppure semplicemente perché non riesce a trovare sufficiente spazio in campo.

In questi frangenti il giocatore può scegliere di ritirarsi definitivamente dal basket, oppure di mettere a disposizione il suo talento in altre leghe. Però, strano ma vero, non è l’Europa la meta prediletta. Perché dall’altro lato del Pacifico c’è un mercato in continua espansione, pieno di ricchi imprenditori appassionati di sport, disposti a investire parecchi quattrini per allestire una squadra vincente: la culla della civiltà orientale, la Cina.

Negli ultimi anni la CBA – Chinese Basketball Association – ha accolto un numero sempre maggiore di atleti NBA. Alcuni, come l’istrionico Stephon Marbury o il veterano Al Harrington, sono vecchie glorie che hanno deciso di passare gli ultimi anni della loro carriera in Cina, sia per “fare cassa” in modo relativamente facile, sia per rivivere quei momenti del passato in cui erano considerati delle star. Ma altri giocatori quei momenti non li hanno mai provati, hanno scelto il campionato cinese proprio per diventare leader indiscussi di una squadra, essere al centro di un progetto.

Tra questi spiccano i nomi di Andray Blatche, Toney Douglas e Byron Mullens, tutti sotto i trent’anni e potenzialmente ottimi elementi anche in ottica NBA. Ma il nome più illustre è probabilmente quello di Michael Beasley. Un atleta che però merita un discorso a parte, visto le vicende che ne hanno segnato la vita.

Michael nasce nel gennaio 1989 a Frederick, nel Maryland, e inizia la sua carriera nei PG Jaguars, blasonata squadra giovanile con la quale vince vari campionati nazionali. Passato all’High School , frequenta diverse scuola tra Maryland, Florida e Virginia, dove si fa notare nel Dunk Contest per le sue incredibili schiacciate. Ma proprio in Virginia, nonostante i suoi exploit, viene espulso dall’Oak Hill Academy. Motivo? Viene colto ad imbrattare l’auto del preside con scritte offensive, perché gli aveva inflitto un richiamo disciplinare.

I problemi comportamentali non sembrano però bloccare la crescita di Beasley, che si aggiudica il premio MVP all’American boy game del 2007, risultando al primo posto nel ranking tra i migliori prospetti a livello universitari.

Le università americane fanno a gara per accaparrarsi l’immenso talento di B-Easy, alla fine a spuntarla è la prestigiosissima Kansas State. E il nativo di Franklin ripaga in pieno le aspettative, facendo registrare 26 punti e 12 rimbalzi di media a partite, cifre da capogiro. Michael fa incetta di record, al punto da essere eletto MVP del campionato.

Gli straordinari risultati raggiunti in NCAA non possono che spalancargli le porte della NBA. Il 26 giugno 2008 viene scelto dai Miami Heat alla seconda scelta assoluta, dietro solo a nientemeno che Derrick Rose.

Ma proprio quando Michael entra nel mondo che ha sempre sognato qualcosa si inceppa. I problemi comportamentali, ora, non possono che venire a galla. D’ora in avanti la vita di B-Easy sarà costellata di drammatiche vicende che lo segneranno dentro e fuori dal campo.

Nel settembre 2008 insieme ai 2 compagni di squadra Mario Chalmers e Darrell Arthur fa scattare l’allarme antincendio, a causa dell’uso di marijuana. Neanche pochi mesi ed è autore di un ipotetico tentato suicidio, che lui stesso documenta sul suo account Twitter. L’uso di droghe e l’alcol gli ottundono completamente la mente, lo allontanano da amici e compagni, al punto che la famiglia e i Miami Heat decidono di portarlo in un centro di riabilitazione nel Texas. Ma il provvedimento sarà tutt’altro che risolutivo.

Negli anni seguenti gli eccessi continuano ad accompagnare la sua vita, così come la polizia continua a fermarlo per guida in stato di ebbrezza o per possesso di droga. In 7 anni nella lega gioca a Miami, a Minnesota e a Phoenix, ma ogni squadra in cui milita, malgrado il suo talento smisurato, non può che scaricarlo.

Fin quando Beasley, ormai rinnegato dalla NBA, non decide di andare in Cina. E’ qui che avviene la sua rinascita, almeno a livello sportivo. Se negli anni precedenti aveva collezionato più figuracce che buone partite, nella CBA fa registrare prestazioni sensazionali con indosso la maglia degli Shandong Golden Stars, venendo eletto miglior giocatore straniero della lega.

Ma Michael avrà risolto i suoi imperituri disturbi comportamentali, con cui si è distrutto la vita? E’ difficile da dire. Ma fin da subito ha la concreta possibilità di dimostrarlo: pochi giorni fa gli Houston Rockets gli hanno firmato un contratto valido fino al termine della stagione, con la cosiddetta team option, ossia la possibilità di essere riconfermato anche l’anno successivo. Che sia questo un nuovo inizio?

FOTO: www.palmbeachpost.com

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