Leo Messi è tornato a giocare. E stupire. Due gol martedì, al rientro dal primo minuto. Roma annichilita. La Pulce torna e devasta. Pochi giorni, ormai, lo separano dal quinto Pallone d’Oro. Ennesimo record per un campione assoluto. Una carriera fantastica, costellata da record insuperabili. E da qualche legittimo dubbio…

Messi è un alieno? No, certo. É un “campione da laboratorio”? Forse. Una sorta di Frankeinstein del calcio? Non esageriamo.

Salto nel tempo. 1998. Leo ha talento. Infinito. Madre Natura è stata, però, matrigna. Gli ha donato coordinazione, velocità e una capacità inimitabile di controllo di palla.  Leo, in Argentina, è già un fenomeno. Però ha già 11 anni. E non cresce. I medici del Newell’s Old Boys emettono una diagnosi che ha il sapore della sentenza: ipopituitarismo. Deficit di produzione ormonale che rallenta o, nei casi più gravi, arresta la crescita.

Il ragazzo può guarire. Deve sottoporsi a una  regolare somministrazione di ormoni somototropi. Una cura necessaria, quanto costosa, per stimolare lo sviluppo dell’organismo umano attraverso l’accrescimento delle cellule di tutti i tessuti corporei. La famiglia non può permettersi la spesa. Il Barcellona, che crede nel ragazzo, paga le cure. Leo Messi vola in Spagna. É sottoposto a terapie. Assume regolarmente il GH, meglio noto come “ormone della crescita”.

Quello che, per capirci, è considerato doping. La somatotropina permette a chi ne fa uso di crescere sino a 2 centimetri l’anno e raddoppiare, (anche triplicare) resistenza, velocità, potenza dei movimenti. Messi, quando arriva a Barcellona, misura 140 cm. Oggi è 1,69. Quindi dai tredici ai venti anni è cresciuto. Trenta centimetri. E si è irrobustito. Un fisico scolpito fra campo di allenamento e cure. Talento e farmaci. Natura e GH. Una combinazione che rende la pulce un calciatore straordinario, dal fisico d’acciaio.

Sia chiaro. Messi non è stato dopato. É stato seguito dall’Istituto della Salute, curato con le quantità necessarie per ottenere uno sviluppo corretto e adeguato. A 13 anni,  del resto, nessuno poteva prevedere il futuro di Leo, neanche il più ottimista dei suoi sostenitori. La domanda è un’altra. Premesso che la cura serviva per la qualità della sua vita. Il GH lo ha aiutato, o no, nella sua straordinaria carriera?

L’argentino, oggi, è un fenomeno più unico che raro: imprendibile nello stretto, ha scatto, rapidità di esecuzione del gesto tecnico. Una sorta di “fenomeno bionico”. Messi ha la velocità di Ronaldo, la tecnica di Maradona, la resistenza fisica di un pentatleta. Una macchina quasi perfetta. A prova di rottura. Poche, e rare, le fermate ai box. Nessun problema articolare grave. Legamenti d’acciaio. Cedono solo parzialmente il 28 settembre scorso. Unico caso di infortunio traumatico. L’unico strappo muscolare recente risale al novembre del 2013. 59 giorni. Il primo è nel marzo 2008. Da allora, solo contratture: per un totale di appena 38 giorni di assenza dai campi in quasi 5 anni…

Iron Messi. La terapia, per quanto necessaria, lascia qualche dubbio. Senza il GH, Messi avrebbe vissuto al limite del diversamente abile. Con il GH è diventato prima un ragazzo normale. Poi un campione. Una storia a lieto fine.  Che non fa luce, però, su qualche ombra. Messi è eccezionale, nel senso pieno del termine. Messi non ha giocato sporco. E siamo d’accordo. Ma è assolutamente pulito?  Il potenziamento è stato fisiologico oppure qualche medico può aver aggiunto quel pizzico in più necessario a trasformate la normalità in fenomenologia? Nel dubbio due scelte: godersi Messi, o chiedersi perché. Una decisione assolutamente soggettiva.

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