Di Tommaso Nelli

Da “Max la sorpresa” a “Max il predestinato”? La vittoria in Spagna ha regalato a Max Verstappen le attenzioni dei media di tutto il globo e il plauso di sportivi di altre discipline. Come Jordi Cruyff, che sulla pagina Facebook del padre ha ricordato l’incontro fra durante i test di Barcellona dello scorso marzo. Prevedibile e anche dovuta così tanta popolarità, dopotutto mai un diciottenne aveva vinto un gran premio di F1 (il precedente vincitore più giovane, Vettel, aveva ventun anni nel 2008) e il fiammingo della Red Bull ha il merito di esserci riuscito con una freddezza e una determinazione non comuni per la sua carta d’identità visto che si è tenuto alle spalle per più di metà gara la Ferrari di Raikkonen, il corridore più esperto del campionato.

Inevitabile dunque il dibattito se siamo davanti al campione del futuro o se il primo posto di domenica sia figlio soprattutto di una combinazione di fattori favorevoli (Mercedes kamikaze al via e Maranello alla disperata ricerca della velocità perduta). Di certo, al momento, a favore di Verstappen gioca la Storia recente della F1, che lo accomuna al pilota più vincente di tutti i tempiMichael Schumachere del presenteSebastian Vettel – per la modalità sliding doors con la quale è salito alla ribalta.

Alla fine dell’agosto 1991, Michael Schumacher era un giovane pilota del Campionato Mondiale Sport Prototipi che mai avrebbe pensato di esordire in F1 se a Londra, nei giorni antecedenti il Gran Premio del Belgio, non fosse stato arrestato per l’aggressione a un tassista il pilota della Jordan Bertrand Gachot. In prova, sul circuito di Spa dove non aveva mai girato, impressionò con il settimo tempo salvo doversi ritirare poco dopo il via per problemi alla frizione. Due settimane dopo concluse al quinto posto il Gran Premio d’Italia sulla Benetton con la quale il 30 agosto 1992, sempre a Spa, avrebbe conquistato la prima di 91 vittorie impreziosite da 7 titoli mondiali. Un record alla portata di Verstappen, sempre che sappia essere più bravo di un altro aspirante alla vetta dei primati della F1: Sebastian Vettel.

Anch’egli teutonico e anch’egli debuttante in circostanze molto particolari. Il 10 giugno 2007, durante il Gran Premio del Canada, il pilota della BMW-Sauber Robert Kubica uscì indenne da un incontro ravvicinato con muretto e barriere a oltre 300 km/h. I medici però gli impedirono di correre a Indianapolis la settimana successiva. In macchina salì dunque Vettel, collaudatore del team, che arrivò subito a punti (8. posto). Ad agosto, in Ungheria, era già sulla Toro Rosso che un anno dopo avrebbe trascinato al successo di Monza (unico della sua storia) e con la quale nel 2010, grazie anche all’autogol strategico della Ferrari nell’epilogo di Abu Dhabi, avrebbe conquistato il primo di quattro titoli mondiali consecutivi.

 

(foto Getty Images)

 

 

Arresti, incidenti e intemperanze. Come quelle di Daniil Kvyat, russo che quest’anno probabilmente non disdegna la vodka anche in gara (stiamo scherzando eh) visti i ripetuti contenziosi con Vettel alle partenze di Shanghai e Sochi. Per punizione Helmut Marko, grande capo Red Bull, lo ha retrocesso in Toro Rosso promuovendo sulla monoposto “bibitara” proprio quel Max Verstappen che nel 2015, al primo anno di F1, aveva impressionato per talento e aggressività. E l’olandesino volante ha colto al meglio la grande occasione, vincendo al primo tentativo.

Ora però, per dare ragione alla Storia che lo vuole stella del firmamento automobilistico, dovrà saper affrontare il presente. Il successo ottenuto a un’età formidabile alleata delle tentazioni più in simbiosi con la celebrità (copertine dei giornali, feste e belle donne) potrebbe indurre Verstappen a pensare che d’ora in avanti la carriera avrà le sembianze di una comoda e rilassante passeggiata in riva al mare durante una bella giornata di primavera. Niente di più sbagliato. E dovrà essere lui a dimostrarlo fin dal prossimo Gran Premio di Monaco, confermando di possedere la concentrazione e la fame che animano i campioni di ogni disciplina. Altrimenti anche la F1 avrà il suo Balotelli.

Tommaso Nelli

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