Arrigo Sacchi dagli studi di Mediaset Premium chiosa su Maurizio Sarri facendo il più bel complimento che un tecnico possa fare ad un altro tecnico: “Quante squadre puoi vedere nel mondo senza sapere chi sia l’allenatore e capire immediatamente il nome del tecnico? Le squadre di Guardiola certo, poi pochi altri. Tra queste ci metto le squadre di Maurizio Sarri“.

Questo deve far capire la straordinarietà dell’opera del tecnico toscano, che vedeva trionfare Sacchi mentre lui si divideva tra Londra, Ginevra ed il Lussemburgo per conto di Monte Paschi Siena e che cominciava ad allenare, per diletto più che per lavoro al tramonto dell’epopea milanista di Sacchi. E’ il 1990, Sarri è allo Stia, una squadra in Seconda Categoria di una minuscola frazione di un minuscolo paesino nella provincia di Arezzo. Prosegue nella Faellese dove ottiene una doppia promozione e poi nel Carviglia. E’ sempre tutto circoscritto alla Provincia di Arezzo, tutto molto rustico. Nel ’96 mentre la Hingis entra nella storia del Tennis ed Atlanta si prepara ad ospitare le Olimpiadi, Sarri passa alla Provincia di Firenze, all’Antella che lascerà 2 anni dopo per il Valdema. Solo una stagione prima di passare al Tegoleto, la tappa fondamentale della sua carriera.

Con la Francia fresca campionessa del mondo, ed Hugo Chavez che diventa Presidente del Venezuela, Sarri fa una scelta importantissima: basta, non ce la fa più a fare il banchiere, vuole diventare allenatore, lascia la MontePaschi e si dedica alla sua carriera sportiva che decolla col Sansovino che porta dall’Eccellenza alla C2 mentre nel mondo succede di tutto, si supera il trauma del Millennium Bug e non supera, né mai supererà il trauma delle Torri Gemelle nel tragico 11 settembre 2001.

Dopo gli ottimi risultati, la Sangiovannese in C2 crede in lui, e sono passati già 12 anni spesi nei polverosi campi del dilettantismo, ottenendo una proroga dalla FIGC perché Sarri non potrebbe allenare tra i Pro.

All’esordio subito promozione e l’anno dopo insperato ottavo posto. E’ l’ingresso tra i grandi. Da qui la carriera di Sarri è una lenta, lentissima ascesa. Ha avuto tante batoste, tanti esoneri, ma è rimasto sempre se stesso. Il calcio di Sarri è riconoscibile ed oggi tutti lo riconoscono.

E’ passato attraverso gli Anni ’90, è passato attraverso gli Anni 2000, ha vissuto storie, ha osservato la storia del mondo passare sotto i suoi occhi mentre cercava di fare al meglio un lavoro che avrebbe fatto anche gratis.

E’ arrivato poi l’Empoli, ed il Napoli. E’ passato con lavoro e forza di volontà. Sigarette, sangue, terreno, sudore, sacrificio.
Dopo 26 anni di carriera ha ascoltato la musichetta che tutti i bambini sognano che ha accompagnato i tifosi nelle notti a Manchester con Milan e Juve, a Mosca dove Terry scivolò con un sogno, ad Istanbul, dove Benitez compì un’impresa troppo grande anche per lui, a Barcellona dove Solskjaer e Teddy Sheringam regalarono un’impresa ad Alex Ferguson.
Da Stia a Kiev, poi ancora nello stadio che fu di Eusebio.
Sarri potrà pure fallire e non vincere mai nulla, perché tanto la sua storia è già Legen… Wait for it…

Close