Marshawn Lynch si è ritirato. E’ ufficiale, è andato. Il miglior running-back della lega, il più entusiasmante, il più furioso, ha lasciato l’NFL per sempre anche se per sempre ci resterà: partito già il countdown per inserire l’afroamericano direttamente nella Hall of Fame.

Marshawn nasce e cresce ad Oakland, in California, è (era) soprannominato “Beast Mode” per il suo stile di corsa aggressivo e per la sua inclinazione a sfuggire ai placcaggi avversari, fu scelto dai Bills come dodicesimo assoluto nel Draft NFL 2007 a sorpresa dato che secondo i report degli scout non sarebbe dovuto essere scelto prima della posizione numero 15.

La storia di Marshawn Lynch è tipica dei sobborghi neri americani: povertà, madri coraggio e amici. Il running-back scopre fin da subito la sua passione per il football ma ha difficoltà i primi anni: il padre è assolutamente assente e tutto è in mano a sua madre che ha sempre supportato il “piccolo” di casa in tutti i modi possibili. Lei, la mamma, lo sapeva come ci si sentiva a stare in un corpo disegnato geneticamente per fare le cose che gli abbiamo visto fare perché è anche lei molto ma molto grossa. Non grassa, grossa e fin dal 22 aprile del 1986 capisce che quel suo fantolino sarebbe stato speciale. Marshawn nasce con due placente, dovevano essere due gemelli secondo i medici californiani, invece no.

L’infanzia è davvero difficile. Spesso il pranzo e la cena sono rinchiusi in un misero tozzo di pane raffermo raccattato in qualche modo dalla signora Lynch per dar da mangiare ai suoi 4 figli. Vivono nelle case popolari, che in America sono veri ghetti e spesso Marshawn cammina tra tossicodipendenti e prostitute.

Al liceo si dedica al basket e gioca con Leon Powe, elemento cardine della vittoria dei Celtics nel 2008 per le sue incredibili doti difensive, ma non solo basket: gli piace l’atletica, gli piace correre, e gli piace il wrestling. Non quello WWE, gli piace quello che noi chiamiamo “Lotta greco-romana”.

Tutto quello che impara in basket, atletica e wrestling lo mette in campo nel football in quello che vuole sia il suo ruolo. Running-back? No! Quarterback! Marshawn Lynch voleva seguire le orme dei Manning ed invece la sua straripante forza lo porta ad essere nominato, nel 2003, al secondo posto tra i più promettenti runningback della nazione.

Piovono le richieste del college e sceglie University of California, vicino casa. Il primo anno giocherà con un quarterback che si farà strada (e che strada), tale Aaron Rodgers. Prima di ogni allenamento Lynch lo sfida: “Scommetto che lancio più lontano, e meglio, rispetto a te”. La cosa divertente è che spesso, troppo spesso per quella che poi sarà la storia dei due, vince Marshawn.

All’università le cose, anche economicamente, andranno meglio per lui, senza mai sbocciare, è chiaro, ma Lynch non dimentica le sue origini. Sa perfettamente quanto è importante difendere ed aiutare gli altri. Sotto questo punto di vista ricorda molto il Michael Oher disegnato nel film “The Blind Side” ed è per questo che tutti lo amano ancora di più. Lascerà University of California con il secondo primato della storia: 3.230 yard corse.

Lo scelgono i Buffalo Bills come detto ma il rapporto sulla costa Est non sboccia mai. Nel 2010 lascia, male. Se lo accaparrano i Seattle Seahawks per due misere scelte a centro draft. Per i Bills Marshawn Lynch non vale niente, o quasi.

Teneri.

A Seattle la vita cambia, in questa città non può non cambiare. Come fu per Bruce Lee molti anni prima di lui, anche The Beast trova qualcuno che gli indica la via. Quel qualcuno si chiama Peter Clay Carroll, per tutti Pete. L’head coach della squadra.

A Buffalo Lynch era ingabbiato, ma come tieni un mostro in gabbia? Carroll lo capisce ed allora gli consegna alcune regole che lui segue alla lettera: difendere i compagni, arrivare puntuale, nessuna menzogna.

Marshawn Lynch è un diesel, ma quando parte non lo ferma più nessuno. A Seattle si libera. Si libera della sua infanzia difficile, si libera del rapporto tremendo con Buffalo ed i Bills, si libera di tutte le catene che l’NFL gli ha messo durante la sua carriera. Sprigiona la Beast Mode, un mostro che punta diritto al touchdown rompendo ogni diavolo di placcaggio possibile ed immaginabile. Lynch quando parte è inarrestabile e questa corsa lo porterà diritto alla vittoria del SuperBowl XLVIII.

Se Carroll si fosse affidato a lui anche l’anno successivo l’articolo proseguirebbe, ma il SuperBowl XLIX è una ferita aperta per tutti quelli che amano la città di Seattle. Soprassediamo.

Ora però è tutto finito. Niente più Beast Mode, niente più conferenze stampa di 10 minuti le cui risposte variano tra il “Mh” e lo “Yeah”, perché poi i rapporti con la stampa sono un capitolo a parte, diciamo solo che gli sono costati 100mila dollari di multa un paio di anni fa, niente più placcaggi rotti, niente più voli pindarici, niente più touchdown con la mano sui “gioielli di famiglia”. E’ tutto finito, ma per chi ama questo sport Marshawn Lynch sarà sempre e per sempre, il più entusiasmante running-back della sua generazione.

FOTO: www.celebrityxo.com

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