Se nella sessione di mercato la Western Conference sta diventando sempre più competitiva, ad Est il dominio di Lebron e soci sembra ormai scontato. Washington e Toronto sono distanti anni luce, gli altri team neanche a parlarne, l’unica squadra che potrebbe impensierire i Cavs restano i Boston Celtics. Un gruppo di ottimi elementi, tutti inseriti alla perfezione in un sistema ben collaudato, privo però di una vera stella. E senza una vera stella, per fronteggiare il Prescelto si dovrà puntare ad una crescita del gruppo. Una crescita per la quale sarà indispensabile la maturazione di qualche singolo.

Tra coloro chiamati alla piena maturazione sicuramente c’è lui: Marcus Smart. Un giocatore con un forte legame coi biancoverdi, malgrado i soli tre anni trascorsi in NBA. Dopo l’inaspettato addio di Bradley, il suo minutaggio crescerà ulteriormente, così come le responsabilità sul parquet. Riuscirà ad essere all’altezza? E’ una sfida non facile, ma sicuramente Smart non si lascerà impressionare, soprattutto dopo il difficile passato che ha vissuto. Un passato che lascia senza parole.

Marcus nasce nel marzo 1994 a Flower Mound, vicino Dallas, ma trascorre l’infanzia a Lancaster, sobborgo fin troppo noto per l’elevato tasso di criminalità. Eppure da bambino riesce a tenersi lontano dai guai, grazie all’intervento del fratello maggiore Todd: di 23 anni più grande, si occupa del fratellino giorno e notte, trasmettendogli anche la passione del basket. Una passione che lui stesso aveva coltivato ai tempi del Liceo, riuscendo a giocare ad alti livelli  anche dopo un tumore all’occhio.

Ma quando Marcus ha nove anni, la sfortuna si abbatte su di lui. Todd si ammala di nuovo, stavolta per un grave cancro allo stomaco. Un anno dopo viene a mancare, lasciando un vuoto nella vita del bambino. In quegli istanti la madre ha un malore, eppure lui le si avvicina e le fa una solenne promessa: Mamma, ti prometto che diventerò un giocatore NBA e penserò a tutti e due per sempre”.

Da quel momento Marcus inizia a dedicarsi a tempo pieno al basket. Crescendo, mostra una forza di volontà neanche lontanamente immaginabile nei suoi coetanei. Ma in quel di Lancaster, le rette vie non esistono. Malgrado la promessa alla madre e l’impegno nel basket, Marcus si fa trascinare in brutti giri. Da adolescente entra in una banda di ragazzini che si divertono a lanciare pietre contro cose o persone, finché un giorno colpisce volontariamente un ciclista, facendolo cadere a terra. Ma il ragazzo non sa con chi ha a che fare:l’uomo, imbufalito, una volta rialzatosi estrae una pistola e inizia ad inseguirlo con l’intento di fargliela pagare. Solo grazie al tempestivo intervento del fratello Michael, personaggio di spicco nella malavita locale, Marcus riesce a scamparla.

Ma i guai per lui non sono finiti qui. Gli amici di cui si circonda non sono tra i più raccomandabili, fin quando una sera non si ritrova nel bel mezzo di una resa di conti fra gang della zona. In quegli attimi di terrore, Marcus è costretto a scappare, nascondendosi e zigzagando fra le automobili, con il suono dei proiettili vaganti che gli fischia nelle orecchie. E poco tempo dopo si ritrova in una situazione simile, in cui stavolta assiste all’uccisione di un suo cugino, di appena sedici anni. E’ uno shock devastante, che lo porta ad una decisione cruciale: basta con quella vita.

 Da quel momento, Smart ha solo un obiettivo: non tradire la promessa fatta alla madre davanti al corpo esanime di Todd. La famiglia torna a vivere a Flower Mound e il ragazzo accede alla locale Edward S. Marcus High School, dove si fa notare per i suoi mezzi atletici spaventosi. Nella squadra è in assoluto il più forte, dotato di una stazza impressionante e di un invidiabile padronanza del pallone. Le sue gesta sul campo diventano popolari al punto da richiamare l’attenzione di Travis Ford, allenatore di Oklahoma State, che riesce ad assicurarsi i suoi talenti. Da qui, coi Cowboys, ha inizio la sua scalata al successo.

 Nei due anni ad Oklahoma State Smart metterà in mostra tutto il suo potenziale: una forza fisica impressionante, un’attentissima presenza difensiva, una capacità innata nel rubare i palloni. Non è uno scorer, ma nel suo anno da sophomore sigla ben 18 punti e 6 rimbalzi a partita. Numeri che fanno gola a molti team NBA.

Ed il 26 giugno 2014, ecco che Marcus mantiene la promessa fatta a sua madre: con la sesta pick, viene scelta dai blasonati Boston Celtics. E’ una gioia incontenibile la sua, che però si rende conto di essere solo all’inizio di un lunghissimo cammino.

Un cammino che, a tre anni di distanza, lo ha reso uno dei personaggi più rappresentativi della nuova Era dei Celtics. Un giocatore che in uscita dalla panchina sa essere determinante, specialmente in fase difensiva. Se solo riuscirà a colmare alcune lacune, soprattutto in attacco e nelle percentuali al tiro, forse davvero potrà riscrivere, insieme ai suoi compagni, una delle pagine più belle della storia biancoverde.  Per ora, non ci resta che aspettare la prossima stagione, sperando nella sua definitiva esplosione.

 

Close