Qualche giorno fa un membro del Comitato Esecutivo dell‘Istituto Affari Internazionali, Carlo Musso, ha lanciato l’idea, per poter far appassionare gli europei alla bandiera e allo spirito dell’UE di competere almeno a livello olimpico con un unica squadra in rappresentanza dell’Unione. Lo stesso Musso ha specificato che bisognerebbe farlo solo in alcune discipline, escludendo a priori tutti gli sport di squadra, in primo luogo il calcio, e ha dichiarato che sarebbe l’ideale iniziare dall’atletica leggera.

La questione apre a varie perplessità: innanzitutto non è per nulla detto che avere gli atleti più forti raggruppati sotto un’unica bandiera calamiti intorno ad essa tutti gli appassionati dei 27 paesi, la maggior parte dei quali avrebbero ben pochi se non nessun rappresentate. Emblematico è quello che succede quando si fondono due squadre di calcio, o di rugby come sembra avverrà in Francia a breve tra Racing e Stade Francais: proteste, tifosi inviperiti, e polemiche a non finire. C’è anche l’esempio britannico, ora fuori dall’Unione, che storicamente ha sempre problemi enormi a schierare nel calcio una squadra unica tra Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda al punto da non presentarsi mai alle Olimpiadi, facendo a fatica un’eccezione per i Giochi londinesi del 2012 dove una selezione messa insieme tra le polemiche non è andata oltre i quarti di finale eliminata dalla Corea del Sud.

Per alcuni sport il team unico europeo sarebbe la morte della gara olimpica da un punto di vista tecnico, escludiamo pure gli sport di squadra, ma quale sarebbe il livello del tennis con quattro giocatori e quattro giocatrici in tutto in rappresentanza di Spagna, Germania, Italia, Francia, Paesi Bassi, Slovacchia, Repubblica Ceca e quant’altro? E andrebbe ancora bene perché Federer e Wawrinka sono svizzeri e che la Gran Bretagna se ne è uscita togliendo Murray dal conto. E lo sci alpino con quattro rappresentanti per disciplina tra Italia, Francia, Germania, Austria, Slovenia? Già ora col limite dei quattro atleti per nazione negli sport invernali le gare di Olimpiadi e Mondiali sono tecnicamente inferiori a quelle di Coppa del Mondo dove i paesi più forti possono schierare molti più rappresentanti, con una rappresentativa europea diverrebbero contese dove alle spalle dei primissimi al mondo ci sarebbe il vuoto assoluto.

 Anche limitandoci alla sola atletica leggera introdurre una formula del genere sarebbe anche un duro colpo per il movimento nei paesi più piccoli dell’UE: non bisogna infatti dimenticare che in molte realtà si gareggia non per vincere una medaglia olimpica, o anche solo centrare la finale, ma per esserci, e a questo punto moltissimi atleti e atlete che essendo i migliori della loro nazione e in grado di ottenere il minimo di partecipazione saprebbero in partenza che non varrebbe nemmeno la pena provarci in quanto mai e poi mai sarebbero selezionati tra i primi tre europei, non solo, ma superstar a parte, si finirebbe col fare delle convocazioni politiche per non scontentare nessuna nazione e dar e a tutti almeno un paio di rappresentanti. Immaginiamo anche la gioia delle federazioni, che spesso si vedono attribuire fondi dai governi in base al numero dei praticanti e a quanti riescono a portarne ai Giochi, vetrina fondamentale per una nazione non solo a livello sportivo. Un esperimento poi è già stato tentato, con la Coppa del Mondo di atletica, che vedeva al via gli USA, le prime due nazioni della Coppa Europa e cinque selezioni continentali. Fu disputata dal 1977 al 2006 per un totale di dieci edizioni che non riscaldarono gli animi di nessuno e poi fu soppressa. Quindi suvvia, almeno nello sport lasciateci le nostre vecchie bandiere…

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