4 aprile 2010: al termine di un deludente pareggio casalingo contro l’Hannover, il bomber dell’Amburgo e, soprattutto, della nazionale peruviana (della quale è già allora un vero e proprio simbolo) Paolo Guerrero colpisce al volto con una bottiglietta d’acqua un tifoso della propria squadra, reo di aver urlato al suo indirizzo la frase «tornatene in Perù».

Il risultato? Multa di oltre 50.000 euro da parte del club di appartenenza, più 20.000 euro di multa e cinque giornate di squalifica da parte della federazione del paese teutonico. Stagione 2009/2010 che si chiude, così, per Guerrero con sole 6 presenze e 4 gol all’attivo.

5 marzo 2012: è il minuto 54 della sfida tra Amburgo e Stoccarda. I padroni di casa sono sotto di tre reti e Guerrero decide bene di entrare in maniera scomposta (eufemismo) nei confronti del portiere avversario Ulreich.

Il peruviano viene espulso e squalificato per ben 8 turni.

5 ottobre 2017: nell’infuocata cornice dello stadio “La Bombonera”, va in scena la partita tra l’Argentina di Sampaoli e Messi ed il Perù di capitan Guerrero. Dovrebbe essere la gara della svolta per la nazionale albiceleste ed invece è quella che rischia di trasformarsi in un incubo sulla strada che porta ai Mondiali della prossima estate in Russia. La partita finisce 0-0.

Al termine della sfida, Guerrero viene sorteggiato per sottoporsi al test anti-doping insieme al compagno Edison Flores.


Pochi giorni fa, emerge che l’ex attaccante, tra le altre, del Bayern Monaco (che lo prelevò giovanissimo dall’Alianza Lima prima di ‘disfarsene’ a causa del suo carattere tutt’altro che mansueto) è risultato positivo al suddetto test ed è quindi sospeso in via preventiva per 30 giorni.

E’ uno shock per tutto il Perù del calcio, che vede in Guerrero non soltanto il capitano della selezione ma anche il vero leader della squadra, in campo e fuori.

Tale stop, soprattutto, vuol dire che il ragazzo non potrà scendere in campo nel decisivo spareggio contro la Nuova Zelanda, utile a decidere chi staccherà uno degli ultimi pass per Russia 2018.

Questa era la breve storia (triste) del ‘Barbaro’ Guerrero; soprattutto, era la narrazione di ciò che questo calciatore avrebbe potuto essere e non è stato.

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