Vista la sua età, (24 anni) Lucas Pouille non entra a far parte del gruppo dei giovani talenti, denominato “Nextgen” (in novembre a Milano si esibiranno questi giovani in un torneo esclusivo) ma visto quanto di buono ha racimolato in questo periodo può certamente essere considerato uno dei migliori talenti del circuito Atp.

Qualche settimana fa, dopo essere arrivato ad un passo dalla finale di Montecarlo, si è imposto al torneo di Budapest, dove sulla terra rossa in finale ha sconfitto Bedene 6-3 6-1 portando a due i titoli Atp in carriera (il 25 settembre 2016 vinse a Metz battendo 7-5 6-2 un altro giovane talento, Dominic Thiem). La fiducia del francese può giocare un ruolo importante e dopo la vittoria il torneo ha dichiarato: “Sono molto felice di come ho cominciato la stagione su terra. Questi risultati mi trasmettono grande fiducia per il futuro. È stata una grande settimana e ho avuto la bella sorpresa di trovare qualche francese in mezzo al pubblico. Per i prossimi tornei, il mio obiettivo è essere al 200% delle mie capacità: farò di tutto per essere pronto”. Professionista dal 2012, si è sempre ispirato a due grandi del tennis d’oggi: Roger Federer e Rafael Nadal. “Non ho mai provato a imitare il loro stile di gioco, mentre vorrei essere in grado di copiare il loro atteggiamento e forza mentale”.

Il giovane talento a già a 12 anni cominciò a far intravedere le sue qualità. Venne convocato in un centro periferico della FFT e gli venne affiancato Emmanuel Planque, responsabile dei migliori under 18 francesi. Grazie alle competenze di questa figura esperta e molto conosciuta in Francia, le qualità di Lucas cominciarono a diventare sempre più evidenti. Attualmente occupa il sedicesimo posto nella classifica Atp ma per molti diventerà presto un top-ten. Proprio Thiem disse su di lui: ““Credo che lo vedremo presto tra i top-10”.

Tra i motivi del suo exploit nel 2016 e in questi mesi del 2017, un cambio di preparazione invernale che sembra si sia rivelato determinante: “Lavoro con la FFT da nove anni, e per nove inverni mi sono preparato sempre allo stesso modo, indoor, nel freddo di Parigi. Però la stagione inizia in Australia, dove fa un gran caldo. Volevo allenarmi dove ci fossero temperature ragionevoli, allora sono andato a Dubai. Ho giocato all’aperto, lavorando bene sia in termini di qualità che di quantità, insieme a giocatori importanti come Federer, Murray e Dolgopolov. È stato tutto più facile perché con loro non c’è pressione. Alzarsi alle 8 del mattino e trovare una temperatura intorno ai 20 gradi non ha avuto prezzo”. Oltre alla sua amata Clemence, al suo fianco nei mesi invernali c’era sempre Planque e il suo preparatore fisico Pascal Valentini, figura fondamentale che gli ha permesso di crescere molto dal punto di vista della performance in campo: ““Prendersi un preparatore atletico personale è una scelta costosa, ma l’ho voluto fortemente. E adesso vinco i match sul piano fisico. So che al terzo, o magari al quinto, non mi stancherò e non avrò cali di rendimento. Tutto questo mi ha dato grande fiducia”.

In Francia vorrebbero riavere un francese vincitore di uno Slam. Le giovani promesse Monfils, Simon, Gasquet hanno raggiunto i trent’anni e sembrano aver perso il passo. Molti si augurano che proprio Pouille possa riportare la Francia ai fasti di un tempo, che non trionfa più dai tempi di Noah.

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