Lotta salvezza senza storia: Palermo, Crotone e Pescara condannate (o quasi) alla serie B a metà campionato. Insieme hanno totalizzato 28 punti in 18 giornate (0,64 punti a partita, anche se i calabresi hanno una partita in meno). Velocità da scialuppa più che da crociera: in proiezione, la quota salvezza si assesta sui 24-26 punti. Considerato che l’Empoli, quartultimo, ne ha già 14, i giochi sembrano chiusi.

Eppure nessuno potrebbe strapparsi i capelli. Merito della regola del “paracadute” che garantisce alle società retrocesse sino a un massimo di 60 milioni di euro. Quanto basta per attutire la retrocessione dalla A alla B. Attenzione, però. Il “tesoretto” va distribuito in base a precisi criteri:

25 milioni alla squadra che ha disputato la Serie A 3 volte in 4 anni
15 milioni alla squadra che ha disputato la Serie A per 2 volte in 3 anni
10 milioni alla squadra che ha disputato la serie A 1 volta in 3 anni

Qualora la somma delle quote messe a disposizione dal “paracadute” sia inferiore ai 60 milioni di euro, il “residuo” spetta alla società con maggiore anzianità nella massima serie che manca la promozione nella stagione successiva. Cervellotico? Sicuramente ci guadagnano tutti…

Se il campionato finisse oggi, il Palermo incasserebbe 25 milioni. Pescara e Crotone 10. E qualora i siciliani non centrassero il ritorno in serie A nel 2017/2018 avrebbero diritto al “residuo” in quanto il Palermo è la squadra con “maggiore anzianità” in serie A nelle ultime stagioni. Se invece i rosanero centrassero la promozione tanto meglio per la Lega, che non dovrà elargire ulteriori milioni.

E non finisce qui. A conti fatti una interpretazione poco sportiva della norma, trasforma un dramma sportivo in un affare. Come? Ecco gli scenari ideali:

  • Una società neopromossa tesaurizza la promozione cedendo i pezzi pregiati nel mercato estivo. Quindi investe poco o niente, costruisce una squadra con i prestiti, al massimo la ritocca ai “saldi” di gennaio. A giugno retrocede. Incassa il paracadute. E si ritrova in B, ma molto più ricca di quando l’ha lasciata.
  • Una società che ha un trascorso importante in serie A può incassare sino a 40 milioni. A conti fatti, dopo due anni, una “sosta” in B, diviene quasi conveniente. In primis, perchè si guadagnano un sacco di soldi. E poi, un anno in cadetteria permette di ridurre i costi di gestione. E se poi si “vogliono fare le cose per bene”, si “manca” la promozione, si incassa il residuo e, forti di una liquidità insostenibile per il resto della concorrenza, si allestisce una corazzata per il ritorno in A. Promossi, evviva. Ritrovata la massima serie, poi, il gioco ricomincia…

Il problema è che la norma del “paracadute” muove da un principio, quello “inglese”, assolutamente corretto: senza incassi, diritti tv, impoverimento del marchio, la retrocessione dalla A alla B è una catastrofe economica. E la società che la subisce va tutelata. E però non siamo in Inghilterra, ma in Italia. Dove il concetto di sportività si è fatto benedire sull’altare degli interessi svariate volte. Pochi scrupoli, calcolatrici alla mano, e i giochi (poco puliti) sono fatti. Da “paracadute” a “incentivo” alla retrocessione il passo è breve.

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