Lo stadio non sarà della Roma ma di Pallotta”. L’ultima dichiarazione su un altro tema caldo relativo al progetto di Tor di Valle è arrivata nientemeno che dalla sindaca Virginia Raggi. La quale, intervenuta nei giorni scorsi ai microfoni di Radio Radio, non ha aggiunto nulla di nuovo rispetto a quello che i romani e soprattutto i romanisti stanno ascoltando da mesi. Rispetto al tema della proprietà del nuovo impianto che è un altro degli aspetti che sembra alimentare tra la gente di fede giallorossa più di una perplessità.  La stessa che i romanisti sembrano nutrire anche in merito agli effettivi guadagni che la Roma potrà ottenere dalla costruzione del nuovo stadio.

Andando allora con ordine, rispetto al primo grande dubbio che riguarda la proprietà effettiva dell’impianto, la soluzione può essere cercata direttamente tra le fonti ufficiali del club giallorosso e per esempio nel comunicato del 16 maggio 2016 dove c’è scritto che la società Stadio della Roma TDV Spa è la società deputata alla gestione e al finanziamento del progetto stadio della Roma. Il cui capitale sociale è detenuto interamente da NEEP Roma Holding Spa”. Nella sostanza  quindi, la NEEP  Holding della quale il presidente della Roma James Pallotta è anche il principale azionista, sarà a sua volta l’azionista unico della società “Stadio della Roma Tdv” che sarà la proprietaria dell’impianto. Quindi per fugare il primo grande dubbio, affermare come ha fatto anche la Raggi che “nella sostanza Pallotta sarà il proprietario” sarebbe una risposta corretta. Ma tuttavia, non sarebbe una risposta esaustiva, perché se è vero che la proprietà dell’impianto sarà in capo a Pallotta è anche vero che sulla proprietà dell’impianto c’è un vincolo che obbliga Pallotta a non poter vendere la Roma senza vendere contestualmente anche lo stadio. E come ha dichiarato anche di recente l’ex assessore all’Urbanistica Giovanni Caudo, alla luce di questo vincolo esiste una penale da pagare quantificata in 195 milioni di euro. Dunque se Pallotta vendesse la Roma senza vendere anche lo stadio dovrebbe pagare quasi 200 milioni di euro di multa. Chiunque, anche il più spregiudicato dei finanzieri (e Pallotta fino ad oggi non ha dato segnali di esserlo) ci penserebbe quanto meno due volte.

Fugato il dubbio, rimarrebbe comunque una domanda: ma perché la proprietaria dell’impianto non può essere la Roma? E qui la risposta non è così semplice. Soprattutto per via della situazione finanziaria in cui versa il club giallorosso (che ha chiuso il bilancio 2016 in rosso di 10 milioni di euro). E che sarebbe stata a dir poco “appesantita” se la Roma avesse caricato in bilancio l’investimento relativo al progetto per il nuovo stadio. Il quale, considerando l’impegno economico previsto intorno ai 500 milioni di euro, avrebbe avuto non poche difficoltà ad essere ammortizzato. Da questo punto di vista, la domanda potrebbe essere un’altra: la Roma, quando avrebbe potuto ritornare ad operare sul calciomercato? La risposta provino a fornirla i lettori. Quello che invece può essere aggiunto è che la società giallorossa a avrà comunque i suoi importanti benefici economici dalla costruzione del nuovo impianto. A fronte, e va detto, di un costo da sostenere che, come si legge nelle tavole relative allo studio di fattibilità pubblicate sul sito del Comune di Roma, sarebbe di 2 milioni di euro come canone fisso più 1,5 milioni di rimborso spese per i costi legati alle partite. In totale 3,5 milioni di euro. Ma in base a gli accordi presi sempre in sede di studio di fattibilità (con la giunta Marino ma è ragionevole pensare che vengano mantenuti anche con la giunta Raggi) la società giallorossa potrà godere di ricavi ragionevolmente ben superiori.  Infatti oltre al mantenimento della titolarità dei ricavi provenienti dal proprio botteghino, alla Roma spetterà anche una partecipazione ai ricavi dell’intero complesso.

Di quanto si tratta?  Per saperlo basta  sempre andarsi a leggere quanto scritto nelle tavole del progetto pubblicate del dipartimento Urbanistica alla voce “sovrapprezzo annuale su tutti gli eventi non organizzati da As Roma presso lo Stadio” in cui c’è scritto, che alla Roma spetterà il 10% del margine operativo netto di tutti gli eventi organizzati. Significa che se ad esempio gli U2 anziché esibirsi in concerto all’Olimpico, si esibissero al “Nuovo Colosseo”, una parte degli introiti andrebbe nelle casse della Roma. Senza dimenticare tutte le altre attività commerciali di cui una parte degli introiti finirebbero nelle casse della Roma. Che grazie alla costruzione del nuovo stadio, anche senza esserne effettivamente la proprietaria, potrà beneficiare di una serie di entrate che al momento non esistono. Ci guadagnerà?

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