Gli uomini allo stadio. Le donne? In cucina.

Così recitava uno striscione esposto nel nuovissimo stadio di Lione, il Parc OL, durante il match di Ligue1 fra i padroni di casa ed il Lille.

Da un lato infatti il profilo stilizzato di uomo seguito dalla scritta “stadio”, dall’altro quello di una donna seguito dalla scritta “cucina”.

 Uno striscione, hanno evidenziato i più attenti, già esposto in passato allo Stade de Gerland, la vecchia casa dell’OL, che ha sollevato questa volta moltissime polemiche.

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La prima a far sentire le propria voce è stata la giocatrice dell’Olympique Lione femminile, Wendie Renard.

La francese, capitana della squadra più titolata di Francia, quattordici scudetti e tre Champions, ha twittato sul proprio profilo: “Tifosi lionesi, potreste darmi delle spiegazioni per questo striscione?” concludendo la propria richiesta con l’hashtag #égalité.

Pronta la risposta del presidente della società, Jean-Michel Aulas.

“La società denuncerà l’autore di questo striscione: introdotto ed esposto da un individuo ben identificato”.

Più ironico invece il twitt di Laurie Delhostal, giornalista di Canal+.

“E poi chi ve li fa vincere i trofei ultimamente?” chiede la Delhostal alludendo alle opposte fortune della squadra maschile rispetto a quella femminile.

Chi ha invece colto la palla al balzo è stato il Lille, ospite del Lione nel match incriminato.

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La società della città dell’Hauts-de-France, sempre via Twitter, ha comunicato che le donne “da noi sono le benvenute”.

Nella gara contro il Lorient di oggi l’ingresso al Pierre Mauroy è stato infatti gratuito per tutte le donne.

 Un episodio che, nella sua marginalità, riapre l’eterno dibattito sul sessismo nel calcio e sulla disparità di genere.

 Se ne parla da mesi negli Stati Uniti, anche grazie a personaggi come Hope Solo, dove il calcio femminile ha fatto a tutti gli effetti da apripista allo sviluppo del Soccer americano. Ciò nonostante il gap salariale è ancora ampio.

18mila dollari per una vittoria ai giocatori della nazionale maschile, 1350 alle giocatrici della nazionale femminile.

 Una situazione da cui non è esente il nostro paese dove ancora non esistono vere e proprie tutele per le calciatrici, e per le sportive donne in generale, costrette al dilettantismo.

Avevano poi fatto molto discutere lo scorso anno le dichiarazioni estrapolate da un verbale di Felice Belloli, presidente dell’LND, che aveva definito le giocatrici “quattro lesbiche”.

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All’epoca erano state le stesse giocatrici, in quel caso le ragazze del Verona, ad esporre uno striscione di protesta.

 “Noi donne indignate dall’ignoranza. Rispettateci!”.

 Il calcio, lo sport, è di tutti. L’impressione però è che la strada sia ancora lunga.

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