L’Italia si giocherà la qualificazione al Mondiale di Russia nel 2018 nel girone in cui sarà presente anche Israele. La cosa fa storcere il naso un po’ a tutti, innanzitutto perché Israele è palesemente fuori dai confini europei. Allora perché gioca nelle competizioni Uefa?

La nazionale entra ufficialmente nell’AFC, la Confederazione Calcio Asiatica, dal 1956, vince anche la Coppa d’Asia nel ’64 e la rappresentativa giovanile ha un dominio dittatoriale per tutti gli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70 nei tornei di categoria, fino al 1974, quando a causa di continui boicottaggi delle nazioni e delle squadre del Medio Oriente nei confronti delle compagini israeliane fanno prendere alla nazione una decisione molto coraggiosa: lasciare l’AFC.

Si sono avviate così le pratiche per entrare nel UEFA e solo nel 1991 Israele è stata accettata a giocare in Europa, e solo nel 1994 è stato approvato l’ingresso nella federazione europea.

I motivi politici però avrebbero dovuto spingere la federazione continentale, ma la stessa FIFA, ad estromettere Israele a causa di un precedente molto forte, ovvero quello del Sudafrica.

La nazione che ha ospitato i mondiali del 2010 fu sospesa dalla FIFA dal 1964 alla fine dell’Apartheid a causa delle leggi razziali presenti nel Paese africano, ma tali leggi sono tutt’ora in vigore in Israele.

Ha indignato il mondo la scelta delle autorità di Tel Aviv di non far partire il materiale della delegazione palestinese a Rio de Janeiro per le Olimpiadi di questa estate, costringendo i 6 atleti qualificati ai Giochi per la federazione a ricomprare tutto il materiale, compresa la bandiera della Palestina, per partecipare a Rio 2016.

I tifosi del Celtic sono quelli che più si sono esposti in questi anni a favore dell’esclusione delle squadre israeliane, e della relativa nazionale, dalle competizioni Uefa per motivi politici, facendo rimostranze molto forti che questa estate hanno rischiato di far escludere la squadra di Glasgow dalla Champions League perché i tifosi biancoverdi si sono presentati allo stadio con le bandiere della Palestina, colorando di bianco, nero, verde e rosso il Celtic Park, facendo dei gazebo informativi lungo le strade di Glasgow sulla questione palestinese. Il tutto si è poi risolto con una multa, che i tifosi del Celtic hanno accolto come una sfida ed hanno donato a delle associazioni che aiutano gli sfortunati palestinesi la stessa cifra che la Uefa ha commutato al Celtic.

L’Italia è sempre stata molto neutrale sulla questione. Ha appoggiato la risoluzione all’Onu per permettere alla Palestina di diventare uno Stato Osservatore, scatenando le ire di Netanyahu e la delusione dell’ambasciatore.

L’incontro tra l’Italia e Israele ad Haifa per la qualificazione, una città prima palestinese e da cui sono stati deportati circa 100mila palestinesi dalle truppe britanniche ed israeliane affiché Haifa fosse “liberata”, ignorando il fatto che quelle terre fossero state di diritto della Palestina.

Si doveva creare un dibattito attorno a questo match, proprio com’è successo in Scozia, ma tutto scorre come nulla fosse, ignorando lo stato di inciviltà e di anti-democrazia che vige in quelle zone distrutte dal potere imperialista dell’Occidente nel corso del ‘900.

Israele-Italia sarà dunque una partita come tutte le altre, anche se contro Israele non potranno mai esserci partite come tutte le altre almeno fino a quando la Libertà non sarà tutelata in tutto lo Stato, almeno fino a quando i cittadini palestinesi non torneranno a poter vivere liberamente.

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