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Giochi di palazzo

L’Inter si salva ancora: dopo la prescrizione (su Calciopoli) arriva un altro patteggiamento

Simone Nastasi

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Mentre Mancini si trova con la squadra in ritiro per preparare l’avvio della prossima stagione, arriva la notizia, riportata dalla Gazzetta dello Sport, che l’Inter e la Procura federale avrebbero trovato un accordo per il patteggiamento della società nerazzurra in merito alla vicenda delle cosiddette “plusvalenze fittizie”. Vale a dire operazioni di mercato che l’Inter avrebbe volutamente costruito gonfiando il valore di alcuni giocatori acquistati o ceduti. Così facendo avrebbe riportato in bilancio valori non reali ma appunto fittizi delle operazioni che alla società nerazzurra avrebbero consentito di ottenere un vantaggio di natura contabile. Il caso è quello dello scambio avvenuto nel 2011 tra Inter e Cesena dei calciatori Garritano e Nagatomo che ha portato il terzino giapponese a vestire la maglia nerazzurra. Adesso, per quell’operazione e anche per un’altra che ha riguardato il difensore Luca Caldirola, l’Inter sarà costretta a pagare (a fronte del patteggiamento concesso dalla Procura federale) una multa di 90 mila euro.

E non è la prima volta che la società di corso Vittorio Emanuele riesce in un modo o in un altro a salvarsi dalla giustizia sportiva. Nell’inchiesta cosiddetta di “Calciopoli bis” che vide coinvolta anche la società all’epoca di Massimo Moratti, a salvare i nerazzurri fu la prescrizione. Dopo che l’inchiesta principale, che vide sul banco degli imputati per illeciti sportivi la dirigenza della Juventus e in particolare l’allora direttore generale Luciano Moggi, portò alla revoca dello scudetto del 2006 che venne di ufficio assegnato all’Inter. Ma cinque anni più tardi, nel luglio del 2011, al termine dell’inchiesta “bis” nata in seguito alle intercettazioni portate alla luce nel corso del processo penale svoltosi presso il Tribunale di Napoli e conclusosi con una sentenza di assoluzione per prescrizione di tutti gli imputati, il procuratore federale Palazzi dichiarò che l’Inter e in particolare l’allora presidente Giacinto Facchetti (poi prematuramente scomparso) violarono comunque l’articolo 6 e perciò erano comunque colpevoli di illeciti sportivi. Nonostante appunto, fosse nel frattempo intervenuta la prescrizione ad evitare alla società nerazzurra guai (penali) ben peggiori. Al termine di quella inchiesta inoltre non fu revocato lo scudetto del 2006 (che era stato assegnato all’Inter, ma d’ufficio) che la Juventus aveva invece richiesto e sul quale Palazzi si espresse dicendo che, proprio a causa della prescrizione, non si poteva più procedere. Nelle motivazioni, riportate all’epoca da alcuni importanti organi di informazione come il sito di La Repubblica, il Procuratore Federale scrisse che “erano emerse da parte della dirigenza nerazzurra e in particolare di Facchetti, condotte finalizzate ad assicurare un vantaggio in classifica (all’Inter ndr) mediante il condizionamento del regolare funzionamento del sistema arbitrale”. Ottenuto grazie “ all’esistenza di una rete consolidata di rapporti di natura non regolamentare instaurati tra i designatori Bergamo e Pairetto e appunto il presidente dell’Inter Facchetti”. Moratti, che secondo Palazzi era “informato” dei rapporti tra Facchetti, Bergamo e Pairetto, riuscì comunque a salvarsi nonostante la sua condotta fosse apparsa “in violazione dell’articolo 1 del CGS (Codice di Giustizia Sportiva)”. Sempre nel 2006, avvenne l’altro patteggiamento dell’allora responsabile dell’area tecnica Gabriele Oriali, accusato di falso e ricettazione nell’ambito della vicenda dei passaporti falsi che coinvolse anche l’attaccante uruguaiano Alvaro Recoba. Il quale disse, qualche anno più tardi in un’intervista al Corriere dello Sport, proprio a proposito dello scudetto del 2006 che per lui “lo scudetto era della Juve” che l’aveva vinto sul campo. Visto come sono andate le cose la domanda sorge legittima: avesse avuto ragione Recoba?

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65 Commenti

65 Comments

  1. viktor

    luglio 27, 2016 at 8:35 am

    da juventino, lo scudetto 2006 non andava assegnato a nessuno, nemmeno i fascisti nel ’27 si assegnarono lo scudetto….
    calciopoli è stato un altro esempio di giustizia “all’italiana”, per cui non ce la toglieremo mai di torno

  2. lapo elkann

    luglio 27, 2016 at 11:06 am

    Qua di “fatto” c’è solamente l’autore di questo articolo: fazioso, inesatto e bugiardo

    • marco

      luglio 27, 2016 at 11:43 am

      PULITI GLI INTERISTI
      HA HA HA HA HA
      ” MA MI FACCIA IL PIACERE ”
      INTER VERGOGNATI

    • leo

      luglio 27, 2016 at 2:07 pm

      Povera Italia, pure i giornalisti “sportivi” sono faziosi …
      e poi dicono che in Italia i quotidiani non li compra piu’ nessuno!

  3. Valerio

    luglio 27, 2016 at 11:17 am

    L’autore di questo articolo è passibile di diffamazione…per l’acquisto di Nagatomo è il Cesena ad essere imputato (e condannato) per illecito. La prescrizione ha “salvato” l’Inter da un processo, non da una condanna, e solo dalla giustizia SPORTIVA E NON PENALE. A livello penale la prescrizione non era scattata ma semplicemente i giudici non hanno rilevato condotte illegali da parte della società nerazzurra. Oriali è stato condannato, ma perchè non riporta le parole di Sabatini che ha detto “La condanna di Oriali fu colpa mia, fui io a mandarlo in quello studio perchè lo credevo affidabile”? Lei come giornalista fa veramente schifo, se lo faccia dire.

    • Jump

      luglio 27, 2016 at 6:07 pm

      baldini, non sabatini e non camba nulla. Cialtroneggiare non ti farà apparire più pulito.

  4. carlo

    luglio 27, 2016 at 11:39 am

    E’ davvero difficile riuscire a infilare così tante castronerie in un articolo scritto coi piedi e volgarmente fazioso come questo. Sembra il parto di un ultras bianconero ubriaco

  5. marco

    luglio 27, 2016 at 11:45 am

    Sicuramente LEI è interista e non gradisce la VERITA’ VERGOGNATEVI

  6. Salvatore

    luglio 27, 2016 at 12:25 pm

    Al di la di ogni appartenenza , gialla, rossa , verde o a strisce che sia , l’unica cosa vera è che il calcio in Italia per quanto d’interesse, ma non solo in Italia, è falsato dagli interessi. Il vile denaro la fa da padrone , ed i tifosi si azzannano con molta intelligenza di parte .

  7. Francesco

    luglio 27, 2016 at 12:46 pm

    Il suo articolo è un miscuglio di castronerie che fanno risaltare la sua volgarissima ignoranza in materia giuridica.
    Non so se il suo articolo rifletta solo questa oppure se è condita anche da un pizzico di malafede.
    Può star sereno che non appena possibile scriverò direttamente alla direazione del suo giornale, mostrando impietosamente le panzane che ha osato scrivere.
    Se il suo scopo è fare informazione, e se scrive sempre così, cambi presto mestiere!

    • Jump

      luglio 27, 2016 at 6:09 pm

      Le notizie sono tutte vere, di che dovresti lamentarti ? Forse del tuo mononeurone ?

    • Antonio

      marzo 7, 2017 at 4:16 pm

      @Francesco, brrrrr che paura! fa male la VERITA’ eh?

  8. Lorenzo

    luglio 27, 2016 at 12:50 pm

    Ma Caldirola non venne venduto dall’Inter al Leverkusen (o altra tedesca) per tre milioni e qualche spicciolo? lo hanno venduto due volte?

    Garritano? Ma chi è?

  9. Andrea

    luglio 27, 2016 at 12:53 pm

    I commenti possono essere anche faziosi, ma ai giornalisti e’ richiesta una certa etica professionale che manca totalmente all’autore dell’articolo.

  10. ANGELO

    luglio 27, 2016 at 1:07 pm

    UN’ARTICOLO VERGOGNOSO E’ PRIVO DI FATTI VERI ED ACCERTATI, HO IL DUBBIO CHE L’AUTORE SIA UN AMICO DEL SIG. LUCIANO MOGGI.

    • Jump

      luglio 27, 2016 at 6:10 pm

      Basta cercare le fonti, invece di fare figure del menga.

  11. salvatore

    luglio 27, 2016 at 1:51 pm

    La faziosità è l’arma vincente di questo giornalino!!!!!

  12. giovanni

    luglio 27, 2016 at 2:30 pm

    Incredibile che un giornale come questo possa pubblicare un articolo così fazioso e infarcito di castronerie giuridiche.
    Caro Luciani, quando si scrive su un giornale si deve assicurare correttezza ed imparzialità di giudizio e possibilmente, se si parla di aspetti tecnico/legali ci si deve preparare professionalmente.
    Che vergogna!
    Ancora a tentare di infangare il buon nome del povero Giacinto Facchetti.

    • Jump

      luglio 27, 2016 at 6:12 pm

      Puoi comodamente trovare on line la telefonata di facchetti ad un arbitro, cosa che nemmeno nelle 1000000000000 di telefonate di moggi hanno trovato…

  13. davi

    luglio 27, 2016 at 2:38 pm

    w l inter w tutto quello ke e” di sinistra anke se i boys sono di dx nn mescoliamo lo sport con il calcio w l italiaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

  14. davi

    luglio 27, 2016 at 2:39 pm

    il fatto quotidiano meglio dei giornali di berlusconi tutti fazzzzzziosi eversivi IL FATTO QUOTIDIANI N 1

  15. davi

    luglio 27, 2016 at 2:41 pm

    da interista dikoooooooooo: se fossi stato moratti nn lo avrei preso lo scudetto 2006 come a coppa dei campioni dell heysel della juventus tutti e due hanno sbagliato?????????????? o no? siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii purtroppo si

  16. Luciano

    luglio 27, 2016 at 2:42 pm

    Con questo articolo avete fatto tremare barbara d’urso, solo lei forse riesce ad essere più ridicola, peccato che di tanto in tanto mettete in mano di pseudo giornalisti articoli che vedono impegnati sia politicamente sia sportivamente milioni di persone che si infamano a vicenda. Buona estate fatto quotidiano

  17. Carmelo

    luglio 27, 2016 at 3:15 pm

    Articolo inesatto, fazioso, superficiale e scritto senza dubbio alcuno da persona partigiana oltre che incompetente.

  18. Mauri

    luglio 27, 2016 at 3:20 pm

    Articolo di pessimo gusto, fazioso e pieno di inesattezze……certe cose pensavo di leggerle solo su tuttosport……non e’ cosi…che delusione

  19. Simone Nastasi

    Simone Nastasi

    luglio 27, 2016 at 3:27 pm

    Buonasera a tutti i lettori. Mi dispiace leggere commenti di insulti ( ma un effetti può starci) o peggio di gente che invoca possibili querele. Mi limito a scrivere di aver riportato i fatti ( che il buon Facchetti, pace all’anima sua, sia stato prescritto e’ un fatto) e aver citato anche le fonti. Non penso di essere fazioso e soprattutto non sono juventino. Invito a scrivermi direttamente e ad informarmi (con prove) degli errori commessi. Se così fosse rettificherei senza problemi e immediatamente. Grazie un saluto a tutti i lettori.
    Qui una delle fonti:http://www.repubblica.it/sport/calcio/2011/07/04/news/calciopoli_2006_inter_colpevole_prescrizione-18655471/

    • Fabio

      luglio 27, 2016 at 4:22 pm

      Gentile Nastasi, sono un giornalista come lei e non ho scritto né insulti né minacce di querela. Poniamo anche che tutto ciò che ha scritto sia vero e provato dalle fonti. Ma le sembra giornalisticamente corretto mettere insieme due fatti che nulla hanno a che fare, come un patteggiamento per un’irregolarità amministrativa, e la famosa vicenda della prescrizione? Il tutto aggravato da un titolo fortemente inesatto e fatto apposta per provocare i commenti indignati degli interisti? Perché, non so se lo ha letto, il titolo dice “un altro patteggiamento”. Con la vicenda Palazzi (che riguarda un’accusa, non una condanna) non c’è stato alcun patteggiamento, nessuna ammissione di colpa, nessun dibattito processuale, nessuna difesa. Da qualche anno Il Fatto, impeccabile per chiarezza e onestà in molte altre sezioni del giornale, si allinea alla stampa sportiva più becera quando si tratta di parlare di calcio. Che non è un giochino per pochi, ve lo ricordo, ma uno degli interessi prevalenti degli italiani (si può anche dire purtroppo) nonché una delle leve del potere in Italia, come vent’anni di berlusconismo hanno così sapientemente illustrato. Non sarebbe il caso di trattarne con un minimo di serietà?

      • Jump

        luglio 27, 2016 at 6:14 pm

        Patteggiamento oriali, recoba passaporti falsi.
        Ma che cavolo di giornalista sei ?

        • Fabio

          luglio 27, 2016 at 7:30 pm

          Io sono un giornalista professionista, lei che cosa sia non so, ma la sua risposta incivile ne dà un’idea. Il patteggiamento cui (di nuovo) si fa riferimento nel titolo non esiste. Nel caso dell’accusa di Palazzi (ribadisco, accusa, non sentenza) non ci fu alcun patteggiamento. Il caso patteggiamento Oriali/passaporti falsi/Recoba, che è un caso solo, anche se come lo dice lei sembrano tre, riguardò un dirigente fra tanti e non c’entra nulla con quello che ho detto io né con il titolo dell’articolo. Poi se vogliamo postare una ricetta della nonna ok, tanto mi sembra che qui valga tutto.

          • Jump

            luglio 28, 2016 at 6:37 am

            Io dubito fortemente tu sia un giornalista.
            Prescrizione per la telefonata di facchetti a de santis e patteggiamento per le plusvalenze fittizie e il caso passaporti falsi, che da c.g.s. prevedeva sconfitta a tavolino per ogni partita giocata da recoba.
            E ne sono quasi sicuro, ma devo ricontrollare, patteggiarono anche per la cessione fittizia del marchio per far quadrare i bilanci.
            Vai a parlare di cucina.. su dai…

    • carlo

      luglio 27, 2016 at 5:48 pm

      Gentile Simone, pure io sono giornalista professionista e mi è molto facile comprendere quanto la sua posizione sia indifendibile. Prova ne è la precipitosa correzione del titolo, ha nulla da dire? Già quest’errore tecnico, del quale immagino lei non sia responsabile, è significativo: il titolista è incorso nell’errore leggendo il suo pezzo, perché il suo pezzo è scientemente strutturato in modo da indurre a una lettura di questo tipo, persino il titolista ci è cascato. Perché è tutto il suo articolo a usare toni faziosi. Esempio: “Nonostante appunto, fosse nel frattempo intervenuta la prescrizione ad evitare alla società nerazzurra guai (penali) ben peggiori. Al termine di quella inchiesta inoltre non fu revocato lo scudetto del 2006 (che era stato assegnato all’Inter, ma d’ufficio) che la Juventus aveva invece richiesto e sul quale Palazzi si espresse dicendo che, proprio a causa della prescrizione, non si poteva più procedere”. Al di là del crimine linguistico: guai penali ben peggiori? Ma di che parla? Inventa? Suppone? Su che basi? Il condannato in terzo grado di giustizia penale che chiede la revoca di uno scudetto sulla base di un procedimento sportivo nemmeno avviabile – Palazzi è l’accusa, non il giudice – e lei dà credito a questo, facendo becera disinformazione? Lei dovrebbe rendersi conto che, con il suo orrendo articolo, consente di parificare situazioni totalmente diverse: da un lato una condotta che ha portato dopo innumerevoli giudizi sia penali che sportivi a gravi condanne definitive (la prescrizione ha peraltro impedito che si risalisse più indietro con gli anni: ma proprio perché non vi è giudizio possibile, nessuno si sogna di pretendere la revoca degli scudetti del sistema Moggi ante 2006); dall’altro, le parole irrituali di un procuratore sportivo che ha espresso un proprio parere personale, essendo impossibile ogni giudizio in merito. Patteggiare una multa non è onorevole, senza dubbio: ma usare toni tali da parificare questa condotta a quella del sistema Moggi significa (far finta di) non comprendere la differenza tra una contravvenzione per divieto di sosta e una rapina

      • Matteo

        luglio 27, 2016 at 6:04 pm

        A me sembra che il titolo sia tornato quello originale. E giustamente direi. L’inter, infatti, oltre ad aver patteggiato in questa situazione, lo ha fatto anche nel caso del Fair Play Finanziario. E aggiungo come si legge alla fine dell’articolo anche dopo il patteggiamento di Oriali ( che per carità non è l’Inter ma un dirigente della società) per i passaporti falsi. Quindi 1+1+1 giustifica “un altro patteggiamento”?. Risposta: Sì senza troppe storie.
        Saluti

        • Fabio

          luglio 27, 2016 at 7:37 pm

          Ah be’ sì, c’è anche il fair play finanziario, altro patteggiamento! E’ arrivato il circo in città? Ma che c’entra un patteggiamento economico per lo sforamento di limiti di budget? Ma lei sa di che cosa sta parlando? Possibile che si continuino a sommare mele con pere? Tutto poi per cercare di dire “Eh sì, calciopoli è colpa dell’Inter, erano loro che dovevano andare in serie B, altro che quell’onesta società che è la Juve!” Peccato che tutti i gradi di giudizio (penali, questi sì, non sportivi come nel caso dell’accusa di Palazzi) abbiano detto il contrario. E che l’Inter in sede civile e penale non sia stata nemmeno tirata in ballo. Siete voi che dovete mettervi il cuore in pace, altro che fregnacce.

          • Matteo

            luglio 27, 2016 at 8:07 pm

            Credo che Lei si sia risposto da solo: è patteggiamento quello del Fair play finanziario? Risposta: Sì ( l ha confermato anche Lei). Nel titolo viene menzionato che tipo di patteggiamento? Risposta: No. Quindi è sbagliato parlare di “altro patteggiamento”? No. Stesso discorso per la vicenda Oriali. Per quanto riguarda Calciopoli poi Le assicuro che quello che dico non vuole assolutamente dare la colpa esclusiva all’Inter ma semplicemente contestare una critica ad un titolo che, nelle parole, non è sbagliato

      • Jump

        luglio 27, 2016 at 6:17 pm

        Se tu sei giornalista, io sono il prossimo presidente dell’Inter.
        Telefonata di facchetti ad un arbitro, illecito sportivo, è stata nascosta fino allo sbobinamento della difesa di moggi, quando il reato era già prescritto. narducci adesso non fa più il PM.

        Per chi scrivi ? Corriere dei piccoli ?

  20. giancarlo

    luglio 27, 2016 at 4:17 pm

    perchè siete cosi agitati, la verità fa male.

  21. andrea

    luglio 27, 2016 at 4:25 pm

    In questa frase tutta la faziosita’ del giornalista “il procuratore federale Palazzi dichiarò che l’Inter e in particolare l’allora presidente Giacinto Facchetti (poi prematuramente scomparso) violarono comunque l’articolo 6 e perciò erano comunque colpevoli di illeciti sportivi.” Da quando un procuratore che e’ l’avvocato dell’accusa emette una sentenza? questo presunto illecito non arrivo’ mai a giudizio per sopravvenuta prescrizione, quindi si puo’ dire che il Procuratore Palazzi ipotizzo una presunta violazione dell’articolo 6 e un conseguente ipotetico illecito sportivo. Io non ho letto le carte e non conosco le prove addotte per una tale richiesta di rinvio a giudizio, se voleva fare un buon articolo e della buona informazione sarebbe stato sufficiente informarsi su tali prove e pubblicarle se in qualche maniera potevano avvalorare il suo teorema. Ho letto anche la sua precisazione nei commenti e le dico che non deve essere il lettore a portare carte e documenti per contestare un articolo ma esattamente il contrario, cioe’ il giornalista deve essere in grado di dimostrare che quello che scrive corrisponda a verita’.

    • Jump

      luglio 27, 2016 at 6:20 pm

      La sola telefonata effettuata da facchetti ad un arbitro era illecito sportivo. Che poi cercò di ammorbidire de santis in quella telefonata, passerebbe pure in secondo piano.
      Studia.

  22. giancarlo

    luglio 27, 2016 at 4:34 pm

    quante parole, spiegazioni,interpretazioni, il giornalista ha rilevato dei fatti stop, fatti menzionati da chi condannò la juve.

  23. giancarlo

    luglio 27, 2016 at 4:38 pm

    per fabio e andrea voi siete solo tifosi acidi che non riuscite a vedere oltre il vostro naso, pensa poi se riuscireste a leggere con imparzialità quanto scritto da palazzi.

    • fabio

      luglio 27, 2016 at 4:51 pm

      Gentile Giancarlo, con i suoi commenti ha dimostrato di non conoscere né l’imparzialità né il congiuntivo. Forse sarebbe meglio tacere, visto che tra l’altro non sono fatti che riguardano la sua squadra, no? Si goda Higuain, la sua specchiata dirigenza, la munifica proprietà e l’onestissima storia.

  24. Fabio

    luglio 27, 2016 at 4:55 pm

    Noto con piacere la correzione del titolo in prima pagina: non è sufficiente a cancellare la scarsa onestà intellettuale (c’era chi parlava di “prostituzione intellettuale” e lo faceva a ragion veduta) di un articolo del genere. Ma il titolo di questa pagina rimane vergognosamente inesatto: “arriva un altro patteggiamento” dopo quale altro?

    • Jump

      luglio 27, 2016 at 6:05 pm

      Passaporto falso di recoba, il c.g.s. prevedeva 3 punti di penalizzazione ogni partita giocata da recoba. oriali e lo stesso recoba patteggiarono.
      Ora chiedi scusa all’estensore dell’articolo. Tonto.

      • Fabio

        luglio 27, 2016 at 7:42 pm

        Nel titolo si parla del “caso Palazzi” e non di Oriali.
        Impari a leggere e dia del tonto ai propri familiari, idiota.

        • Jump

          luglio 28, 2016 at 6:43 am

          Ah io dovrei imparare a leggere ? L’articolo parla di prescrizione nel caso di palazzi e patteggiamento nel caso oriali.
          Pure cecato sei, cialtrone.

  25. Fabio

    luglio 27, 2016 at 5:11 pm

    Ecco, così va meglio. Ora basterebbe aggiungere un PS a fine articolo:

    “Gentili lettori del Fatto e della rubrica intitolata, per motivi misteriosi, “Io gioco pulito”, in questo articolo abbiamo messo insieme fatti risalenti a cinque anni fa e fatti più recenti, sentenze non emesse e patteggiamenti avvenuti, eventi con nessuna attinenza l’uno con l’altro, solo con il fine di aumentare il numero dei clic, indignando gli interisti e rendendo felici tutti i tifosi delle altre squadre”.

    Giusto per correttezza, diciamo.

    • Edoardo

      luglio 27, 2016 at 5:38 pm

      Madonna Fabio brucia la verità eh? Ringraziate che non siete finiti in Serie B come la Juventus visto che all’epoca di calciopoli vi siete salvati grazie alla prescrizione. Ridimensionati perchè a noi tifosi di altre squadre non ci fa felice per niente sapere che all’epoca pagò solo la Juve. Mi fa impazzire questa cosa che la gente non si arrende ai fatti e continua a menar il can per l’aia quando questo cane è già abbastanza stanco di girare. Bisognerebbe solo ammettere le proprie colpe e andare avanti. Se sono stati fatti parallelismi con quello che è accaduto anni fa forse è perchè in questi fatti la/le protagoniste sono sempre le stesse

      • Fabio

        luglio 27, 2016 at 7:38 pm

        I fatti sono le sentenze, che in tutti i gradi di giudizio hanno dato torto alla Juventus. Se le legga e prenda un maalox.

        • Enrico

          novembre 23, 2016 at 7:40 pm

          Sentenze che purtroppo non si sono potute leggere sulla questione Palazzi-Inter, in quanto il buon Moratti ha preferito non rinunciare alla prescrizione! Coda di paglia?

  26. Angelo58

    luglio 27, 2016 at 5:22 pm

    Giornalisti faziosi? Ma che strano solo quando non parlano male della juve??Quindi tutte le accuse sulla juve sono vere e bravi i giornalisti,quando tocca specie all’INTER c’è la faziosità??
    MA FATEMI IL PIACERE CHE voi interisti SIETE VERGINI COME CICCIOLINA.

  27. giancarlo

    luglio 27, 2016 at 5:23 pm

    per fabio grazie per la correzione.

  28. giancarlo

    luglio 27, 2016 at 6:01 pm

    Caro fabio, nel frattempo che leggo le tue verità assolute, mi viene da ridere, quanto passione nel difendere l’indifendibile, visto il giornalista nemmeno replica, seguire una fede spesso ci porta a distorcere la realtà quello che stai facendo tu.

  29. Arturo

    luglio 27, 2016 at 7:14 pm

    Moggi e i dirigenti della Juventus hanno una prescrizione dichiarata con sentenza definitiva per associazione a delinquere e una per frode sportiva derivante dall’abuso di farmaci. La Juventus ha una condanna definitiva del giudice sportivo. L’Inter non ha alcuna prescrizione per calciopoli. Le prescrizioni vanno dichiarate con sentenza o con una decisione del giudice sportivo. Un pm o un procuratore federale non possono dichiarare nessuna prescrizione e non la può dichiarare nemmeno Repubblica in un articolo in cui si parla di relazione e sentenza confondendo tra una relazione di un procuratore su istanza di Agnelli e una sentenza o decisione di un giudice. Se voleva la dichiarazione di prescrizione dell’Inter, Palazzi si doveva rivolgere ad un giudice sportivo non al consiglio federale. Inoltre un morto non può essere dichiarato prescritto. Hanno dichiarato prescritto un morto a mezzo stampa. Cose che accadono solo in Italia che una volta era la patria del diritto. Come ha precisato il pm Narducci in un’intervista recente, le telefonate relative all’Inter come quelle relative alla Samp e ad altre squadre vennero ritenute irrilevanti senza che vi fosse alcuna prescrizione e si decise di non procedere.

  30. francesco

    luglio 27, 2016 at 7:19 pm

    Egregio Dottor Nastasi,

    ribadendo quanto già scritto stamane, Le sarei davvero grato se potesse fornirmi un indirizzo cui scriverLe in privato per darLe qualche delucidazione in merito all’articolo veramente penoso che questo giornale ha pubblicato oggi.
    Evito di farlo tra i commenti perchè, a quanto vedo, c’è gente che si erge ad esperta mettendo insieme il Codice di Giustizia Sportiva ed il patteggiamento in sede penale di Oriali e Recoba, forse ignorando che sono due mondi a compartimenti stagni e che la tanto invocata “penalizzazione di 3 punti per ogni partita” non è mai stata applicata non per via dell’intervenuto patteggiamento, ma perchè Recoba non è mai stato schierato in posizione di (irregolare) comunitario. E questo è solo un esempio di come si possa facilmente rispondere alle millemila boiate pazzesche che si leggono anche tra i commenti dei Suoi lettori.

    Le sarei molto grato, quindi, se questa conversazione potesse proseguire in privato, altrimenti scriverò alla redazione di “iogiocopulito”: sono certo che, dopo aver realizzato quanto di sbagliato ha scritto, diverrà quanto meno rosso in viso per la vergogna provata, se è una persona intellettualmente onesta. Altro che limitarsi a riportare i fatti. Ne ha fatto un castello di invenzioni.
    Attendo una Sua.
    Cordialmente

  31. Andrea

    luglio 27, 2016 at 7:29 pm

    Gli juventini pensino al salvataggio grazie alla prescrizione sul doping e cosa disse il procuratore Guariniello in merito. Per ciò’ che attiene calciopoli dovevano ricominciare dai dilettanti con tanti saluti a Higuain.

    • Massimo

      agosto 2, 2016 at 11:14 pm

      La juventus non ha alcuna prescrizione per doping, infatti è stata totalmente prosciolta sia dalla giustizia ordinaria che da quella sportiva. Al massimo prescrizione (solo in ambito di giustizia ordinaria) riguardava l’abuso di farmaci leciti (una cosa che facevano tutte le squadre di serie A e che non era previsto come illecito da alcuna norma penale, nè da alcun regolamento del codice di giustizia sportivo). Forse quando parli di doping ti confondi con i caffè del mago Herrera negli anni ’60 (con relativi morti al seguito).

  32. Simone Nastasi

    Simone Nastasi

    luglio 27, 2016 at 8:32 pm

    Gentile Francesco, raccolgo con molto piacere la sua idea di volermi scrivere in privato. Può farlo a questo indirizzo: simonenastasi1@gmail.com. ( può farlo chiunque lo desideri) . Potrà fornirmi tutte le delucidazioni che vuole anche in merito alla vicenda che ha coinvolto Oriali (che all’epoca dei fatti era un tesserato dell’Inter e della quale mi sono limitato a riportare il fatto) e Recoba (che era un giocatore dell’Inter). L’accostamento e’ derivato soltanto da queste ragioni. Mi permetto di aggiungerLe che con tutto il dovuto rispetto, conosco bene la distinzione tra giustizia penale e sportiva. Le chiederei inoltre qualora decidesse di scrivermi di farlo ma attenendosi agli argomenti dell’articolo pregandoLa se ne fosse in grado di fornirmi tutte le prove esistenti che smentissero quanto da me scritto. Le garantisco in tal caso come ho già anticipato che scriverei subito un articolo di rettifica. La ringrazio e attendo sue notizie

    • Francesco

      luglio 27, 2016 at 9:34 pm

      Spero di riuscire a farlo in serata.

      • Antonio

        marzo 7, 2017 at 4:26 pm

        Intrer prescritta punto.

  33. Marco

    luglio 27, 2016 at 9:08 pm

    Sono interista dalla nascita, difenderei l’inter sempre e comunque ma non dobbiamo essere faziosi altrimenti facciamo la fine dei gobbi che ancora non riconoscono lo scempio di calciopoli!

    Se il giornalista ha scritto questo articolo avrà le sue fonti e sicuramente non si è inventato nulla. L’operazione di mercato nagatomo-garritano-caldirola c’è stata e se l’inter ha patteggiato significa che qualcosa avrà fatto, anche se si tratta di una questione puramente fiscale (per nulla paragonabile a quanto fatto da Moggi e co.). Però non dobbiamo negare e offendere l’autore di questo articolo solo perchè siamo interisti! Abbiamo un altro stile noi non siamo juventini!

    Non per forza i dirigenti sono santi, qualche magheggio capiterà di farlo anche a loro così come successe con i passaporti.

    Quindi io da interista condanno questi episodi e sono amareggiato nei confronti della società. Abbiamo sbagliato, punto!

    Questione ben diversa è quella del caso Facchetti. Innanzitutto, come diceva qualcuno in altri commenti, la prescrizione evita il processo non la condanna! Quello che dice Palazzi può essere in parte vero ma non si può permettere di giungere a conclusioni senza un processo, altrimenti la giustizia è finita. Quello che è vero è che Facchetti parlava telefonicamente con qualche arbitro, verissimo. A parte il fatto che meschinamente tutte queste cose sono uscite solo dopo la sua morte mentre prima non si è sentita nessuna parola, strano. Come dicevo, la cosa è vera, ma ricordiamoci che quelli erano altri tempi, all’epoca era “lecito” parlare con gli arbitri, se vi ricordate esisteva proprio l’addetto all’arbitro, Facchetti, Moggi, Meani… Moggi controllava tutto, minacciava arbitri e calciatori (la GEA è stata dichiarata associazione a delinquere), preparava le griglie degli arbitri, premiava gli arbitri che aiutavano la juve, ecc…
    Invece avete sentito le intercettazioni di Facchetti? Lasciate stare le chiacchiere da bar, leggete direttamente le trascrizioni delle telefonate, io l’ho fatto. In soldoni Facchetti chiedeva semplicemente agli arbitri un trattamento equo, cioè si raccomandava di non aiutare la Juve!
    Infine per chi ancora non fosse convinto porgo una domanda che mi sono sempre fatto ma vorrei la risposta da juventini, interisti o chiunque altro abbia almeno un minimo di cervello: ma secondo voi l’inter imbrogliava per arrivare seconda? Facchetti chiamava gli arbitri per dire di non fischiare il rigore su Ronaldo?? Vi prego datemi una risposta perchè io proprio non me ne capacito!

    Un saluto alla redazione che stimo e ammiro per la sua indipendenza e onestà intellettuale.

  34. Franco Carta

    luglio 28, 2016 at 12:00 am

    Come al solito… quando si parla di calcio entrano in ballo i malati di mente tifosi che magari con uno straccio di terza elementare, sapendo a malapena leggere e scrivere, senza alcuna competenza in giurisprudenza e magari senza aver mai visto un filo d’erba di un campo di calcio hanno la presunzione di SENTENZIARE esclusivamente dopo aver attinto qua e là cretinate altrui per sentito dire ma che tirano l’acqua del proprio mulino. 😀 Che miseria umana … se tornaste all’agricoltura visto che come “intellighenzia” valete meno del mago Othelma 😀 😀 😀

  35. SALVATORE

    luglio 28, 2016 at 4:52 pm

    SCUSATE TUTTI MA DI COSA STIAMO PARLANDO LA JUVENTUS A PAGATO A LOTTATO è TORNATA GRANDE PENSIAMO AL FUTURO QUELLO CHE CONTA UNA BUONA SERATA A TUTTI

  36. Pier

    marzo 22, 2017 at 3:36 am

    L articolo sarà pure scritto non bene come dite alcuni.un dato di fatto c’è c’era e resterà che dal secondo filone l inter risultò passibile di un illecito poi non punibile ormai.lasciate stare la fede calcistica e guardate i fatti lo scudetto 2006 non andava assegnato a nessuno

  37. Xxxfabxxx

    dicembre 3, 2017 at 2:21 pm

    Ma come si può dire che la inda e innocente , chi lo dice sicuramente hanno le pigne in testa e poi parlano di onestà una società che faceva pedinare intercettare monitorare tesserati arbitri dirigenti sportivi spiando trattative di mercato questo è un reato grave si chiama spionaggio industriale ma non è finita la società prescritta a tesserati un calciatore falsificando il passaporti facendo altro reato di frode sportiva ma non è finita i prescritti telefonavano su designatori arbitrali quotidianamente e pure direttamente agli arbitri in attività che grazie alle telefonate che avevano occultato ma poi sono usciti fuori provano… io ho un pensieri riguardo a questa società prescritta che di lealtà non a niente nemmeno i tifosi che lanciarono un motorino dalla curva rischiando di ammazzare dei bambini che vanno allo stadio queste vergogne altre tifoserie non l’hanno mai fatto…
    Cmq dopo tutto questo scandalo ci sarà il tempo dove tutti i nodi vanno al pettine perché non potete sempre salvati dalla prescrizione e quando succederà sicuramente non sarete bravi come la juve che si è lasciata tutto alle spalle e adesso a vinto 6 scudetti consecutivi provando a vincere il settimo mentre i prescritti devono aspettare un altro scudetto dato all’ufficio dall’ultras guido rossi … a proposito di rossi ma dove lavora adesso questo leccaculo? Informatevi e da lì capirete tutto.

  38. Claudio

    gennaio 7, 2018 at 12:11 pm

    La storia solitamente deve essere riletta a distanza di tempo, quando le faziosità si sono placate e gli eventi sono stati metabolizzati…allora tutto appare più chiaro. Calciopoli costituisce una grave macchia per l’INTERO calcio italiano, laddove presidenti e dirigenti sportivi di tutte le squadre adottavano comportamenti e atteggiamenti “libertini” mirati ad accaparrarsi favori verso la classe arbitrale di allora che non ha saputo dimostrarsi immune da ciò, costituendo illeciti se non di natura penale sicuramente a livello sportivo: in tali comportamenti (malcostume imperante da anni) il famoso Moggi si è dimostrato il più “capace”, Facchetti &C. (per rispondere alla domanda di tale Marco tifoso interista di cui sopra) “imbrogliavano” per cercare di arrivare primi senza tuttavia riuscirci (semplice)! Altrettanto chiaro ormai è che Calciopoli sia nata a seguito di indagini, intercettazioni e carte selezionate con cura dal Gruppo Moratti (Telecom, Tronchetti Provera, Giuliano Tavaroli, etc…) che grazie ad una Federazione compiacente di allora (Guido Rossi, leggere il suo CV è paradigmatico) ha cercato di sovvertire lo status quo, determinando alla fine la punizione meritata di una squadra in maniera pesante (revoca di 2 scudetti, retrocessione in serie B con penalizzazione di punti), di altre squadre in maniera più o meno lieve e all’immunità di una sola squadra che addirittura è risultata premiata con l’assegnazione a tavolino di uno scudetto (per non citare del dominio che quella stessa squadra ha poi potuto esercitare nel calcio italiano per i successivi 4 anni…obiettivo raggiunto)! Ora se tutto questo si poteva definire “aver fatto giustizia”…

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Calcio

“Dov’è la vittoria?”: le verità scomode del calcio italiano

Fabio Bandiera

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In questo libro affronto il dualismo nord sud raccontando le due italie del pallone che altro non sono che la risultante di centocinquant’anni di un’unità imposta dall’alto che di fatto ha consolidato esponenzialmente il gap di un paese che gira a due velocità”. Parole forti dello scrittore Angelo Forgione che ben descrivono il senso di Dov’e la vittoria, un affresco dalle tinte forti dell’Italia pallonara che attraversa implacabilmente la torbida storia di un paese che anche nel football palesa irrimediabilmente le sue ataviche contraddizioni. Immergersi nella lettura di questo libro è come rivedere più volte lo stesso film alla ricerca ogni volta di qualche dettaglio, agghiacciante, che precedentemente c’era sfuggito tra scandali di ogni tipo, intrecci e malaffare che permeano le trecentoquarantsei pagine ben scritte ed egregiamente documentate. Abbiamo avuto il piacere di incontrare il giovane scrittore napoletano per discutere a briglie sciolte le varie matasse di cui è intrisa la sua ultima fatica letteraria.

Buongiorno Angelo, cosa ti ha spinto e qual è la tesi portante del tuo libro?

Mi occupo di meridionalismo intellettuale e di dualismo Nord-Sud, che è un unicum nel panorama europeo. Ci sono diversi aspetti del costume e della cultura d’Italia che ne sono diretta emanazione, ed è impensabile che l’espressione dello sport nazionale ne sia immune. Ho approfondito la storia del calcio italiano e mi sono imbattuto inevitabilmente nelle implicazioni politico-economiche generate dall’unità nazionale del secondo Ottocento. Col mio libro ho voluto rappresentare la realtà di un Sud tagliato fuori dallo sviluppo del Paese, e quindi anche dal calcio, e quando ha potuto misurarsi direttamente col Nord era già in forte ritardo. Quel ritardo, come quello economico, è ancora lungi dall’essere annullato, e persisterà finché esisteranno due Italie e diverse velocità economiche. Le squadre del Sud non vincono quasi mai lo Scudetto e faticano a restare in Serie A quelle volte che riescono ad arrivarci.

I centocinquant’anni della mancata unità italiana traspaiono chiaramente nello sviluppo del libro. Ma il calcio cosa c’entra?

È un fatto che il movimento del nascente football italiano sia stato “catturato” dall’appena sorto “triangolo industriale” Torino-Genova-Milano. Tra l’altro vi era anche un filone nascente nel Nord-Est, ma Torino si organizzò per prendersi quel nuovo aspetto ludico che mostrava progresso, e lo fece con la fondazione, nel 1898, dell’attuale FIGC. Al primo campionato non invitò un club di Udine che aveva già vinto un primo torneo italiano nel 1896. Il Campionato italiano doveva esprimere la modernità di quel Nord dirigente che trascurava il Sud dopo averlo impoverito, ma anche l’altro Nord. Anche la Nazionale italiana, dal 1910 e per molti anni, disputò le sue prime partite solo in quelle tre città. Col tempo, la FIGC aprì al resto del Nord. Al Sud, ma pure al Centro, le squadre vennero destinate a gironi minori e a competizioni organizzate da mecenati stranieri, come la Coppa Lipton, un torneo voluto dal magnate inglese del tè e disputato da squadre di Napoli e Sicilia. Neanche il terremoto del 1908 servì a commuovere i ricchi e ad accettare la richiesta della città di Messina, perché il Football avrebbe contribuito a sollevare lo spirito cittadino. Si creò un divario tecnico enorme, al quale pose fine solo il regime fascista di Benito Mussolini, che con la “Carta di Viareggio” del 1926 impose ai dirigenti dei club del Nord la nazionalizzazione del Football e l’inclusione delle squadre di Roma e Napoli nella massima serie nazionale, ma anche di Firenze. Solo nel 1928 la Nazionale di Calcio scese al Sud, e disputò la prima partita a Roma. Poi, in seguito, con la crescita di competitività del calcio meridionale, si aggiunsero anche altri club del Centro-Sud. Ma le differenze restarono evidenti. 

Grande industria, grande finanza, politica e football. Un unicum indissolubile e vincente? La favola del Cagliari scudettato ne è lampante controprova?

Certo. Dietro a quel miracolo c’erano gli industriali petrolchimici con sede a Milano, Angelo Moratti e Angelo Rovelli e con loro i politici democristiani, tutti interessati a portare le raffinerie in Sardegna. Solo con quei capitali fu possibile fare la squadra da scudetto e far parlare dell’Isola a un’Italia che quasi si dimenticava che esistesse. Renderla italiana significava legittimare ed evidenziare il “Piano per la Rinascita della Sardegna”, varato nel 1962. Poi, con la crisi petrolifera del 1973, i petrolchimici lombardi si defilarono, il Cagliari crollò e finì in Serie B, da dove era arrivato.

Come in ogni equazione prestabilita c’è sempre la variabile impazzita, Diego Armando Maradona. Il sud sottomesso vince e alza la cresta? Il razzismo ad esso connesso torna ad esplodere?

Ai democristiani serviva una squadra competitiva alla Campania del post-terremoto. Fu grazie al loro interessamento che poté arrivare il più grande calciatore del mondo. E guarda caso, anche l’Avellino fece il suo exploit, per otto anni consecutivi in Serie A. Si infiammò il razzismo, proprio mentre nasceva la Lega Nord, ma in realtà quello era nato proprio negli anni Settanta, etichettando i cagliaritani come “pecorai” e “banditi”, e i napoletani come “colerosi”, e poi “terremotati”.

Gli scandali recenti che hai perfettamente documentati – Totonero, Passapartopoli, Calciopoli, Scommessopoli – sono tutte facce della stessa medaglia, d’altronde siamo italiani, no?

 È triste dirlo, ma purtroppo il Paese, nel 1861, è nato dalla corruzione e dai sotterfugi, e gli scandali furono immediati, alcuni sotterrati e alcuni esplosi clamorosamente, come quello della Banca Romana. La deprimente condizione non è mai mutata, e nell’ultima classifica della corruzione internazionale redatta da Transparency International l’Italia, in Europa, precede solo Montenegro, Grecia, Serbia, Bulgaria, Albania e Bosnia. Del resto viviamo in un Paese che si è dovuto dotare di una autorità nazionale anticorruzione. Si può mai credere che il calcio italiano sia un’isola felice? 

Processi lenti, potenti assolti e una stampa forte coi deboli e debole coi forti?  Un quadro drammatico

Mancano strumenti efficaci, e le strategie difensive spesso si basano sulla prescrizione, quel granitico cardine che prospetta l’estinzione della pena e sul quale poggia la corruzione. I tempi della Giustizia civile e penale sono intempestivi, e numerosissimi procedimenti si spengono nell’inapplicabilità delle sentenze. I processi sportivi che sono diventati penali hanno prodotto colpevoli nelle squadre più importanti, spesso intoccabili perché prescritti. Difficilmente la stampa fa il proprio dovere, e nel pluralismo delle interpretazioni, dettate da troppe opinioni di parte, non ne viene fuori la realtà dei fatti.

Il libro è uscito nel 2015, nessuna querela e nessuna richiesta di rettifica. Chi tace acconsente?

Niente di niente. Quando sono chiariti fatti concreti e documentati, non conviene a nessuno creare polveroni, soprattutto quando si tratta di un libro che, per intuibili motivi, non gode della luce dei riflettori. Chi tace, spesso, è interessato a starsene in silenzio.

Nelle tue considerazioni finali tieni a ribadire che il tuo intento non è quello di sabotare, ma di ricostruire e raccontare. E’ cambiata l’ottica con la quale assisti allo show. Il tifoso è cieco e legato al campanile, come se ne esce? E’ un problema culturale?

Non se ne esce, ma non è un problema tipicamente italiano. Il calcio è nato proprio con lo scopo di distrarre le masse. Gli industriali inglesi crearono tornei del “dopolavoro” per sedare le proteste e i malcontenti dei loro operai, i quali iniziarono ad accendersi in rivalità e attriti tra loro, frammentando il fronte di ribellione. Mussolini fece più o meno lo stesso, incanalando il calcio nella psicologia delle folle. Il tifo è divisione, il calcio è divisione. Bisognerebbe che le masse iniziassero a vederlo come uno spettacolo, accettando ogni esito sul campo. In Italia la situazione è peggiore per l’eccessivo attaccamento dei tifosi e perché spesso anche gli addetti ai lavori riscaldano gli animi. È sì un problema culturale. Del resto, il calcio italiano è in difficoltà, non solo per questo ma anche per questi tristi motivi.

 

 

 

 

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Calcio

City Football Group, la longa manus degli sceicchi sul calcio

Eduardo Barone

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Agosto 2017. Il club spagnolo del Girona cambia di proprietà. La stessa holding che detiene il Manchester City acquista il 44% del club, un altro 44% viene rilevato dalla società di Perè Guardiola, procuratore e fratello del più famoso Pep. Il Girona viene acquistato per soli 6 milioni, una cifra irrisoria persino per comprare un calciatore di buon livello al giorno d’oggi.

Questa è solo una delle tante operazioni compiute dal City Football Group, il più grande colosso multinazionale mai visto nella storia del calcio. Il City Football Group è una holding che controlla l’87% del Manchester City e, oltre al Girona, altri club come il New York City, il Melbourne City, gli Yokohama Marinos e la squadra uruguayana del Torque. A sua volta, il City Football Group è controllata dall’Abu Dhabi United Group, il gioiello della famiglia reale dei Mansour, di cui bin Zayed Al Nahyan è il principale esponente. L’obiettivo di questo gruppo, in parte già riuscito, è quello di creare un franchising globale del calcio. Quello che i giornalisti britannici hanno definito come la nuova Coca Cola del pallone.

“City” è una galassia al cui interno ruotano società di calcio, dirigenti, calciatori, medici, fisioterapisti, massaggiatori, talent scout e persino uffici stampa. Il piatto forte è ovviamente lo scambio dei calciatori all’interno di questo grande sistema solare, ma non solo questi. Anche tutte le loro informazioni. Ed è questo che ha del sensazionale. Dallo scouting alla selezione, passando per le analisi cliniche dei calciatori: viene impiegata la stessa metodologia e gli stessi dati in tutti i club controllati. Quando un giocatore, ad esempio del Melbourne, subisce un infortunio dalla diagnosi complicata, è possibile ricercare in un database comune se quel tipo di infortunio è occorso per esempio ad un giocatore del Manchester City in passato e se sì, come è stato affrontato e superato e quali sono i tempi di recupero.

Uno dei registi di questa macro-operazione è un volto noto del calcio europeo. Si tratta di Ferran Sorriano, CEO del Manchester City, ex vice-presidente e direttore generale del Barcellona per cinque anni. E’ da lui e Guardiola che partì il ciclo vincente dei blaugrana che ha sconvolto il calcio. Ora invece, sempre insieme a Pep, sta costruendo qualcosa di più grande ancora. Soriano e il suo entourage di esperti ha creato quella che alcuni definiscono: “Glocalization”, che in italiano potremmo brutalmente tradurre in “Glocalizzazione”, ovvero globalizzare un brand mantenendolo al tempo stesso locale. Essere presenti sul mercato asiatico e quello americano con negozi di kit e merchandising come la Disney, ma al tempo stesso mantenere radicata la propria presenza sul territorio d’origine. Manchester, New York, Melbourne, Yokohama, tutte queste città sono accomunate da unico brand, gli stessi colori e le stesse fonti da cui attingere per la selezione di staff e giocatori. Una worldwide power base che parte innanzitutto dai fan, che più lontani sono dal club e più sono fidelizzati.

I tentacoli del City Football Group continuano ancora ad allungarsi. La holding ha annunciato la prossima espansione in Cina, dove ha ottimi rapporti con il presidente cinese Xi Jinping, appassionato di calcio e intenzionato a creare 50 mila scuole calcio nei prossimi dieci anni. A testimonianza di questo, il City Group è detenuto per il 13% delle quote da China Media Capital. Inoltre, altri club tra Sud America e Africa sono prossimi ad entrare nel network a tinte celesti.

Ma non è tutto oro quel che luccica. Alcune operazioni hanno lasciato a molti più di un dubbio sulla loro bontà. Un’inchiesta del giornale economico Forbes ha fatto luce sui conti della galassia City, ipotizzando un rigonfiamento delle entrate della stella più brillante, il club di Manchester, che avrebbe beneficiato di iniezioni di denaro da parte delle altre società facenti parte del bilancio consolidato. Si sospetta insomma che le spese del Manchester City, il giocattolo più costoso di cui è proprietario lo sceicco Mansour, siano state distribuite e sostenute dalle altre società appartenenti al City Football Group. Inside World Football ha definito il Manchester City la squadra più costosa di tutta la storia del calcio, con gli 878 milioni di sterline per assemblare la squadra attuale contro gli 805 del PSG.

Inoltre, il Manchester City riceve flussi di entrate importanti dalle sponsorizzazioni con Etihad, la compagnia aerea di Abu Dhabi, che paga sia per il proprio nome sulle maglie che per i naming rights dello stadio, nonché altri finanziamenti da fondazioni degli Emirati. Una sorta di auto-sponsorizzazione, dal momento che lo sceicco Mansour appartiene alla famiglia reale che governa gli Emirati Arabi Uniti. Le accuse sono arrivate anche da presidenti di club europei, come Andrea Agnelli, che ha definito senza mezzi termini la strategia del City Group un “Doping finanziario”. Neanche il numero uno della Liga, Javier Tebas, ci è andato morbido sul tema. Per lui, il Manchester City è uno dei “club di stato” che non brilla di luce propria bensì viene pompato con “soldi e petrolio dal Golfo”.

Dal bilancio dell’ultima annata del City Football Group (giugno 2017), risulta però una perdita di 71 milioni di sterline, quasi il doppio rispetto all’anno precedente (37 milioni). I manager del gruppo hanno additato la situazione finanziaria del New York City come causa principale della perdita. Nonostante le critiche sollevate, le indagini dell’Uefa non sembrano indirizzarsi verso il gruppo del City. L’ultimo rapporto Manchester City con la federcalcio continentale risale al 2014, quando i Citizens vennero sanzionati con una multa di 50 milioni di sterline per violazione delle regole sul Fair Play finanziario.

“Abu Dhabi non sta facendo questo perché ama Levenshulme (quartiere di Manchester dove ha sede il club biancoceleste ndr.) “ dice sulle colonne del Finacial Times Simon Chadwick, professore inglese di scienze economiche applicate al calcio: “Ma lo fanno per ottenere delle fonti di ricavi sostenibili e duraturi per i prossimi decenni, quando quelle derivanti da petrolio e gas non ci saranno più”.

A parte i ragionamenti economici, il City Football Group rappresenta ormai un modello della nuova generazione di business nel calcio. Non si tratta ormai di un semplice club con una proprietà ricca alle spalle, ma di un vero e proprio mercato interno in espansione verso i cinque continenti. E così il vecchio caro presidente di calcio, con la sua azienda medio-grande, che decide di supportare la squadra che ama diventa solamente un lontano ricordo.

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Calcio

Quanto guadagnano in FIFA? Victor Montagliani, il Paperone di tutti i Presidenti

Massimiliano Guerra

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Il Presidente della Concacaf, Victor Montagliani, che la confederazione calcistica per il Nord e il Centro America e i Caraibi ha scelto per uscire da una dilagante crisi di corruzione, ha guadagnato di più dello scorso anno rispetto ai leader della FIFA, l’organo di governo mondiale del calcio, e della UEFA, l’organo di governo europeo. Montagliani è riuscito a percepire uno stipendio base di 1,25 milioni di dollari che grazie a vari bonus è arrivato ad oltre 2 milioni di dollari. Montagliani ha rilevato la Concacaf, nel maggio 2016, un anno dopo che un’accusa di corruzione diffusa emessa dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha ribaltato i principali leader delle Americhe. Le entrate di Montagliani, che non sono state segnalate in precedenza, superano i 1,6 milioni di dollari guadagnati da Gianni Infantino, presidente della FIFA, e Aleksander Ceferin, che è al capo della UEFA. Per intenderci le entrate annuali della FIFA ammontano a circa 1,4 miliardi di dollari, mentre la UEFA, l’organizzazione più ricca del calcio, ha una media di quasi 4 miliardi. La Concacaf produce solo una frazione – spesso meno di un decimo del fatturato annuale della FIFA, e solo nei suoi anni migliori che corrispondono a quando viene giocata la Gold Cup, cioè la coppa continentale. Dopo il terremoto che mise in crisi la Concacaf circa il 40 percento dell’amministrazione è stato sostituito e sono stati assunti degli esperti esterni per aiutare a fissare la paga di Montagliani. Un comitato ha negoziato l’accordo, ratificato poi dai membri più importanti dell’organizzazione. Il comitato stesso ha poi accettato una base di  1,25 milioni di dollari. La cifra era basata sul presupposto che Montagliani, un dirigente assicurativo, avrebbe speso 2.000 ore di lavoro per la Concacaf.

NUOVO VOLTO – La Concacaf sta lavorando duramente per potersi ricreare una certa verginità, dopo i clamorosi scandali emersi nel 2015 come quello di Jeffrey Webb, l’ultimo presidente permanente della Concacaf.  Webb si è dichiarato colpevole di una serie di accuse dopo essere stato arrestato in Svizzera nel 2015. Una revisione interna aveva rilevato che aveva recepito uno stipendio di 2 milioni di dollari con almeno 1 milione di dollari in spese aggiuntive. Webb fu dichiarato colpevole e addirittura radiato dal calcio. I nuovi regolamenti della Concacaf non consentono eccessi simili. I jet privati che una volta erano la regola sono ora proibiti, così come i soggiorni in alcuni degli hotel e le limousine più esclusivi del mondo per i principali funzionari. Tuttavia, i membri del comitato esecutivo del gruppo ricevono in media 125.000 dollari all’anno. Montagliani, tra gli altri, riceve anche altri $ 300.000 per il suo ruolo come uno degli otto vicepresidenti del consiglio direttivo della FIFA. Le riunioni si svolgono tre o quattro volte all’anno. Non male davvero. Montagliani, come Ceferin per la UEFA, è subentrato subito dopo un periodo di crisi nera che gli ha permesso di avere un “governo” stabile  di portare avanti alcune riforme come il Regolamento che abbiamo appena elencato. Sotto il regno Montagliani, la Concacaf ha mantenuto gli sponsor principali, firmato nuovi accordi per i diritti TV , rinnovato alcune delle sue competizioni e creato una nuova lega a squadre nazionali.

L’organizzazione è anche in trattative con la confederazione del Sud America, la Conmebol, che potrebbe cooperare per creare un torneo regolare per le Americhe. La Concacaf quindi presenterà i suoi ultimi risultati finanziari ai suoi paesi membri in occasione di un incontro annuale a Mosca poco prima dell’inizio della Coppa del Mondo a giugno. Non è chiaro se i dettagli della retribuzione dei dirigenti saranno divulgati in quella riunione, rimane comunque il fatto che il Governo Montigliani alla Concacaf vive di contraddizioni. Da una parte il rinnovamento e la volontà dichiarata di riportare dentro alcuni valori etici il calcio e soprattutto chi lo gestisce, dall’altra però gli stipendi e i bonus concessi ai vertici del calcio restano elevatissimi e quasi inspiegabili al confronto dell’indotto prodotto dalla Concacaf. Solo il tempo quindi potrà dirci come verrà ricordata questa gestione. Per il momento Montigliani può essere tranquillamente conosciuto come il più pagato tra tutti i presidenti della Confederazioni FIFA.

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