Ricorre oggi l’anniversario di morte di Helenio Herrera, il Mago dell’Inter capace di vincere tutto. Della sua parentesi meneghina non si parla solo dei successi in Italia o in Europa, ma anche di sospetti di doping e partite truccate. Ripercorriamo la sua storia ancora avvolta nel mistero.

Sarti, Burgnich, Facchetti; Bedin, Guarneri, Picchi; Jair, Mazzola, Domenghini, Suarez, Corso. Allenatore: Helenio Herrera. Presidente: Angelo Moratti. Direttore: Italo Allodi. Un trio che costruisce, fra il 1962 e il 1966, una corazzata  inaffondabile: un’Inter capace di vincere tutto. Campionati, Coppe dei Campioni, Coppe Intercontinentali. Un corollario di imprese su cui grava, però, un sospetto: quella Inter ha giocato pulito? Mezza squadra è morta: di tumore. E sui successi gravano diversi sospetti. Doping, combine e corruzioni…

Armando Picchi, muore a 36 anni di tumore alla colonna vertebrale.  Marcello Giusti: cancro al cervello nel 1999.  Carlo Tagnin: 2000 osteosarcoma. Mauro Bicicli: 2001, tumore al fegato. Ferdinando Miniussi  2002 cirrosi epatica evoluta da epatite C. Giacinto Facchetti, 2006: tumore al pancreas. Giuseppe Longoni, 2006: vasculopatia cronica. Enea Masiero: 2009 tumore.

Attenzione ai nomi: esclusi Picchi e Facchetti, e se vogliamo inserirci anche Tagnin, il destino si accanisce sulle riserve. “Trattate alla stregua di cavie”.  Dichiarazione pesantissima, rilasciata da Ferruccio Mazzola. Il fratello di Sandro, morto nel 2013 sosteneva fossero proprio le “riserve” a “testare” la bontà del prodotti del “mago” Helenio Herrera. É il succo racchiuso nel suo libro: il “Terzo incomodo” (Fabrizio Càlzia, Bradipolibri 2004). Pagine che rischiano di  screditare una storia di successi. O di dubitarne. Di certo, abbastanza per sdegnare Massimo Moratti che decide di querelare Ferruccio, chiedendo un risarcimento di un milione di euro di anni. Richiesta respinta dal Tribunale di Roma il 14 settembre del 2012. La storia finisce lì…per la Giustizia.

A causa del libro, Ferruccio e Sandro Mazzola, non hanno più rapporti. Il simbolo di quella Grande Inter non ha più parlato al fratello. Poi, due anni fa, precisamente in un’intervista rilasciata al “Corriere dello Sport” del 7 novembre 2015, ritratta. Clamoroso dietro front. E ammette, che sì, nelle parole di suo fratello, c’era qualche fondo di verità. Nascosto nel “caffè corretto” di HH.

“Le cose sono vere. Cominciai ad avere, in campo, dei fortissimi giramenti di testa. Andai dal medico che mi sottopose a tutte le analisi e disse che dovevo fermarmi, che avevo problemi grossi. Dovevo stare fuori almeno sei mesi. Ma Herrera non voleva. Da dove nascevano i valori sballati? Non lo so. Ma ricordo che, prima della partita, ci davano sempre un caffè. Non so cosa ci fosse dentro. Ricordo che un mio compagno, Szymaniak, mi chiese se prendevo la simpamina. Io non sapevo cosa fosse ma qualcosa che non andava, qualcosa di strano, c’era”.

La “simpamina” era il nome di un prodotto farmaceutico, in commercio sino al 1972. Il nome chimico di questa sostanza farmaceutica è “β-fenilisopropolamina”, appartenente, come altre farmaci, alla classe meglio nota come anfetamine. Le azioni dirette che questa sostanza producono sul sistema nervoso centrale sono: aumento del metabolismo, aumento del battito cardiaco,  aumento della termogenesi (si bruciano più calorie) euforia, benessere, aumento dell’acuità mentale, nervosismo, iperattività, riduzione delle sensazioni legate allo sforzo fisico.

Non solo doping, però: la Grande Inter di Angelo Moratti deve difendersi anche da attacchi provenienti da oltremanica. La accuse arrivano dalle colonne del Times, in una rubrica firmata da Brian Glanville: il giornalista sostiene che i trionfi della Grande Inter siano figli di corruzioni e manipolazioni. A sostegno della sua tesi, diverse storie.


La prima risale al 20 aprile del 1966, prima della semifinale di  ritorno di Coppa dei Campioni con il Real Madrid. L’arbitro designato è l’ungherese Gyorgi Valdas, che confessa un tentativo di corruzione consumatosi direttamente nella residenza dei Moratti nella villa di Imbersago: offerti, all’arbitro e al guardalinee, denaro, orologi d’oro ed elettrodomestici. In cambio, un paio di rigori. Valdas dice no. L’Inter non va oltre il pari (1-1) ed è estromessa  (avendo perso 0-1 a Madrid) dalla competizione. Valdas, combinazione, chiude la sua carriera di arbitro.

La sua colpa? Secondo Glanville ha rotto gli ingranaggi di un sistema brevettato da Italo Allodi e dal faccendiere ungherese Deszo Szolti (una sorta di ministro degli Esteri) e utilizzato, evidentemente (il condizionale è d’obbligo) con successo anche nelle precedenti edizioni. Dove e quando?

Inter- Borussia Dortmund 1964 (Arbitro: Tesanic, Jugolsavia) vinta 2-0. Le cronache dell’epoca raccontano come il direttore di gara decida di non espellere diversi nerazzurri. In particolare sorvola un violentissimo tackle di Suarez che manda in ospedale un avversario. Le cronache più recenti di Glanville e Borenich narrano che l’arbitro Tesanic fosse stato corrotto da Szolti per conto di Allodi.

Inter – Liverpool (1965, arbitro Ortiz de Mendebille, spagnolo). Finisce 3-0 ribaltando il 3-1 subìto dell’andata. Nella semifinale di ritorno  l’arbitro spagnolo Jose Maria Ortiz de Mendibil fischierebbe a senso unico e l’Inter. Il sospetto che qualcosa non quadri nasce dai gol: il primo, di Corso, è una punizione a due battuta direttamente in porta e convalidata. Il secondo, di Peirò, realizzato sottraendo il pallone al portiere dopo che quest’ultimo ha fatto i classici tre palleggi prima del rinvio. A confermare i sospetti,  l’autobiografia di Bill Shankly, allenatore della compagine inglese: “Non ci diede né un fallo né una rimessa laterale a favore

L’Inter si difende: coincidenze. Del resto, le malelingue abbondano, le chiacchiere se le porta via il vento. Esaurita la lista dei luoghi comuni, resta la cronaca: fra i tanti record dell’Inter di Helenio Herrera, uno è poco pubblicizzato. In Italia, la formazione nerazzurra gioca 99 partite senza  mai subire un rigore contro. Dal 29 marzo 1964, al 19 marzo 1967. La serie è interrotta da Concetto Lo Bello che fischia un rigore alla Roma fra l’altro sbagliato da Schultz poi espulso per rissa con Picchi. In realtà, secondo la testimonianza di Rino Tommasi, Lo Bello si avvicinò a Picchi, che aveva colpito l’avversario, dicendogli che doveva espellerlo. E il nerazzurro rispose “bene, ma si esce in due”. L’arbitro, allora, mandò fuori anche Shultz…insomma un rapporto molto, troppo intimo tra arbitri e calciatori.

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