Di Daniele Esposito

Carlo Airoldi era semplicemente uno sportivo appassionato, maratoneta e podista che aveva vinto solo qualche gara di paese, ma con grande passione. Figlio di contadini, lavorava in una fabbrica di cioccolato.

La sua storia non è nota perché, come sappiamo, chi non vince viene presto dimenticato. Ma, in questo caso particolare, vincere o perdere non ha inciso assolutamente sull’impresa che Carlo ha portato a termine. Qui si va ben oltre.

A poco più di un mese dall’inizio delle Olimpiadi di Atene del 1896, Carlo, non potendosi permettere i soldi per affrontare le spese del viaggio, decise di partire per la Grecia a piedi, sfidando qualsiasi corridore e qualsiasi cavallo, con la certezza di essere il migliore e non avere rivali.

Decise di farsi sostenere da un giornale sportivo: “La bicicletta”, al quale promise la corrispondenza e l’aggiornamento riguardo la propria avventura. La sfida era affrontare il viaggio da Milano fino ad Atene, in un mese. Fu un cammino pieno di ostacoli in cui il corridore rischiò anche la vita imbattendosi in gruppi di briganti. Tramite un  piroscafo che lo portò fino a Patrasso, proseguì poi il suo viaggio a piedi fino alla meta tanto bramata, Atene.

Airoldi arrivò nella capitale greca i primi di Aprile, giusto in tempo per l’inizio dei Giochi Olimpici. Ma la sua fama lo precedette, provocando chiaramente preoccupazione e apprensione tra gli organizzatori dei giochi olimpici: la maratona era la gara simbolo della competizione greca e a vincerla doveva essere assolutamente un greco. Grazie ad un cavillo burocratico, infatti, ad Airoldi non venne concessa l’autorizzazione a partecipare alla gara, perché considerato un professionista e i giochi olimpici erano esclusivamente riservati ai dilettanti. Le richieste del consolato italiano furono insistenti, ma servirono a ben poco. La maratona venne vinta, come da copione, da un dilettante greco, Spiridon Louis.

Carlo assistette alla corsa e rilasciò le seguenti parole a “La bicicletta: “E’ necessario che io parta al più presto, giacché ieri ed oggi dura fatica feci a reprimermi. Mi sentivo il prurito nelle mani e non posso tollerare più a lungo i sorrisi ironici di certi villani, ai quali avrei voluto far vedere, se non mi avesse trattenuto il timore di passare per un farabutto, che oltre alle gambe possiedo anche delle buone braccia. Dopo tutto mi consolo perché a piedi vidi l’Austria, l’Ungheria, la Croazia, l’Erzegovina, la Dalmazia e la Grecia, la bella Grecia che lasciò in me un ricordo indelebile.

La storia di Carlo Airoldi è sicuramente una storia che andrebbe raccontata o almeno menzionata nei libri di storia: è intrinseca, al suo interno, la voglia di un uomo di coltivare le proprie passioni nonostante le avversità e gli ostacoli. Carlo era un uomo umile e povero, ma ciò non bastò per frenare la propria indole di sportivo prima, e corridore poi. Dalle sue parole è possibile comprendere quanto l’obiettivo di partecipare fosse importante per lui, ma allo stesso tempo, che il viaggio stesso e la possibilità di credere in un sogno battendosi per quello che si ama, nonostante la sconfitta finale, fosse il vero scopo della sua eroica corsa. Beh, questa è la storia di Carlo Airoldi, un eroe vincente, senza medaglia.

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