Connettiti con noi

Giochi di palazzo

Leyton Orient: il fallimento del Made in Italy e la distruzione di 135 anni di storia inglese

Stefano Pagnozzi

Published

on

Se dalle parti di Blackpool la promozione in League One sembra aver, almeno per il momento, sedato i malumori dei tifosi, avviati a digerire forzatamente l’ennesimo anno sotto la proprietà degli Oyston (se ne parlava qui), ancora tutto da definire il futuro di un altro club, il Leyton Orient FC, reduce anche’esso dal campionato della League Two ma che al contrario dei Tangerine ha raggiunto il punto più basso della sua storia retrocedendo nella Conference National.

Il club dell’East London, fondato nel 1881 come club di cricket, dal 1905 ha partecipato ai campionati inglesi di calcio professionistico, una sola volta in Premier League, nel ’63, ma un passato lontano caratterizzato dal grande seguito negli anni in seconda nella divisione inglese, quindi la discesa nelle categorie della Football League nel corso degli anni ’80 in un susseguirsi di stagioni anonime, ma tranquille. A seguito della migliore delle stagioni recenti arriva il cambio di proprietà, nel 2013/14 il club in League One era in salute e con buone prospettive, nonostante avesse perso da poco la finale dei playoff promozione per la Championship, ma in poco meno di tre anni arriva la doppia retrocessione e i 112 anni continui tra i professionisti giungono al termine.

Fuori dai pro per la prima volta nella storia della società, ma soprattutto divampa il timore per la sopravvivenza stessa del club che in questi anni a causa di una gestione approssimativa, e disinteressata alla valorizzazione della società, ha accumulato ingenti debiti.


Una storia che in qualche maniera ci riguarda da vicino visto che il principale accusato della disfatta degli O’s è l’italiano Francesco Becchetti, imprenditore del settore dei rifiuti e delle energie rinnovabili con un passato nello sport, alla fine degli anni ’90 Amministratore delegato dell’allora Piaggio Roma Volley. Balzato successivamente alla cronaca per i problemi in Albania con le autorità locali, dove è coinvolto dagli anni 2000 nella realizzazione della centrale elettrica più grande del Paese, che hanno travolto e condotto alla chiusura del canale TV Agon channel. L’emittente, fondata nel 2013 ed ha trasmesso anche in Italia fino al Novembre 2015, è stata parte successivamente dell’avventura nel Leyton Orient che Becchetti rileva nel 2014 per circa 4 milioni di sterline.

La base del tifo locale lo accoglie tiepidamente ma colma di buone speranza che però si rivelano ben presto vane. L’imprenditore (per non farsi mancare nulla) si porta a Londra anche Moggi jr., e la prima stagione 2014/15 è disastrosa, una girandola di quattro allenatori cambiati, tra cui le nostre conoscenze Mauro Milanese e Fabio Liverani, ed è retrocessione. Alla guida degli O’s farà anche un’apparizione Cavasin, ad ora sono già undici gli allenatori cambiati. Intanto il club entra nel palinsesto di Agon channel e viene usato per un mediocre reality show ‘Leyton Orient’ sullo stile di ‘Campioni’, un format realizzato nella società del Cervia nel 2004 che qualcuno ricorderà. Per la tifoseria della seconda squadra più antica di Londra un altro boccone amaro da mandare giù e la crescente consapevolezza del totale disinteresse per le sorti della società da parte di Becchetti.

Nascono i primi malumori per l’assenza di un progetto sportivo serio e per le continue ingerenze dannose del proprietario nella gestione tecnica e sportiva della società, i risultati non arrivano ma i debiti del club crescono, come cresce la contestazione che nella stagione che si è da poco conclusa sembra ormai aver determinato una rottura insanabile tra la proprietà e la base del tifo che a gran voce chiede da tempo la cessione.

A Marzo 2017 compaiono i primi spettri di un possibile fallimento, alcuni ritardi nei pagamenti dei dipendenti del club portano all’apertura di un fascicolo da parte della HM Revenue & Customs(HMRC) per debiti non onorati e intimano al proprietario del Leyton Orient di provvedere al saldo del dovuto entro il 12 giugno 2017 o a cedere la società. La contestazione della HMRC porta i tifosi alla mobilitazione, se fino ad allora era rimasta solo un protesta che si era limitata a manifestazioni di dissenso dentro e fuori lo stadio, su impulso del Leyton Orient Fans’ Trust (LOFT), un’associazione di tifosi attiva dal 2001, parte la raccolta fondi per scongiurare l’eventualità di un’amministrazione controllata o, peggio, della procedura di liquidazione.

Iniziano gli incontri e i confronti tra la base per definire una strategia di intervento, il LOFT allestisce il ‘Regeneration Fund’, un fondo vincolato a specifiche condizioni in cui raccogliere risorse per far fronte all’evoluzione delle dinamiche societarie. La raccolta si articola attraverso donazioni online e contributi raccolti ai match, a cui si aggiungono i ricavati dalle aste di maglie e cimeli storici messi a disposizione dell’associazione di tifosi da sostenitori e appassionati. Anche le vecchie glorie del club non hanno mancato di sostenere la causa partecipando ad un match amatoriale con una selezione di tifosi che si è svolto lo scorso 20 Maggio. Significativa in questa fase anche la solidarietà riscossa dalle vicende del Leyton che ha coinvolto diverse tifoserie, come in occasione del ‘Judgement Day’ 3, che spesso in occasione delle trasferte hanno dato sostegno e spazi ai banchetti per le raccolte fondi.

Parallelamente è partita la ricerca di soluzioni alternative alla gestione Becchetti, con i tifosi pronti ad intervenire direttamente negli scenari di salvataggio del club o nel sostegno di proposte di acquisto che abbiano credibilità, concretezza e un orizzonte programmatico di medio-lungo periodo. A fine Maggio il fondo sorpassa le 170.000 sterline raccolte e si guarda allo spartiacque della scadenza del 12 Giugno. Lo scorso Lunedì la sorpresa: la HMRC non procede contro Becchetti in quanto alla data di Giugno risultano onorate le scadenze debitorie, un sospiro di sollievo per la tifoseria che però ancora teme per il futuro. I debiti restano e mancano le prospettive della nuova stagione. A margine dell’udienza infatti la preoccupazione per le sorti della società inglese restano alte, intervistati dalla BBC i portavoce del LOFT, rinnovando la richiesta di cessione della società, riferivano:

“Stiamo usando una parola: sopravvivere, ma non so per quanto ancora la potremo usare. La nostra sopravvivenza è quasi settimanale al momento. Il nostro futuro si sta giocando oltre la High Court, abbiamo una rosa con pochi uomini, non c’è garanzia che potremo effettivamente tirare fuori una squadra per il campionato del prossimo anno, quindi la sopravvivenza, sì, ma nel senso più sottile della parola”.

 Non siamo in grado di dire cosa stia succedendo. La comunicazione che abbiamo avuto con la società è assolutamente zero.  Tutto quello che sappiamo è quello che possiamo vedere, che abbiamo nove semi-professionisti, siamo senza giocatori senior, nessun accesso a un campo di allenamento, mancano le maglie, nessun allenamento e la pre-stagione partirà solo nella prima settimana di luglio.”

Situazione tutt’altro che risolta quindi, per i tifosi del Leyton Orient ci sarà ancora da attendere purtroppo, ma la vicenda non è passata inosservata e assieme ad altri casi evidenti di cattiva gestione dell’ultima stagione sembra abbia spinto la Football League a rendere più efficienti i sistemi di controllo sui proprietari dei club. La scorsa settimana la EFL ha approvato alcuni emendamenti che rendono più strette le magie delle valutazioni di integrità dei proprietari dei club e ha aperto al confronto su nuovi strumenti da inserire per i test. Magari cogliendo spunto proprio da una proposta del LOFT che nelle passate settimane esortava la lega a prevedere incontri formali con la tifoseria nelle fasi di valutazione del ‘fit and proper test’ e l’impegno formale dei nuovi proprietari ad un dialogo strutturato con i supporters per evitare altri ‘casi Becchetti’.

Per il video si ringrazia Copa90

Comments

comments

Clicca per commentare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Calcio

L’étendard sanglant est levé! Scontri, violenza e tetto del mondo. La Francia in lacrime di gioia e di dolore

Emanuele Sabatino

Published

on

La Francia é Campione del mondo per la seconda volta nella sua storia. Domenica mentre Macron festeggiava a Mosca, a Parigi e in altre città  transalpine accadeva di tutto con scene di violenza e guerriglia cittadina. Da melting pot a melting rot il passo é molto breve. Il primo é il termine usato per indicare il crogiolo dove si fondono tutte le etnie e le diverse origini dei giocatori che hanno portato les bleus sul tetto del mondo, il secondo un gioco di parole dove rot significa marcio, lo stesso marcio che lungo tutta la Francia al fischio finale ha seminato panico, incidenti e distruzione.

Lacrime, tante lacrime, prima di gioia e poi di dolore. Mentre Lloris alzava la Coppa al cielo qualcuno, piú di qualcuno a dire il vero, alzava il putiferio nella nazione scagliando mattoni contro le vetrine dei negozi e rubando tutto. Sono le due facce della Francia multietnica, quella positiva sempre in prima pagina e portata come esempio e l’altra, negativa, difficile da trovare nelle colonne dei giornali rilegata al piú nei trafiletti. Mentre 10.000 agenti delle forze dell’ordine erano impegnate a garantire l’ordine pubblico delle piazze dove si erano riuniti milioni di francesi per assistere alla partita altri, ben organizzati, sapendo del poco controllo in altre zone hanno iniziato l’opera di sciacallaggio e ruberia.

Quasi come fosse un revival della rivoluzione di 229 anni fa, gli ingredienti c’erano tutti: il sangue, le bandiere francesi, gli scontri, i morti. Il ministro dell’Interno Francese ha rivelato che é stato necessario l’uso della forza ed il reiterato utilizzo dei lacrimogeni per disperdere la folla e far tornare la tranquillitá. Lungo tutta la Francia 292 persone sono state prese in custodia, 102 solo a Parigi, 92 portate poi direttamente in galera perché colte in flagrante.

Il bilancio parla anche di due vittime: un cinquantenne caduto in un canale ed un motociclista trentenne in dinamiche ancora da accertare. Anche ieri nuovo attacco, subito represso, sempre a Parigi: preso d’assalto il Nike store con l’obiettivo di rubare tutte le magliette con le due stelle dei Mondiali vinti. Magliette che però non c’erano perché arriveranno tra oggi e domani. Il presidio delle forze dell’ordine nella capitale resterá molto alto anche nei giorni a seguire per prevenire altre scene di violenza e guerriglia.

Comments

comments

Continua a leggere

Giochi di palazzo

Luglio 2007: quando la Formula Uno si trasformò in una Spy Story

Luigi Pellicone

Published

on

Di questi tempi, nel 2007, la Formula Uno veniva scossa da eventi che cambiarono per sempre il dorato mondo dell’automobilismo. Accadde di tutto e nulla fu come prima. Vi raccontiamo questa incredibile spystory.

12 luglio. Una data che segna lo spartiacque nel mondo della F1.  11 anni fa, la McLaren è convocata dalla FIA. L’accusa è pesante: spionaggio industriale. Inizia la Spy-Story, a meta fra un romanzo noir e una storia da 007.

CAPITOLO I – TELEFONATE NOTTURNE FRA AMICI DELUSI

Tutto ha inizio a Maranello: inverno 2006,  grande Freddo in casa Ferrari. Jean Todt è prossimo a lasciare la gestione sportiva. Un ruolo ambitissimo: per prestigio, storia, stipendio. Fra gli aspiranti alla poltrona c’è Nigel Stepney. Coordinatore della squadra meccanici, nonché collante fra la dirigenza modenese e il reparto corse. Nigel è in Ferrari da anni: Todt ha cieca fiducia in lui, ma come organizzatore. Non da dirigente. Non a caso, il francese sceglie come successore Stefano Domenicali. Stepney è deluso, protesta. Richieste respinte al mittente con perdita.

Ricusato, non la digerisce. Accumula frustrazione. Ci vorrebbe un amico. Chi? Ma si, Mike. Meglio sentirlo…

Mike è Mike Coughlan, amico e collega di Nigel  ai tempi della Tyrrel, anni ’90. Adesso lui lavora alla McLaren e fa il progettista. I contatti fra i due si infittiscono. Arriva la primavera, dopo un inverno passato al telefono e qualche parola di troppo. Controprova, il GP d’Australia

In quel di Melbourne, Kimi Raikkonen centra la pole position. E però, c’è qualcosa di strano: i commissari di corsa girano intorno la Ferrari come api intorno all’alveare. Evidentemente, cercano qualcosa. Ma cosa? Ispezione. Negativo. La Ferrari è in regola, sebbene  “qualcosa” di non meglio specificato sia al limite delle regole, pur non violandole. Però qualcosa sotto c’è. Eh già, proprio sotto. La McLaren chiede chiarimenti sulla regolamentazione delle zavorre a bordo delle monoposto.  Che cooooosa? Insinuate che la rossa vinca grazie a un sistema che garantisca un assetto perfetto sia in accelerazione che in frenata? Ma come vi permettete? E, sopratutto, come sapete queste cose?

CAPITOLO II – CHI E’ LA TALPA?

Allarme rosso. Qualcuno ha spifferato. Todt e Domenicali ne sono certi. E ne hanno ben donde. Il sistema progettato per le monoposto di f1 è INVISIBILE a occhio nudo e alle verifiche tecniche, che hanno il compito di misurare l’altezza del fondo piatto dall’asfalto e la eventuale flessibilità. Chi ha parlato? Chi poteva sapere? Vuoi vedere che Nigel…

Stepney da qualche tempo non bazzica i circuiti. E non è felice. Vuole un ruolo importante, in pista, laddove si sfida la fisica e l’aerodinamica. E allora cosa fa? Alza il telefono e chiama Mike. Hai visto mai se in McLaren c’è posto per un vecchio amico…

Una telefonata di troppo, questa volta dall’ufficio.

Errore fatale. Todt e Domenicali, insospettiti, avevano predisposto un sistema di controllo delle chiamate in entrata e uscita. Mail comprese. Nigel era già sospettato, dopo l’Australia. Però un indizio è solo un indizio. La telefonata, il secondo, è una coincidenza. La terza, però, è la prova: la McLaren, in particolare Coughlan, è in possesso di mail che indicano tutti gli standard utili per apprezzare l’efficienza di una monoposto in gara. Quanta roba. Troppa per resistere alla tentazione. Coughlan chiama Jonathan. Jonathan è Jonathan Neal. Gli sottopone i documenti. Le informazioni passano ai piloti. In McLaren, accanto a un giovanissimo Hamilton, c’è Fernando Alonso. Uno che, al contrario di Nigel, sogna il percorso inverso. Vuole la Ferrari: in McLaren, alle prese, con quel ragazzino così arrogante, non si trova proprio a suo agio. Intanto Coughlan recita la parte dell’amico del cuore: sponsorizza Stepney a Ron. Ron è Ron Dennis, boss di Woking. Bene, il grande capo McLaren non stima Nigel. Anzi, non lo vuole vedere neanche in fotografia. L’astio affonda le radici in un tradimento (vabbè allora è un vizio): Stepney era amico di Barnard, simpatico a Dennis quanto la criptonite a Superman..

CAPITOLO III – LA FUGA DI NOTIZIE

Intanto il circus è a Montecarlo, dove accade qualcosa di insolito. I meccanici come consuetudine, passano al setaccio le Ferrari ai box. Cosa c’è li, vicino al serbatoio? Fertilizzante. E chi diavolo ha messo quel fertilizzante? Domenicali ordina di smontare la monoposto. Tutti a rapporto tranne uno. Nigel, che cavolo c’è nel tuo armadietto? E perché quella polverina è cosi simile a quella trovata ai box? No, non è simile, è proprio identica.

SABOTAGGIO. NIGEL, SEI LICENZIATO.  Dalle verifiche effettuate sul computer dell’ormai ex dipendente, emerge la verità: scambio di mail fra Stepney e Coughlan. Non contento, Nigel, accecato dalla rabbia, cosa fa? In barca, mentre si corre il GP di Barcellona, consegna, così come sono, i progetti della Ferrari. Coughlan ha del materiale che scotta. Per raffreddarlo, si confina in una copisteria di bassissima lega in Inghilterra. Sfortunatamente, il gestore del negozio è un tifoso della Ferrari. Oltre alle copie richiesta dal cliente, ne tiene qualcuna per se. E dove le invia? Esatto. A Maranello. Boom.

CAPITOLO IV – L’AUTODISTRUZIONE

La Ferrari ha le prove. Ed è anche incazzata visto che il Mondiale sta prendendo una brutta piega. Todt chiama i legali a rapporto. Ci sono gli estremi per lo spionaggio industriale? Sissignore, che ci sono.Quanto basta per inchiodare la McLaren in Italia e in Inghilterra. Semaforo verde alla carta bollata. Detto, fatto. La vicenda si conclude. L’8 settembre, quando si corre a Monza, la Mc Laren è raggiunta da avviso di garanzia. Una settimana dopo è squalificata dal mondiale costruttori e condannata a 100 milioni di dollari di risarcimento. Coughlan sospeso, Stepney depennato dalla F1.

E dal lato sportivo? Beh, anche qui, c’è una bella storia da raccontare: Hamilton, a due gare dal termine è in vantaggio su Raikkonen di ben 17 punti. E ne ha anche 10 su Alonso. In Cina, però, si ritira. Vince il finlandese che si porta a -7.  Ultima GP. In Brasile la McLaren si presenta con due piloti in testa al Mondiale. E riesce a perderlo: il cambio tradisce l’inglese che non va oltre il settimo posto finale. L’iride è a portata di mano di Alonso, che è terzo, e lì rimane, dietro le due Ferrari in fuga. Vince la Ferrari. Evviva la Ferrari campione del mondo: 110 punti Raikkonen, 109 Alonso ed Hamilton. A pensare male ci si chiede: Alonso che passerà in Ferrari non ha attaccato volutamente? In realtà quel pomeriggio la monoposto dello spagnolo non andava proprio anche perché superando Massa secondo avrebbe vinto il Mondiale. Si vociferò inoltre che il distacco dalla Rossa fosse frutto di un sabotaggio tecnico della McLaren che, pur di sfavorirlo (Hamilton da sempre il prediletto di Dennis), gli avrebbe manomesso l’assetto se non addirittura montato pneumatici già consumati. Ma queste sono solo voci e tali resteranno. C’è poi una seconda teoria che apre ad una domanda: è mai possibile che una squadra squalificata per la spy story portasse uno dei suoi piloti al titolo Mondiale? Chissà.

E Nigel? Cerca di ricostruirsi una verginità scrivendo un libro: Red Mist. Nebbia Rossa. Pagine dal contenuto così forte che nessuna casa editrice trova la forza o la voglia di pubblicarlo. Del resto, le querele costano. E andare in guerra con Ferrari o McLaren non è igienico. Rischi di sporcarti. E allora? Nel dubbio che quanto scritto fosse solo ricerca di vendetta, il manoscritto resta nel cassetto. O nei file. E la verità? Chiedetela al destino. Il 2 maggio 2014 Nigel scende dalla sua auto ed è travolto e ucciso e porta con sé tutti i segreti di questa vicenda.

Comments

comments

Continua a leggere

Calcio

Calcio tedesco: nonostante il Mondiale, un modello da seguire

Massimiliano Guerra

Published

on

Un fallimento. Inutile girarci attorno ma quella della Germania in Russia per i Campionati del Mondo è stato un totale fallimento. Una brutta figura perché la nazionale tedesca da Campione del Mondo in carica si è fatta eliminare in un girone abbastanza agevole, arrivando addirittura ultima, battuta nell’ultimo match da una Corea del Sud che non aveva nulla da chiedere. Molti si sono affrettati a parlare di crisi del calcio tedesco o della dimostrazione che il modello di calcio fatto in Germania non è più valido.

Una tesi però non corretta perché a differenza di quello che sta accadendo in Italia o in Olanda, per citare due tra le grandi escluse e deluse dell’ultimo Mondiale, il fallimento della nazionale tedesca non è stato causato da una crisi sistemica, ma da una serie di fattori che hanno inciso in maniera negativamente decisiva: scelte sbagliate di Low, tanti giocatori sazi che non sono riusciti a dare il 100%, un po’ (tanta) presunzione che è stata fatale nelle tre partite del girone. Detto questo il calcio tedesco rimane comunque uno dei sistemi e di modelli più all’avanguardia del calcio europeo e mondiale. Ecco perché.

Gioventù: Partiamo dal Mondiale. La Nazionale tedesca era sesta squadra più giovane della competizione iridata, terza se vogliamo considerare solo chi ha già vinto la Coppa del Mondo, dietro sola Francia e Inghilterra. Un dato molto importante dato che la Germania si presentava in Russia con i galloni di Campione e soprattutto una rosa di altissima qualità. Il fallimento poi è stato inaspettato quanto rispettoso di una “tradizione” che vede i campioni del mondo uscire al primo turno nella successiva edizione.  Passiamo poi a quello che succede in Bundesliga. Il campionato tedesco dei cinque maggiori europei è quello che ha l’età media più bassa. Le società tedesche puntano sui giovani e lo fanno realmente: nella classifica dei campionati e delle squadre più giovani del continente, stilata dal Cies, la Germania è al 12° posto, prima tra i top campionati europei, seguita dalla Francia al 17°, dalla Spagna al 20° e dall’Inghilterra addirittura 29°. Non benissimo l’Italia in 24° posizione, in virtù dei 27,37 anni in media dei calciatori impiegati. E nella massima serie teutonica le prime due classificate sono il Lipsia con 23.2 di media e il Bayer Leverkusen con 23.8.

Nella classifica dei club, tra i  primi 100 più giovani, la Germania può vantare ben 8 club. Nessuno come lei. Dati importanti che se sommati all’alta specializzazione che i tecnici tedeschi stanno portando avanti fa si che il calcio tedesco sia sempre più all’avanguardia. I cosi detti Laptop trainer, di cui abbiamo già ampiamente parlato, come Thomas Tuchel (ex Borussia Dortmund, ora al PSG) a Roger Schmidt (Bayer Leverkusen), da André Schubert (Borussia Mönchengladbach) a Julian Nagelsmann (Hoffenheim), dallo svizzero-tedesco Martin Schimdt (Mainz) a Christian Streich (Friburgo) hanno sfruttato gli imponenti investimenti della Federazione tedesca dopo la sconfitta nei Mondiali del 2006 e hanno totalmente stravolto il ruolo dell’allenatore. Di conseguenza anche lo sviluppo dei giocatori giovani è stato modificato regalando alla Germania una serie sterminata di giovani talenti.

Tirando le somme il calcio tedesco, al netto della brutta figura in Russia, rimane di gran lunga il modello da seguire per ambire ad uno sviluppo innovativo e moderno del calcio, lontano da alcune vecchie considerazioni che stanno bloccando la crescita del movimento calcistico nel nostro paese.

 

Comments

comments

Continua a leggere

Trending