Cari José e Sandro,

siamo i nonni di Riccardo ed abbiamo deciso di scrivervi una lettera da quassù.

Qualche giorno fa, con nostro grande stupore, abbiamo letto un articolo che ci ha lasciati, a dir poco, senza parole. Il quotidiano “Anime in Paradiso” parlava d’un vostro coinvolgimento in diverse pubblicità riguardanti il gioco d’azzardo.

Non volendo credere alla notizia – spesso qui da noi i dispacci d’agenzia arrivano con qualche anno d’anticipo… -, abbiamo sbirciato fra le nuvole cercando un televisore acceso in una casa che avesse le finestre aperte. Cerca e ricerca, alla fine siamo riusciti a trovarne uno dalle parti di Milano…

Allora, con i gomiti ben saldi sulla superficie morbidosa della nuvoletta e i pugni stretti stretti sotto il mento, abbiamo visto ciò che non avremmo mai voluto vedere: due nostri vecchi idoli promuovere il gioco d’azzardo!

Noi che eravamo pazzi di voi, la domenica la radiolina appiccicata all’orecchio aspettando un altro fantastico gol dopo una serpentina, noi che sognavamo un giorno di stringervi la mano, noi…siamo rimasti a bocca aperta.

Ora, nulla da dire sui vostri berretti old style, ma gli “over”, “under” e via dicendo hanno fatto rizzare la barba anche a San Pietro!

Avreste dovuto vedere le discussioni nate a due passi dal cielo quel giorno: – “Ma Altafini e Mazzola avevano proprio bisogno di fare ‘sta cosa?”, “ma non hanno guadagnato già abbastanza giocando a pallone?”, “come possono due sportivi del loro livello invitare i giovani a scommettere?”, al Bar degli Angeli non si parlava d’altro!

Sapete, nei nostri ricordi riaffiorano sempre straordinarie immagini con nostro nipote ancora piccolino, seduti su una panchina al parco: nonno Salvatore a sinistra, nonno Felice a destra e lui in mezzo. Saremo stati ottantenni o giù di lì, un po’ come voi oggi, e gli raccontavamo del mondo. Lui ascoltava e chiedeva consigli…

E noi a raccontargli di voi, delle vostre prodezze, dei vostri goal spettacolari, delle vostre fatiche e del vostro sudore.

Noi, occhi lucidi e voce un po’ rotta, vi indicavamo come esempi di forza, di coraggio, portatori sani di valori quali lealtà e correttezza, nobili nel corpo e nell’anima.

Riccardo ci ascoltava serio, sopracciglia un po’ corrucciate dallo sforzo di comprendere a pieno pensieri da grandi, ometto fiero di spartire con noi quei discorsi; lo conoscevamo bene e immaginavamo già i suoi sogni prendere il volo, un po’ come il pallone che calciavate con vigore verso la porta. Eravamo certi che si immedesimasse in voi, vestisse le vostre maglie: lo capivamo dallo sguardo che si scostava dalle parole per rincorrere quella palla.

E noi orgogliosi di servirgli tanta bellezza, perché questo voi rappresentavate: bellezza e purezza.

Ora i nostri occhi sono appannati, delusi, non più commossi, e la voce non è incrinata dall’emozione, bensì dall’amarezza: che cosa penserà nostro nipote, oggi uomo, di voi e di questa vostra trovata? Ricorderà la panchina, le chiacchierate e le raccomandazioni di chi lo cresceva al mondo? Da quassù teniamo d’occhio tutto e vediamo tante anime un po’ piegate e pensieri confusi: ma come, proprio loro, gli idoli, i calciatori che i nonni indicavano come esempio di lealtà e integrità? Perché si prestano a propagande che fatalmente portano angoscia e devastazione? Questi, oggi, i pensieri.

Ed è per questo che vi chiediamo di ripensarci, di fermarvi, di cambiare direzione: spendete la vostra immagine favorendo crescita, gioia e Cultura e mettete da parte tutto ciò che è effimero e diabolicamente ammaliante.

Ve lo chiediamo per i vostri nipoti e per tutti i ragazzi che sbocciano alla Vita.

Con affetto,

Salvatore e Felice

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