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Snooker

L’errore del principiante: mescolare molti coaches e molti sistemi non aiuta a diventare un buon player

Davide Coltro

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Per chi si avvicina per la prima volta ad un tavolo da snooker, magari enfatizzato dai meravigliosi tornei televisivi che tutti ammiriamo, il divario tra quanto si pensa di poter realizzare e quanto effettivamente si è in grado di fare è normalmente molto ampio. Eppure, la sensazione che i professionisti dello snooker siano uomini è evidente, sicura, non lascia dubbi, sono uomini in carne ed ossa che vincono e perdono proprio come noi.Forse, l’unica differenza, di fatto sostanziale, è che dedicano la loro vita a questo sport sin da giovanissimi, non di rado sacrificando istruzione e cultura per inoltrarsi in altri studi che gli otterranno abilità di giocolieri, maghi della balistica in piano, azzardati scienziati della fisica sperimentale, fino a diventare i campioni acclamati che compiono sequenze di miracoli sul tavolo verde. Nel nostro tempo, con una moltitudine di canali di comunicazione, si moltiplicano le fonti dalle quali attingere nozioni, soprattutto quelle di una disciplina importata come lo snooker e sulla quale non esiste documentazione in italiano. La lingua inglese però, ora è comunemente conosciuta, quindi la scelta tra video tutorial, lezioni, e insegnamenti vari è ampia. Per chi avesse voglia di inoltrarsi nel cammino dell’apprendimento tecnico dello snooker, oggi le possibilità esistono realmente ma, insieme ad esse anche i pericoli del “fai da te” più selvaggio. Uno degli errori più frequenti nei quali si incappa, e mi rivolgo a coloro che nutrono la  passione principalmente con la televisione e meno con la pratica di gioco, consiste nell’apprezzare stilisticamente le varie posizioni al tavolo di un giocatore professionista e cercare di imitarlo. Apprendere per imitazione è un istinto naturale ma nelle discipline complesse, dove si fondono conoscenza e abilità manuali, spesso ciò che è bello da vedere in forma statica non è detto che funzioni quando le parti devono muoversi in maniera coordinata.

La “stance” o posizione al tavolo nello snooker è veramente diversa dalle altre specialità del biliardo, più bassa e profilata, con la curiosa abitudine di strusciare letteralmente la stecca sul mento e sul petto. La necessità di colpire punti precisi su bilie più piccole a distanze superiori dovute alle dimensioni del tavolo, ha portato allo sviluppo di accorgimenti tecnici che proteggono e sviluppano la precisione di mira e di esecuzione del tiro, per dirlo in termini originali “aiming” e “cue action”, due componenti che insieme alla sensibilità nel tocco, sono il motore di una buona tecnica in particolare nei giochi con le buche. Ora, tornando ai nostri amatissimi principianti ed ai frequenti quanto innocenti errori, possiamo dire che una buona posizione generale osservata staticamente, cioè senza dover eseguire il tiro, anche avendo le varie del corpo allineate nel giusto modo, non comporta nessuna garanzia di efficacia del colpo. Sembra paradossale ma vi posso assicurare che questa affermazione è oggettiva. Nella mia pratica di coach, molto spesso riesco a determinare dal sito di quale coach possa aver attinto un principiante che si presenta con la convinzione di aver già digerito le basi fondamentali dello snooker. L’esecuzione di un buon colpo, considera la tecnica al completo, ogni particolare azione prima e dopo il tiro ha un preciso significato ed una specifica utilità che si innesta nella fase successiva fino e così via per arrivare al colpo finale chiamato anche “delivery shot”. E’ un movimento semplice, unidirezionale, a velocità gradatamente progressiva, che nella piccola differenza di corsa di pochi centimetri determina tutto l’universo possibile dei colpi e degli effetti con i quali si pilota e controlla la bilia battente, in versione originale denominata “cue ball” ossia cioè “palla della stecca”. La stecca deve essere “on line” cioè sulla linea di mira e deve muoversi esattamente sopra questa linea, senza sbandare a causa dell’errato movimento del nostro braccio, soprattutto negli ultimi centimetri che vanno dal ponte, chiamato “bridge”, fatto con la mano appoggiata sul piano del biliardo, alla famosa “cue ball”. Ogni eventuale deviazione della stecca durante questo percorso, provoca la spinta della palla bianca in una direzione diversa da quella utile con il risultato di un tiro approssimativo se non del tutto sbagliato.

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Ma, ora che abbiamo fatto solo un esempio delle differenza che esiste tra ricalcare lo stile di un campione e conoscere i motivi che lo hanno portato ad assumere una determinata posizione, possiamo dire che molto spesso il principiante, assetato di conoscenza e di risultati a breve termine, passa da vari siti di coaching assorbendo tutto ciò che capisce mescolando tecniche e consigli in base al proprio livello di conoscenza. Il risultato è molto spesso un coacervo di pose e piccoli “tic” che si assumono nel tentativo di immedesimarsi nei panni del proprio idolo o in quelli di un giocatore ideale e proprio per questo inesistente e del tutto superfluo. David Horrix, uno dei più esperti coach del mondo, autore di decine di volumi sulle tecniche di gioco e di insegnamento, nell’ultimo numero della sua rivista “Give me a break”, spiega molto efficacemente che per completare la formazione tecnica di un giocatore sono necessari dai 14 ai 16 mesi, e successivamente ci si dovrà concentrare sulla costruzione dello stile di gioco dando poca enfasi alla tecnica. Naturalmente e per prudenza di neofiti, noi possiamo allungare questi tempi del trenta per cento senza temere smentite ma è necessario tenere a mente una regola fondamentale: non mescolare i metodi di apprendimento o confondere le tecniche dei vari coach in unica soluzione ! PJ Nolan, Nick Barrow, Alan Trigg, David Horrix, Barry Stark, Terry Griffiths, Dell Hill, e molti altri che sono presenti in rete con i loro corsi o le loro pubblicità, sono tutti professionisti preparati e accreditati, almeno quelli in elenco, in grado di portare un neofita di qualunque età dai principi di base al gioco avanzato che consenta di siglare breaks significativi o difese serrate nei momenti più opportuni. Ciò che è fondamentale però, come giocatori di ogni livello che vogliono migliorare, è sceglierne uno e seguire solo quello, cambiando al massimo una volta se ci si dovesse accorgere che il metodo sviluppato non è proprio adatto a noi.

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In Italia, per motivi diversi e tutti molti validi, già abbondantemente spiegati sulle pagine elettroniche di questo blog, è stato scelto PJ Nolan, oramai alla terza visita nel nostro paese, ed i coaches italiani da lui formati, esaminati, promossi con licenza EBSA e costantemente seguiti per approfondire il suo insegnamento, sono presenti nelle accademie di Milano ( Davide Coltro ), Tirano ( Max Sabetta ), Roma ( Michele Monaco ) e Verona ( Francesco Bertaiola ). Il consiglio che posso dare ai giocatori di ogni livello del nostro paese è quello di rivolgersi al più presto ad uno di questi coach per iniziare insieme un percorso di crescita, seguendo il metodo Nolan, uno dei più grandi allenatori del mondo, con migliaia di studenti in tutto il mondo documentati nel suo sito da centinaia di filmati e immagini. Si tratta solo di un consiglio ma, nella storia del nostro snooker, suona come il primo dato ad un pubblico così vasto come quello di “Io Gioco Pulito”. Speriamo sia  considerato da quei nascosti ed ancora anonimi, forse appena adolescenti, prossimi campioni che l’Italia saprà sfornare negli anni, magari nel decennio dal venti al trenta di questo secolo. Perchè forse li vedremo in televisione chiamandoli per nome perché li abbiamo conosciuti sin dall’inizio, amandoli poi per tutta la loro carriera. Sarebbe bellissimo. Un obiettivo lontano e forse fuori portata ma sono un coach di snooker, siate buoni, lasciatemi sognare …

 

 

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3 Commenti

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  1. Gerardo Calzerano

    marzo 27, 2017 at 4:58 pm

    Ho pagato in prima persona l atteggiamento descritto da Coltro. Scegkiete un coach e seguite solo quello, non forzate il vostro corpo la vostra stance per ragioni estetiche… vi aiuterà anche a capire quali sono i veri punti deboli della vostra impostazione naturale…

    • Gabriele

      marzo 29, 2017 at 9:29 pm

      Considerazioni piene di professionalità e passione…da condividere e sostenere.

  2. paolo

    marzo 29, 2017 at 4:51 pm

    come sempre ottimo articolo ottime idee ottime realtà.Complimenti!

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Snooker

Campionato Nazionale Snooker 2018, F.I.BI.S.: Agòne ellenico e sport moderno

Davide Coltro

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A volte, prima di raccontare un’esperienza, si rende necessario fare qualche precisazione, proprio per evitare il rischio di fraintendimenti, soprattutto se gli viene attribuito un valore simbolico, che rimandi ad altro oltre i semplici fatti. A partire dall’antichità, l’uomo ha sentito il bisogno di legare il proprio destino di singolo a quello di altri, facendo nascere le prime comunità, femmina e maschio uniti, come nuclei umani primordiali, soluzione naturale e pragmatica per proliferare e conservare la specie, un esempio lampante di questa necessità. In forme sempre più evolute, il bipede eretto e ragionante, ha proseguito la sua “avventura di prossimità” creando strutture articolate fino ad arrivare al gioiello concettuale della “democrazia” nelle sue innumerevoli sfaccettature e derivazioni. Proseguiamo con un’altra precisazione riguardo le attività umane: in buon ordine con quelle del pensiero e dello spirito, esistono le espressioni del corpo che cercano di superare i propri limiti di velocità, forza e coordinazione in rapporto alle forze naturali per la sopravvivenza e rispetto ad altri individui per nuove forma di socializzazione Si arriva al concetto di agòne, gara, confronto, tenzone, con vincitori e vinti ma senza l’orrore della violenza e della guerra, nell’età moderna giunge e conquista il mondo la parola anglosassone: sport, sintetica e facile a ricordarsi.

Nell’acronimo F.I.Bi.S., questi concetti sono entrambi contenuti in quanto per federazione si intende il proposito che unisce gruppi di individui già strutturati e con proprie regole interne per raggiungere scopi più elevati unendo le forze. Proseguendo a decifrare, dopo la definizione del nobilissimo biliardo, a chiudere la sigla abbiamo proprio la qualifica di tutto ciò che attiene a questa esperienza come specificamente sportiva. Si parla apertamente di “biliardo sportivo”. Il campionato nazionale indetto da una federazione sportiva è quindi espressione civile di un popolo che, in accordo su determinati punti di riferimento, decide di confrontarsi in gare legittime per eleggere dei rappresentanti che possano figurare in competizioni ancora più allargate per  intere nazioni o continenti. In poche parole un campionato nazionale è sempre una cosa seria che veicola messaggi educativi in termini etici e morali, il senso dell’aggregazione e l’ammirazione per la prestazione altrui e assoluto rispetto per gli altri. Chi partecipa con piena adesione matura un’esperienza positiva e aumenta il proprio tesoro di umanità che molto spesso gli sarà utile nella vita. Con questo spirito è stato progettato per la quarta volta il Campionato Nazionale Snooker 2018, proposta di esperienza sportiva portatrice di questi valori. Chiariti questi punti importanti, passiamo in rassegna le speciali novità di questa edizione, ritornata a Trezzano sul Naviglio, che l’aveva già ospitata con successo nel 2016. Patrocinato per la seconda volta dal Comune trezzanese, in questa edizione nella prestigiosa cornice dell’Hotel Goldenmile, ha visto l’assegnazione dei tre titoli in palio per le rispettive categorie A, B e C.

La formula del torneo conclusivo e più importante della stagione si è svolta in due tempi:  una prima fase con gironi all’italiana e la successiva fase ad eliminazione per determinare con l’ultimo scontro diretto il vincitore assoluto. Oltre 45 atleti a rappresentare i migliori Club (BetStar-Modena, NumberOne-Bagheria, Billiard Saloon-L’Aquila etc. ), dalla Sicilia alla Lombardia, si sono dati battaglia per quattro giorni. Non sono mancati i colpi di scena con pretendenti al titolo eliminati in anticipo ed esordienti così agguerriti da dirottare il corso della competizione.

Sulla cattedra della direzione di gara il veneziano Fabian Tagliapietra con abilitazione internazionale EBSA e WSF, affiancato da Lorenzo Costantini ugualmente arbitro internazionale licenziato EBSA. In esame per il conseguimento dell’abilitazione nazionale e tutti con esito positivo, si sono adoperati senza sosta Claudio Iuculano e Piergiorgio Romanò oltre all’energica siciliana Clara Panebianco, nostro primo arbitro in quota rosa. Il corpo arbitrale ha garantito all’evento la compostezza, serietà e stile tipiche di questa specialità del biliardo.

In serie C ha trionfato Marco “The Eagle” Giuliano che ha piegato con indiscutibile superiorità tattica il pakistano naturalizzato milanese Zeshan Shabbir, ottimo colpitore con propensione prevalente all’attacco. Il miglior Break della stagione per questa categoria porta la firma di Dario Di Pietro con 30.

Nella serie intermedia, a partecipazione quasi completamente ambrosiana, si sono scontrati in finale due giocatori con esperienza in diverse discipline del biliardo ma ora rapiti definitivamente dallo snooker. Paolo “Zeus” Valentinuzzi non è riuscito a contenere gli assalti del pavese Leonard Quimari che si è aggiudicato il titolo nazionale della categoria B oltre al relativo miglior Break con 38 punti messi a segno durante un match del campionato provinciale di Milano e rimasti insuperati.

La manifestazione si è conclusa con la finale della massima divisione, dominata senza troppe concessioni dal potente imbucatore napoletano Pierfrancesco Garzia a danno del veterano Stefano Battelli con il cuore allo snooker ma il braccio ancora calibrato sulla sua storica stecca da pool americano. In serie A il maggior punteggio in una sola steccata resta appannaggio del Campione Nazionale uscente Massimiliano Sabetta con 54, purtroppo assente per inconciliabilità di tempo con impegni professionali.

Importanti gli ospiti intervenuti in questi giorni: Allan Taylor, inglese 33enne attualmente numero 100 nel circuito professionistico World Snooker e Maurizio Cavalli, da sempre primo commentatore dello snooker su Eurosport Italia.

Il loro contributo è stato fondamentale per rendere indimenticabile l’evento con Cavalli, gran narratore di storie e creatore di interviste in pillole con giocatori ed ospiti e Taylor con le sue illuminanti sedute di coaching che ha galvanizzato tutti con esibizioni estemporanee di grande valore tecnico.

Presente durante i giorni di gara ed immancabile protagonista alle premiazioni Valerio Grassi, Assessore allo Sport e Cultura di Trezzano sul Naviglio. Concedendo per la seconda volta il Patrocinio, ha ripetuto e sottolineato la prima apparizione del 2016 (secondo campionato nazionale) auspicando continuità ad ospitare l’evento in quella che è stata nominata da subito “la piccola Sheffield italiana”. A conclusione della cerimonia è stato assegnato ad Enrico Bassini il premio “Snooker & Project”, riconoscimento che mette in evidenza appassionati divenuti protagonisti per l’impegno di tempo e le competenze messe a disposizione del movimento locale e nazionale.

Lo snooker è l’ultima disciplina arrivata nella grande famiglia F.I.Bi.S. ma non ultima per importanza mediatica e interesse generale. La federazione ha sempre fornito il suo sostegno alla sezione nascente e quest’anno ha reso possibile l’edizione del quarto campionato nazionale che ha siglato un capitolo importante nello sviluppo del biliardo nel nostro paese. L’evento si è svolto con ingresso libero, tutti gli incontri sono stati trasmessi gratuitamente in streaming grazie alla piattaforma Snooker.Network  ed ora sono permanentemente registrati sull’apposito canale Youtube (Snooker Network).

Quattro giorni intensi, resi possibili dal lavoro di persone (purtroppo poche) che si sono dedicate alla paziente tessitura di questo arazzo collettivo, per renderlo fruibile alle persone invitate e per aggiungere una pietra miliare nel percorso del biliardo italiano. Percorso che si snoda sempre all’interno di quanto è stato premesso nelle prime righe di questo resoconto, necessariamente. E lasciatemi dire che, vedendo alcune foto e captando gli stati d’animo dei partecipanti attraverso i loro sguardi, volti e sorrisi, il riferimento all’antica Grecia è sempre tremendamente azzeccato.

 

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Snooker

Ronnie O’Sullivan: il profeta dello Snooker che tra vizi e guai vi ha portato il biliardo dentro casa

Lorenzo Siggillino

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Di campioni ogni sport ne ha tanti, ma sono pochi quelli in grado di farti innamorare di quello che fanno. Portare una disciplina ad un altro livello è impresa difficile, ma quando questa non è conosciuta e non è adatta allo spettacolo c’è bisogno di un vero e proprio profeta che vada a portare il verbo casa per casa: Ronnie O’Sullivan lo ha fatto per lo Snooker. Cinque volte campione del mondo, sul tavolo verde ha fatto vedere di tutto: far saltare le biglie, cambiare mano, tirare usando un braccio solo, parlare con il pubblico durante il gioco, fermare una partita per chiedere quale fosse il premio. Lo Snooker lo ha tenuto fuori dai guai e il campione inglese ha ricambiato la sua fede diffondendola in ogni angolo della Terra a suon di spettacoli. Quando scorrendo i canali sportivi delle Pay Tv trovate tanti tornei di biliardo, sempre di più, forse vi chiedete di chi è il merito (o la colpa). Bene, non abbiate dubbi: Ronald Antonio O’Sullivan, detto Ronnie.

Ronnie “The Rocket” O’Sullivan sarebbe potuto essere tranquillamente uno di quei personaggi paradossali di un film di Guy Ritchie sulla malavita inglese. Il Razzo, questo il suo soprannome, in una pellicola come The Snatch, o Lock & Stock- Pazzi scatenati- avrebbe fatto la sua figura. La faccia e l’espressività da attore ci sono, in più la sua storia nelle ambientazioni di Ritchie avrebbe fatto da padrona di casa. O’Sullivan cresce nell’Essex e suo padre Ronald ha già deciso per lui cosa sarà da grande: un fenomeno dello Snooker. Ronnie viene al mondo letteralmente con la stecca già in mano e resta ore ed ore chiuso in casa per imparare a conoscere ogni angolo del tavolo e ogni aspetto del gioco. L’inglese pochi anni fa ha rivelato: “Sono dannatamente timido! E grazie…quando avevo 10 anni stavo tutto il giorno a giocare a biliardo da solo”. L’allenamento comunque paga perché lui diventa rapidamente un prodigio: a 15 anni è già capace di siglare la sua prima serie perfetta da 147 punti (se non avete mai visto lo Snooker fidatevi: non è facile per niente). A 17 anni, però, suo padre Ronald finisce in galera per omicidio, sua madre Maria viene arrestata per evasione. Il diciottenne Ronnie è chiamato a badare alla sorellina piccola e a mandare avanti gli affari di famiglia: ovviamente non si poteva trattare di un forno o una farmacia, i signori O’Sullivan gestivano una catena di sexy shop a Soho. Il campioncino inglese era già un ragazzo molto ribelle, ma sostanzialmente lo Snooker lo teneva abbastanza fuori dai guai. L’incarcerazione della signora Maria è il colpo di grazia, tutte le responsabilità sono sulle sue spalle e lui si perde in un giro di vizi. Prima la dipendenza da alcol, poi l’abuso di droghe, alla fine l’ossessione per il cibo e il giovane O’Sullivan finisce in depressione costretto a seguire delle terapie.

I problemi di Ronnie non passano ma il suo talento è trasparente come il vetro: a 18 anni, vince il suo primo torneo, gli UK Championships, diventando così il più giovane ad aver mai vinto un torneo professionistico di questo sport. Nel 1997 infila la serie perfetta più veloce della storia, 5 minuti e 20 secondi per fare 147 punti, colleghi e pubblico sono assolutamente increduli (ora capite perché “The Rocket”). Ronnie gioca divinamente e rompe anche tanti tabù: la sua personalità vulcanica e impertinente modella poco a poco uno sport così elegante da essere inavvicinabile. Esce piano piano dalle sabbie mobili con qualche piccola ricaduta che è parte del personaggio, ma comunque il suo talento è talmente grande che la sua carriera non ne risente. Campione del mondo per cinque volte, il biliardo inglese non lo deve ringraziare per questo: se questa specialità è diventata spettacolare, appetibile per televisioni e sponsor, se è diventata praticata dai giovani, tanto è merito suo. Ha rotto tutti gli schemi possibili, ha giocato non per la gloria ma per amore di questo sport e del suo pubblico. Che ve ne siate accorti o meno, che se ne sia accorto o meno, è come se O’Sullivan avesso messo il biliardo inglese nella valigetta e fosse venuto a bussarvi mentre siete in pantofole: “Salve sono Ronnie, conoscete lo Snooker?


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Snooker

Amarcord di una grande occasione: Campionato Nazionale Snooker 2017

Davide Coltro

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Campionato Nazionale Snooker 2017

Campionato Nazionale Snooker 2017

Qualche volta può accadere che un articolo di cronaca sportiva venga deliberatamente accantonato, reso innocuo, soffocato tra scartoffie o nebulizzato nei cluster di un hard disk. I motivi possono essere i più vari; dalla perdita di interesse della redazione, del pubblico imprevedibile, da una serie di concitati eventi che hanno portato alla sua rimozione dal menabò oramai stabilito, infine può essere una lucida decisione dello stesso redattore, cioè da chi lo ha scritto e quasi completato, dal suo stesso padre intellettuale che, per umani patimenti vuole dimenticarlo, allontanarsi dai fatti descritti, sottrarsi ad un affanno. Può accadere però un evento parallelo, dislocato in un tempo diverso ma gemellato con legame infrangibile di causa ed effetto. Allora ecco riaffiorare nell’autore la necessità di dare a quel figlio legittimo il posto che gli spetta tra le pagine cartacee o luminose o tra i più disparati supporti dell’informazione nel nostro tempo. Un destino simile è capitato alla cronaca dei Campionati Nazionali di Snooker di quest’anno, un appuntamento sportivo  controverso e fortemente osteggiato da una frangia secessionista dello snooker italiano, per fortuna, con ancora maggiore forza e nitore di intenzioni, voluto dalla Federazione che, fino a prova contraria, in forza della sua appartenenza al C.O.N.I., risulta essere la massima autorità italiana in tutti gli sport di stecca. Questa premessa si è resa indispensabile perché l’evento in questione si è svolto alla fine di giugno di quest’anno ma solo ora, ad ottobre inoltrato, grida le sue ragioni per essere reso disponibile. Così l’articolo sepolto riemerge dall’archivio ma con intenzioni diverse che ora evadono dalla cronaca per infilarsi nella categoria delle evocazioni di memoria e spinto dall’urgenza di condividere un momento importante di storia del biliardo italiano che l’autore ha vissuto con grande intensità e che non può tenere solo per se. Spero sia nata in voi la curiosità per concedere i pochi minuti necessari ad attuare questa condivisione …

Il Palavela è una struttura che ospita eventi sotto l’egida CONI. Costruzione degli anni 60, nata dalle matite sincronizzate degli architetti Levi e Rigotti per festeggiare il centenario dell’Unità d’Italia, restaurata in occasione delle Olimpiadi Invernali del 2006, tutt’ora un punto di riferimento per questo tipo di sport e non solo. Una location con il pedegree dell’ufficialità, l’atmosfera dei grandi eventi, il respiro delle manifestazioni sportive storiche. In questo fine giugno del 2017 è stato il turno del biliardo, il nostro turno, la volta nella quale F.I.Bi.S. ha potuto mostrare l’evento topico della stagione ad un grande pubblico in un luogo adeguato.

Non appena varcata la soglia di ingresso l’emozione è grande. Sembra di essere in una storica location dello snooker come la Thurston Match Room Leicester Square dove manca solo la greve nuvola di fumo che contro-soffitta  tutto il salone. Poi le pupille si dilatano adattandosi all’oscurità ed iniziano a leggere quei rettangoli illuminati distesi con simmetria e sono tanti, tantissimi. Lo spazio è vasto, disseminato di tavoli disposti come una corona che segue il perimetro dell’arena, poi un camminamento, poi un passaggio due metri più in alto ed infine le tribune che si elevano a molti metri sopra la testa.

Ancora uno sforzo di messa a fuoco nella penombra e nel cuore della hall, appaiono quattro enormi altopiani verdi, perfette rappresentazioni dei tavoli da biliardo di ogni tempo. Decido che la luce scarsa e molto calda sia buona piattaforma per una serie di pochi scatti che orienterò al bianco e nero. Una scelta più estetica che funzionale, più attenta all’atmosfera che all’informazione della quale siamo tutti bulimici. Dopo ogni evento non restano che immagini, ferme oppure in movimento ma pur sempre traccia di ciò che era vivo e imprevedibile. La fotografia è un atto formale che può congelare il tempo, imprigionare  l’eternità nell’attimo.

Allora penso che, se sarò fortunato e attento, qualcuna di queste “fotografie” potrà essere ingrandita in una specie di immagine murale, a raccontare per lungo tempo qualcosa di appena sussurrato ma che ha realmente avuto luogo. Forse sarà un’immagine che susciterà domande, magari darà anche risposte, testimone fedele di ciò che è stato quel momento senza poterlo più misurare con le categorie convenzionali  del tempo e dello spazio.

Così mi è rimasto dentro il ricordo di questo terzo campionato nazionale di snooker, una micro-serie di scatti come scatole magiche, ognuna a raccontare qualcosa di bello e indescrivibile che è oltre i risultati sportivi, le vittorie e sconfitte, simboli di un impegno collettivo e di un progetto che lentamente sta prendendo la forma che merita nella storia del biliardo italiano.

Pochi giocatori ai nastri di partenza, una protesta sulla formula del campionato ha avvelenato gli animi e allontanato molti ingenui da questa splendida occasione di vivere un momento epico del nostro sport. Forse è anche questo il motivo che rende questo terzo campionato nazionale così speciale, anomalo, controverso, ma ugualmente vero come i due che lo hanno preceduto ed i molti altri che lo seguiranno. Quattro tavoli al posto di due fanno la differenza e proprio per questo motivo che, per la prima volta, sono stati disputati i nazionali di categoria per la serie C e B, altra occasione straordinaria per sottolineare con fermezza il trend di sviluppo del movimento snookeristico italiano.

Alla direzione di gara gli arbitri con licenza EBSA Fabian Tagliapietra di Venezia e Lorenzo Costantini di Milano, hanno dato a tutta la manifestazione quell’aura di impeccabile ufficialità che diviene necessaria per presentare degnamente lo snooker. Nella massima categoria, con una finale equilibrata e di buon livello tattico, si sono scontrati il portacolori di Ambrosian Academy Gianluigi Luoni e Max Sabetta della Tirano Academy che riesce a determinarsi Campione Nazionale Assoluto 2017 gestendo al meglio gli ultimi tre frame.

Proprio Tirano Academy, capitanata da Sabetta, riesce ad aggiudicarsi anche gli altri due titoli: sul podio delle categoria C, premiato da Claudio Bono, sale Marco Robustelli mentre  sul più alto gradino della categoria B si insedia Andrea Sabetta. Nel complesso un evento di grande significanza per la storia dello snooker F.I.Bi.S. che, con i suoi concreti sbocchi nelle organizzazioni europee e mondiali, è l’unica strada per dare a tutti gli appassionati l’orizzonte più ampio che si possa immaginare. Concludo questo esercizio rievocativo non privo di ironia per ciò che viene sussurrato tra le righe e di pungente malinconia per un’occasione perduta pur sapendo che non sarà l’ultima. Tutto sommato un Amarcord positivo, che spinge fino a sognare, in un giorno non troppo lontano, una squadra italiana sul palcoscenico del professionismo mondiale. E forse, con queste ultime parole, un piede nel surreale lo stiamo mettendo davvero … strizzando l’occhio al maestro Fellini.

 

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