Ubaldo Scanagatta, giornalista, scrittore e commentatore sportivo, nonchè ex tennista e juniores insieme a Panatta e Bertolucci, attraverso le pagine del sito UbiTennis.com di cui è Direttore, ha espresso la sua perplessità sulla decisione dell’Organizzazione della Leopolda 2015 di non accettare il suo intervento in merito ad una riforma dello sport e degli incarichi all’interno delle Federazioni sportive.

E’ giunta al termine la Leopolda 2015, presso l’ex stazione di Firenze tra l’11 e il 13 dicembre. Tralasciando gli argomenti politico economici trattati nel grande appuntamento annuale del Partito Democratico, concentriamoci sulla questione sollevata dal giornalista Ubaldo Scanagatta all’interno del portale dedicato al Tennis “Ubitennis”, nel quale viene pubblicato un suo articolo contenente l’intervento che avrebbe voluto esporre durante la manifestazione ma che, per motivi ancora non chiari, non è stato approvato. A tal proposito, il Direttore specifica come la bozza del testo doveva essere inoltrata preventivamente per essere soggetta al controllo sui contenuti.

Scanagatta analizza il dato dei 400 milioni annui che il Governo ha destinato al Coni che, a sua volta, ha il compito di distribuire in parte alle Federazioni sportive. Al riguardo, il giornalista pone l’attenzione sulla destinazione che questi soldi dovrebbero avere, sottolineando, ad esempio, come neanche in minima parte questa somma venga girata ai corpi militari all’interno dei quali, spesso e volentieri, vengono coltivati i talenti dei nostri atleti protagonisti nelle competizioni internazionali come le Olimpiadi, i Mondiali o gli Europei.

Continua evidenziando come, allo stesso modo dell’ambiente politico, anche nello sport esiste una “casta di semi-inamovibili” dal potere smisurato ed incontrollato che permette loro di sedere ai posti di comando per un periodo che può durare addirittura 20 anni. In merito alla questione, c’è una proposta di legge che vorrebbe limitare il periodo di permanenza al ruolo di Presidente Federale ad 8 anni. A contrastare questa iniziativa, ci sarebbe una lobby interna che vorrebbe far partire la decorrenza del mandato a partire dal 2016, consentendo, nei fatti, a chi è al potere, ad esempio, dal 2000, di rimanere nel ruolo per 24 anni.

Per di più, questi Presidenti, pur dovendo accontentarsi di un massimo di 32 mila euro annui, hanno piena discrezionalità per quanto riguarda rimborsi, viaggi e spese anche verso terzi.

Scanagatta, da ex giocatore e grande esperto di Tennis, punta il dito verso un’approvazione del 2009 da parte della FederTennis, avallata dall’allora Presidente del Coni Petrucci, secondo la quale un dirigente per poter fare opposizione al presidente in carica, doveva dimostrare il supporto di almeno 300 società sportive, attraverso la firma, dislocate in più di 5 regioni. A questo deve essere, poi, aggiunto anche l’appoggio di vari tecnici ed atleti. Con questa decisione, in pratica, chiunque volesse contrastare il potere già esistente, dovrebbe essere in grado di avere una rete di contatti “importanti”, nonché la fiducia da parte di realtà sportive che, qualora il Presidente in carica dovesse essere riconfermato, si troverebbero nella scomoda posizione di rappresentare un nemico per il Governo dello Sport con il rischio di subire delle ritorsioni.

Proprio per tutto questo, Scanagatta voleva esporre un proposta anti casta, attraverso la riformulazione del sistema sotto il profilo temporale e di permanenza in carica.

In poche parole, il Presidente Federale può ricoprire il ruolo per 4 anni, alla stregua del Presidente Federale negli Usa, e può avvalersi di 2 Vicepresidenti e 6 Consiglieri.

Allo scadere del quarto anno, uno dei due vice sostituirà il Presidente in carica, fatta salva la possibilità di una cordata alternativa. Il Presidente uscente potrà diventare, a sua volta, vicepresidente o consigliere.

Trascorso l’ottavo anno, l’ex Presidente, divenuto vice o consigliere, deve lasciare la Federazione e non potrà mai più ripresentarsi per nessun ruolo disponibile.

Questo il contenuto del discorso di Scanagatta, “purgato” dall’agenda della Leopolda 2015. L’obiettivo del giornalista toscano era quello di porre l’attenzione su problematiche che costantemente si ripetono negli anni all’interno dello sport, partendo dall’evasione fiscale ai livelli più bassi fino alla mancanza di trasparenza contabile negli alti vertici delle federazioni.

Sempre al riguardo della situazione del Tennis in Italia, conclude con una riflessione, che non avrebbe fatto parte dell’intervento alla Leopolda, riguardante il Bilancio 2014 della FIT che, al 12 dicembre, non è ancora stato pubblicato aggiungendo che,  nel 2013, il Tennis italiano “vantava” circa 10 milioni di euro di debiti ma che invece, non erano noti i crediti.

A conclusione di quanto esposto da Ubaldo Scanagatta, anche noi, confidiamo che un giorno lo sport, che non è più un “gioco” visto il volume di denaro che ne orbita intorno, venga trattato dalla politica italiana come un argomento di Serie A.

FOTO: www.ubitennis.it

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