Gabriele Gravina, presidente della Lega Pro, tenta la ristrutturazione della terza serie. Obiettivo: una Serie C a 60 squadre. La Proposta è interessante. Il problema è capire quali siano i criteri per “recuperare” i numeri necessari alla sostenibilità del progetto.

La Lega Pro, ad oggi, è costituita da 54 squadre e tre gironi. Le quattro promozioni in B sono compensate da 4 retrocessioni dalla serie cadetta. Le 9 promozioni dalla D pareggiano le nove retrocessioni nella LND. (ultime tre di ciascun girone più altre sei perdenti dei play out).

Per raggiungere “quota 60”, dunque, servono altre sei compagini. Come? Di solito si attinge alle classifiche finali di regular season di Lega Pro e serie D e si procede attraverso i ripescaggi. Ma con quali criteri?

Qui, l’equivoco:  Gravina e Magione vogliono privilegiare chi ha già militato in Lega Pro. Una soluzione, che, di fatto, annullerebbe o priverebbe di senso i play out. La serie D invece vorrebbe premiare chi vince i play off.

Ne nasce una riflessione: privilegiare chi ha perso il diritto, sul campo, di restare in Lega Pro, oppure chi ha vinto i play off in serie D, ma magari non garantisce, sia come profilo economico che come bacino d’utenza, una presenza “sostenibile”?

La soluzione, per non scontentare nessuno, è in una piccola rivoluzione, sulla falsariga di quanto accaduto negli anni 70. Gli appassionati di calcio ricorderanno il torneo  “De Martino” riservato alle squadre riserve. Ebbene, dalla stagione 2016/2017 la Lega Pro potrebbe ospitare le squadre “B” della serie A che ne faranno richiesta.

Cosa si intende per squadre B? I club militanti nella massima serie, potranno iscrivere squadre formate da giovani calciatori poco impiegati e in età da “primavera”.  La squadra parteciperebbe alla Lega Pro senza essere promossa o retrocessa. Un escamotage studiato per agevolare la crescita dei giovani talenti senza la pressione del risultato a ogni costo.  L’obiettivo è che i ragazzi possano completare la formazione nella squadra di appartenenza, in un campionato più competitivo e forgiante del “Primavera”. Ciò garantirebbe benefici sia sotto il profilo tecnico (valorizzando i giocatori che non giocherebbero in prima squadra) sia economico (chi non trova sbocchi in serie A, può accasarsi mettendosi in mostra anziché perdere anni e tempo in panchina). La palla passa al Consiglio federale: la decisione, oggi in giornata.

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