Serie A senza padrone. La prossima data utile per l’assemblea elettiva è fissata alle 11,30 del 29 marzo, ma tutto lascia presagire l’ennesima fumata nera. La spaccatura è insanabile. Panorama immutato: Inter, Milan, Napoli, Roma, Juventus, Fiorentina contro tutte. L’ultima assemblea si è chiusa sulla “fuga dell’Aventino” rivisitata e ribaltata in chiave moderna. I ricchi lasciano il tavolo e pretendono più quattrini per essere competitive a livello internazionale. Le piccole  invece chiedono una ridistribuzione della ricchezza.

Tutto ruota intorno alla revisione dell’articolo 19. Quello relativo alla distribuzione dei proventi derivanti  dei diritti Tv. Tanti soldi: un miliardo di euro. 1000000000, per rendere meglio l’idea. Attualmente lo statuto prevede che il 40% della somma sia divisa in parti uguali fra le venti sorelle. Il restante 60% è suddiviso così: 30% in base ai risultati sportivi. 30% in base ai tifosi (25% per bacino di utenza, 5% in virtù dalla popolazione della città rappresentata). Lo scenario avvantaggia le grandi: Juve (25%), Milan (15,12%), Inter (14,57)%, Napoli (10,43%), Roma (7,78%), Fiorentina (3,67%) assorbono, da sole, il 75% del tifo e del denaro.

Ricche, forti, potenti ed amate. In virtù di questa supremazia, le “big” spingono da anni per una rivisitazione dello statuto. La “borghesia”, invece, preme per una nuova gestione dei proventi dei diritti tv. In particolare, chiede che la “fetta” da dividere in parti uguali si innalzi al 50%. E che la percentuale relativa ai tifosi scenda al 20%. Una proposta giudicata inaccettabile dalle sei “regine” che hanno abbandonato il tavolo delle trattative. Un gesto mediaticamente forte: urbi et orbi, non c’è accordo. Né ci sarà. Spaccatura e conflitto sono insanabili. Non se ne esce. Anzi. La guerra di logoramento ha già mietuto diverse “vittime”: al “no” di Walter Veltroni si è aggiunto, in questi giorni, quello di Michele Uva. L’attuale dirigente generale della FIGC, potenziale commissario ad interim, ha declinato l’offerta.

In tutto questo bailamme, il 27 marzo è in programma il primo consiglio FIGC del Tavecchio-Bis. Appuntamento cui la Serie A, con ogni probabilità, si presenterà senza un presidente. Inaccettabile. Il CONI si è già fatto sentire, ma le urla di Malagò si disperdono nel vuoto di potere che permette il fiorire di tanti orticelli, intorno ai “castelli” di “regine” viziate, abituate a comandare senza curarsi delle altre. Sfugge, evidentemente, un particolare: le “grandi” non possono organizzarsi un campionato da sole. A meno che non mirino alla formazione di una Superlega, modello NBA, con le altre colleghe europee…

 

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