Nel bene o nel male il 6 gennaio 2016 è stato un giorno importante per la storia delle due Coree. Se nella Repubblica Popolare del Nord il regime di Pyongyang ha annunciato di aver testato con successo per la prima volta una bomba H, nella più pacifica Repubblica di Seul uno dei più grandi talenti del calcio mondiale ha compiuto 18 anni, un traguardo che per vari motivi attendeva da tempo. Ne aveva appena 12 di anni, quando Lee Seung-woo fu notato dai più grandi club europei alla Danone Nations Cup: a spuntarla su tutti (in particolar modo sul Real Madrid) fu il Barcellona, che per paura di perderlo decise di tesserarlo nonostante le norme che vietavano il tesseramento di minorenni stranieri.

Se nel breve termine i risultati diedero piena ragione al Barça, considerati i numeri da sballo da subito mostrati dalla stellina sud-coreana conditi da valanghe di gol in tutti i tornei disputati, sul lungo termine i catalani hanno pagato in maniera salata la loro scelta: in seguito ad un esposto anonimo (che secondo alcune indiscrezioni proveniva da Madrid e proprio per ripicca per l’acquisto di Seung-woo) la Fifa nel 2014 ha sanzionato il Barcellona con il blocco del mercato per tutto il 2015. Il giovane coreano, inoltre, non è più potuto scendere in campo con le giovanili del club, restando di fatto fermo (a parte le apparizioni con le Nazionali giovanili del suo Paese, nel quale è tornato a vivere per alcuni mesi) per quasi tre anni.

Ma con il raggiungimento della maggiore età, festeggiato da Lee con vari post sui tanti social network in cui imperversa, consente finalmente a colui che da molti è considerato il ‘nuovo Messi’ di diventare potenziale protagonista del calcio professionistico. Se per ruolo e caratteristiche tecniche il coreano ricorda il suo futuro compagno di squadra e modello calcistico, caratterialmente i due sembrano ai poli opposti: a differenza della ‘Pulce’ Lee è descritto da più parti come molto estroverso, come dimostra anche il suo look da ‘swagger’, una moda molto vicina al mondo dell’hip-pop. Le turbolenze dell’adolescenza sembrano però essere state ammorbidite dall’arrivo in Catalogna della sua famiglia. La scorsa estate, il sud-coreano è stato promosso nel Barcellona B, la squadra satellite che attualmente milita nella terza serie spagnola: l’esordio tra i grandi potrebbe arrivare prestissimo, forse già nelle prossime settimane, e lo stesso Luis Enrique lo tiene d’occhio con grande attenzione.

Con Lee Seung-woo il Barcellona spera dunque di poter dare continuità a un progetto tecnico che gli ha permesso negli ultimi anni di dominare il calcio mondiale e di aver trovato il degno erede di Lionel Messi, peraltro ancora ben lontano dal viale del tramonto, mentre il suo Paese ambisce ad avere a disposizione il più grande talento mai prodotto dal calcio asiatico nella sua storia. Dalle nostre parti, i ricordi pallonari legati alle due Coree sono tutt’altro che positivi, con le clamorose eliminazioni dai Mondiali del 1966 e del 2002: il non più minorenne Lee, con un pallone tra i piedi sui campi degli stadi del Vecchio Continente, potrebbe presto regalare una nuova e inedita vetrina a una parte di mondo lontana e per varie ragioni controversa. E dimostrare al pubblico del ‘Camp Nou’ che il sacrificio era proprio necessario.

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