Rimarrà nella storia come uno dei più grandi portieri del calcio italiano e mondiale. Tra i pali, un numero uno nel vero senso della parola. Quando smetterà di giocare a calcio, di Gian Luigi Buffon, si dirà certamente questo. Senza l’ombra del dubbio. Ma non si potrà dire altrettanto e purtroppo per lui di Buffon come investitore o gestore di denaro. Non solo le parentesi negative legate al calcio scommesse (la prima volta nel 2006 e poi l’inchiesta della Finanza del 2012 che ha ipotizzato un coinvolgimento in una vicenda di alcuni assegni per una cifra di 1,5 milioni versati ad una tabaccheria di Parma) per il resto, il rapporto tra Gigi Buffon e la gestione del denaro sembra quello che esiste tra i bambini e le caramelle. Ne vogliono tante per mangiarle tutte e alla fine si sentono male. Così Gian Luigi Buffon con i tanti milioni di euro che ha guadagnato giocando a calcio. Per carità, se è vero del tutto che con i soldi suoi ognuno fa quello che vuole, questo vale anche lui. Il quale  ha dichiarato al Corriere della Sera (confermando una notizia ormai vecchia di mesi) di aver perso almeno 20-milioni di euro-20 (su 27 totali) investendo nella società tessile Zucchi. Venti, come gli anni della sua carriera di calciatore. Buffon era entrato nella Zucchi nel 2011, beccandosi anche una multa (di 60mila euro) da parte della CONSOB, per non aver rispettato gli obblighi di comunicazione, che riguardano le partecipazioni qualificate di società quotate in Borsa.  Per fortuna (per lui), come ha aggiunto nel corso dell’intervista, nonostante l’importante perdita registrata, alla fine, è riuscito a vendere le azioni della Zucchi (al fondo francese Astrance), salvandosi probabilmente da perdite peggiori. E, come ha voluto sottolineare, evitando tagli al personale per cui erano state fatte pressioni, scongiurando di far finire l’azienda in mano ai fondi speculativi ma affidandola a persone qualificate. Si è detto convinto, infatti, che la Zucchi senza di lui, ma con il fondo Astrance, saprà rilanciarsi. Aggiungendo inoltre di aver imparato la lezione che gli investimenti “vanno sempre seguiti di persona” e che “non bisogna mai affidarsi a terzi” i quali, parole sue, “possono sembrare persone di fiducia” ma invece a quanto pare per lui non lo sono stati. E infine che “in azienda l’aria deve respirarla chi mette i soldi”. Il fiasco finanziario di Buffon insomma non sarebbe addebitale a lui di persona ma a chi invece ha seguito i suoi investimenti. E quando la cronista gli ha chiesto se avesse intenzione di effettuare altri investimenti, la risposta del portiere juventino è stata che no “per il momento”, altri investimenti non verranno fatti. Non lo si può biasimare. Visto come gli sono andate le cose.

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