Potere, soldi, relazioni internazionali, business miliardari.  La sintesi che si legge nella quarta di copertina del libro “Una FIFA del diavolo” scritto da Gaia Piccardi e Guido De Carolis, pubblicato dal Corriere della Sera, farebbe pensare a ben altro che ad un ente senza scopo di lucro che è anche la più importante federazione calcistica al mondo. Piuttosto un partito politico, una lobby o una multinazionale.

C’è un po’ di tutto nelle 200 pagine in cui i due giornalisti di via Solferino raccontano le vicende e i retroscena che riguardano la FIFA. C’è per esempio, la storia degli stipendi (e che stipendi) percepiti dai 500 dipendenti dell’organizzazione presieduta da Gianni Infantino. Il quale, insediatosi da qualche settimana sulla poltrona che fu di Sepp Blatter, ha già detto di voler cambiare le cose. Non è chiaro se le sue intenzioni riguardino anche la voce degli stipendi e soprattutto il suo. Anche se ha già fatto sapere che la “sua” presidenza intenderà rendere pubblici gli stipendi dei dipendenti compresi quelli dei dirigenti.

Intanto, i dati riportati nel volume di De Carolis e della Piccardi raccontano che nel bilancio della FIFA gli emolumenti dei dipendenti pesano per circa 115 milioni di dollari. Che significa all’incirca 240 mila dollari annui a cranio. In euro poco meno di 200 mila. Una bella sommetta non c’è che dire. Chiaramente, va fatta una distinzione tra i vari dipendenti, considerando che certamente, anche nell’ Eldorado FIFA un impiegato non guadagna come un dirigente.

Ma l’interessante arriva quando, sempre tra le pagine del volume, si arriva a parlare di quello che è lo stipendio percepito dal presidente della FIFA. In particolare, della prassi che per anni è rimasta tale, almeno fino alla presidenza Blatter. Ossia quella per la quale lo stipendio del numero 1 del calcio mondiale (Blatter), non poteva essere reso pubblico. Di più, per tutta la durata della sua presidenza (17 anni), non ci sarebbe stata alcuna traccia di informazioni che riguardino i suoi stipendi o i suoi bonus. L’unica traccia (si fa per dire) riguarda la cifra generica indicata nel monte stipendi percepiti dai vertici e dai dirigenti: 40 milioni di dollari lordi. Tra i quali ci sarebbe anche lo stipendio dell’ex presidente. Le “supposizioni”, di cui scrivono anche la Piccardi e De Carolis, parlerebbero di cifre che vanno dai 4 milioni ai 20. La domanda sorge spontanea: perché Blatter per 17 anni non ha voluto far sapere quale cifra entrasse nelle sue tasche a fine mese? E, a quanto pare, non sarebbe questa l’unica anomalia in termini di spese. Infatti, la stessa “nebbia” che avvolge gli stipendi di Blatter sarebbe la stessa che impedisce di capire dove vadano quei “2 miliardi di dollari” che la FIFA ogni anno inserisce come voce “investimenti”.

Così come non ci sarebbe traccia delle banche cantonali nelle quali sarebbero custoditi centinaia di milioni di dollari. Neanche dove siano effettivamente finiti i soldi. Non si conosce infatti il nome di un titolo sia esso un’azione, un’obbligazione o un fondo di investimento, che sia stato comprato dagli uomini della FIFA addetti agli investimenti finanziari. Stando ai dati (riportati anche da “Una FIFA del diavolo”) la “comunicazione” costerebbe circa 37 milioni di dollari l’anno mentre 35 (milioni) sarebbero le “altre spese operative”.

Per i “costi legali” e il Congresso Annuale se ne andrebbero invece 66 milioni di dollari. Poi ci sarebbero  circa 9 milioni di dollari da destinare ai “progetti di solidarietà” (senza però che siano spiegati quali siano questi progetti). Infine 43 milioni per “altri investimenti” tra cui l’acquisto di un albergo a 4 stelle del quale, si chiedono i due giornalisti del Corriere, si fatica a comprendere che “cosa abbia in comune con l’oggetto sociale della FIFA”. Il neo presidente Infantino ha detto di voler cambiare rispetto al passato. Domanda: consentirà (anche a chi non ci lavora) di sapere come e dove vengano spesi i soldi della FIFA?

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