Piccole, grandi storie, che si rincorsero durante l’edizione più controversa delle Olimpiadi – quella dei Giochi di Berlino del 1936, trasformati dal gerarca nazista Joseph Goebbels in un incredibile strumento di propaganda per il regime di Adolf Hitler – narrate con uno stile incalzante, senza fronzoli, per coinvolgere il pubblico fin dalle prime battute. Il riferimento è allo spettacolo teatrale “Le Olimpiadi del 1936”, in tour lungo la penisola, che vede protagonista sul palco Federico Buffa, giornalista e telecronista sportivo per Sky. Vestendo i panni di Wolfgang Furstner, il comandante del villaggio olimpico, Buffa fa rivivere quei momenti – esaltanti e tremendi – che hanno contraddistinto non solo un’epoca ma la storia dell’umanità. Vicende sportive che sono – prima di tutto – vicende di uomini, come sottolinea lo stesso Buffa, autore della pièce insieme ad Emilio Russo, Paolo Frusca e Jvan Sica: “Sono storie che scorrono assieme al tempo dell’umanità, seguono i cambiamenti e i passaggi delle epoche, a volte li superano. Hitler e Goebbels volevano trasformare le Olimpiadi nell’apoteosi della razza ariana e del nuovo corso. E invece quelle Olimpiadi costruirono i simboli più luminosi dell’uguaglianza”.

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Ed ecco dunque rivivere sul palco la storia dei due atleti neri Cornelius Johnson e Dave Albritton, che il primo giorno di gara salirono sul podio del salto in alto. E ancora, Jesse Owens che di medaglie se ne aggiudicò addirittura quattro, conquistando due record mondiali e un record olimpico, il tutto documentato in diretta dalle immagini della regista, attrice e fotografa tedesca Leni Riefenstahl (la sua libertà creativa ha permesso di regalare all’umanità la straordinaria smorfia di disappunto di Hitler al terzo oro di Owens). Uomini e donne indimenticabili, nel bene e nel male, le cui storie hanno solleticato la curiosità del regista Stephen Hopkins, che ha diretto l’ottimo film biografico Race – Il colore della vittoria, incentrato proprio sulla vita dell’atleta afroamericano Owens e sulle Olimpiadi del 1936.

Mentre in quella stessa estate il mondo assisteva in colpevole silenzio alla tragedia della guerra civile spagnola, e la pace scricchiolava sull’asse Roma-Berlino-Tokyo, le Olimpiadi illuminavano il cielo con un’altra storia, forse la più incredibile”, si legge nella presentazione dello spettacolo. Che prosegue: “Due atleti giapponesi arrivarono primo e terzo alla maratona di Berlino. Alla premiazione, mentre ascoltavano l’inno, la loro testa era china. Non erano giapponesi, erano coreani. Il vincitore Sohn Kee-chung, 52 anni dopo, portava dentro lo stadio di Seul la fiamma olimpica del 1988 indossando come una seconda pelle la maglia della sua nazione, la Corea”. Diretto da Emilio Russo e Caterina Spadaro, lo spettacolo teatrale vede sul palcoscenico, oltre a Buffa, i musicisti Alessandro Nidi, Nadio Marenco e la cantante Cecilia Gragnani, abili narratori, tra parole e musica, di quelle storie di sport che “sono storie di uomini, scorrono assieme al tempo, ma a volte lo fermano, quasi a chiedere a tutti una riflessione, una sospensione”.