Primo agosto del 2000, La Salle, Valle d’Aosta. Il ricco Parma della famiglia Tanzi ha appena salutato uno degli attaccanti più forti e prolifici che la Serie A ricordi (Hernan Crespo, direzione Lazio); durante il ritiro estivo, che introduce alla nuova stagione calcistica, comunque, è già tutto pronto per presentare alla stampa ed ai tifosi gialloblu l’erede designato del bomber argentino: lo jugoslavo Savo Milosevic.

Le cifre del suo trasferimento nel Belpaese sono semplicemente pazzesche e ci riconducono a quella Serie A fatta di presidenti-mecenati (alcuni veri, altri farlocchi) che permisero al calcio italiano di veleggiare per anni prima dell’inevitabile tracollo. Milosevic arriva a Parma per 55 (avete capito bene) miliardi di vecchie lire, con un ingaggio pari a 6,5 miliardi per sette anni.

Il ragazzo di Bijeljina viene pagato a peso d’oro poiché porta in dote il titolo di capocannoniere (5 gol come l’ex meteora milanista Patrick Kluivert) negli ultimi Europei in Belgio ed Olanda, che hanno visto piangere in Finale contro la Francia l’Italia di Dino Zoff proprio quando tutto sembrava pronto per stappare lo champagne dopo anni di delusioni.

Il curriculum vitae di Milosevic, inoltre, narra di un centravanti in grado di segnare valanghe di gol tanto in patria (Partizan Belgrado) quanto in Inghilterra (Aston Villa) e Spagna (Real Saragozza); insomma, per i tifosi parmensi sembra che non ci possa essere modo migliore per dimenticare sin da subito Hernan Crespo.

Durante la conferenza stampa aostana, Savo Milosevic mostra immediatamente di che pasta sia fatto e quanto sia deciso ad affermarsi pure in Italia dopo le ottime annate in Premier League e Liga. Tra le sue ‘perle’ verbali, è possibile ricordare soprattutto: “Non so quanti gol potrò realizzare ma voglio raggiungere almeno quota venti e vincere la classifica dei cannonieri.

Nulla di più lontano dalla realtà.

Il Parma, infatti, in attacco può contare su altri calciatori di tutto rispetto come Di Vaio e Marcio Amoroso; non appena si intuisce che lo jugoslavo fatica ad ingranare, quindi, si preferisce piazzarlo in panchina in favore di chi, appena scende in campo, butta la palla in fondo al sacco.

Il primo anno italiano si conclude con numeri assai deludenti per chi era stato accolto solo pochi mesi prima come una delle nuove stelle del campionato: 7 gol in Serie A e 2 in Europa.

Nonostante tutto, la società di Tanzi (vuoi per desiderio proprio, vuoi per mancanza di proposte serie) decide di tenere Milosevic in rosa anche per la stagione 2001/2002. Uno dei pochi a credere ancora nelle qualità del ragazzo è il tecnico Renzo Ulivieri, che dopo aver visto da vicino lo jugoslavo afferma: “Milosevic era il calcio, non ho mai conosciuto altri attaccanti che sapessero giocare con i compagni e per i compagni come Savo”. Appunto, in quell’uso del verbo essere all’imperfetto c’è tutta la realtà dei fatti.

Il copione, insomma, resta lo stesso dell’anno precedente: il bomber dei Balcani è semplicemente inguardabile in campo. Tanto impegno, per carità, ma di gol nemmeno a parlarne.

Soltanto un grossolano errore di Toldo in una sfida contro l’Inter gli concede una piccola gioia. E’ il preludio all’addio, una sorta di canto del cigno.

A gennaio del 2002, infatti, il Parma lo cede in prestito al Real Saragozza (squadra da cui era arrivato) con la speranza che il suo cartellino possa riacquistare un minimo di valore. Dalle parti dell’Emilia, intanto, sembrano non riuscire a smettere di sbagliare e per sostituire Milosevic scelgono il turco Hakan Sukur. Ma questa è un’altra storia.

Il Parma si libererà a titolo definitivo di Savo Milosevic soltanto dopo altri due prestiti (Espanyol e Celta Vigo), trovando infine nell’estate del 2004 un accordo col suo procuratore Zoran Bekic per la rescissione consensuale del contratto.

Nella graziosa cittadina emiliana, comunque, a tutt’oggi Milosevic non è stato dimenticato per due motivi: una presunta love story con la cugina dell’ex difensore Mauro Milanese; la seconda posizione nella speciale classifica dei giocatori più detestati nella storia gialloblu (alle spalle del fluidificante Gianluca Falsini).

Meglio di niente.

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